Ciao, Gianfrà

È finita la politica da salotto. Una volta la gente diceva: governo ladro. Adesso dice il nome del ladro, il nome del partito e che cosa ha rubato.

È morto Gianfranco Funari, aveva 76 anni ed era ricoverato in un ospedale di Milano, che l’aveva reso il più milanese dei romani.
Ero ancora bambino, ma ricordo le sue trasmissioni di approfondimento con i politici costretti a rispondere alle domande der sor Gianfrà, o a ingollare una fetta della famigerata “mortazza” sponsor della trasmissione poco prima della “Reclame!”.

 

Dateje la uno. Ciao, Gianfrà.

5 commenti

  1. Una prova che tutto quanto dici è vero sta nel fatto che nelle maggiori TV nazionali non è che abbia imperversato come certi sepolcri imbiancati che in TV spadroneggiano. Era scomodo! Come Dario Fo. Ci mettiamo anche Beppe Grillo?

  2. Come cambiano i tempi ed i punti di vista. A suo tempo era accusato di fare una tv triviale, oggi sarebbe fin troppo elevato, visto l’andazzo.

  3. Ricordo di Idolina Landolfi
    19 maggio 1958, 27 giugno 2008: morire a cinquant’anni e dopo anni di sofferenze che s’intuivano, ma di cui lei mai parlava. La riservatezza era infatti la caratteristica della sua indole, ma non so se fosse il suo punto debole o il suo punto forte, certo è che negli ultimi anni, forse a causa della malattia, la sua era diventata completa chiusura, quasi una sorta di indifferenza. Certamente è stata sempre un’anima solitaria, nonostante i molti amici e ammiratori, ma ciò ne aumentava l’attrattiva; era infatti molto misteriosa e fascinosa, bella e amabilissima, colta e gentile, ma non parlava mai di sé; viveva come me in un antico isolato casolare in mezzo alla verde campagna toscana, e questo me la faceva sentire più amica aumentandone l’aura di mistero. Pur esssendo stata nostra ospite in diverse occasioni e per diversi giorni, non ha mai voluto parlare della sua vita privata, e tantomeno della sua infanzia e dei suoi genitori; ristabiliva sempre le distanze anche quando dopo una ultradecennale seppure non assidua frequentazione credevamo di aver guadagnato la sua confidenza. Si capiva che aveva molto sofferto nel rapporto coi suoi genitori, specialmente con la madre, ma sui motivi taceva nel modo più assoluto. Aveva dedicato la vita a studiare e promuovere le opere del padre Tommaso, di cui aveva curato la ristampa presso un grande editore e confesso che questo mi procurava un po’ d’invidia, augurandomi invano d’avere anch’io una figlia che facesse tutto questo per me. Era lei stessa scrittrice di romanzi, traduttrice, critica letteraria; aveva fatto anche parte della redazione di un’importante rivista letteraria fiorentina; mi onorava non solo per la sua amicizia, ma anche per essere una grande estimatrice dei miei poemi, per i quali aveva scritto diverse recensioni. Purtroppo, dall’ultima volta che è stata in una crociera con me e mia moglie, nell’estate 2006, è sparita senza lasciarsi più rintracciare e con grande nostro dispiacere non rispondeva neanche più alle nostre lettere. Si capiva che doveva essere già molto malata; sapevamo infatti che prendeva molte medicine e aveva subito già un grosso intervento chirurgico; era anche molto dimagrita e mangiava pochissimo, ma non ha mai voluto parlare della sua malattia. Nessuno comunque poteva immaginare che fosse così vicina alla fine e questa ferale notizia ci ha tutti profondamente costernati. Non sappiamo se nell’ora della morte avesse vicino qualche persona cara; conoscendola, ne dubitiamo e questo pensiero ci fa molto male.
    Veniero Scarselli

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