Guido Amoretti, generale

"Cari amici, ci troviamo nelle terre che un tempo fecero da scenario…" avveniva spesso al suono di queste parole il mio risveglio dopo essere caduto nelle braccia di Morfeo, cullato dal lento incedere del pullman, la domenica di prima mattina. La voce era quella sicura e marziale del generale Guido Amoretti, che guidava gli "Amici del Museo Pietro Micca" verso i luoghi densi di storia e cultura del Piemonte e della Savoia.
Accovacciato sul suo sedile, Amoretti ci forniva informazioni, aneddoti e curiosità sui posti che di lì a poco avremmo visitato. Un rito, sempre uguale a sé stesso eppure ogni volta così incredibilmente diverso, che ha fatto parte della mia vita per oltre 20 anni, proprio come il Generale che già c’era quando ancora non sapevo parlare e che ora non c’è più.

Amoretti Da alcune ore Torino è orfana di Guido Amoretti, spirato dopo una lunga e difficile malattia che l’ha infine strappato all’affetto dei suoi cari e alla città, cui aveva dato molto per riscoprire e custodire una delle principali pagine della storia cittadina, quando il capoluogo piemontese divenne un nodo importante nel complesso e bellicoso scacchiere internazionale tra fine Seicento e inizio Settecento.

Desidero ricordare Guido Amoretti con le partecipate e commosse parole di Piergiuseppe Menietti, appassionato storico della città con cui il Generale scrisse il suo ultimo libro dedicato alle vicende dell’Assedio di Torino del 1706.

Guido Amoretti era nato nel 1920 a Torino e aveva vissuto la fanciullezza in piazza Gran Madre di Dio. Dalla finestra di casa gli capitava spesso di vedere i reparti di bersaglieri che, lasciata la vicina caserma di via Asti, scendevano lungo via Villa della Regina inquadrati e al passo. Il bambino guardava con interesse quel procedere ordinato, che lasciò in lui un segno profondo: diventato un aitante giovanotto, decise di entrare nel Regio Esercito Italiano.

Una scelta coraggiosa, perché l’Italia era entrata nella seconda guerra mondiale. Il giovane sottotenente fu destinato al fronte greco ed ebbe una breve licenza per recarsi a Grado. Nella cittadina lo aspettava una maestra bionda, nativa di San Giorgio Canavese: Maria Teresa Guglielmino che proprio lì, a Grado, divenne la Signora Amoretti.

Guido continuò a combattere, superò la durissima detenzione nei lager tedeschi e solo alla fine del conflitto poté tornare nella sua Torino. Ebbe due figli: Oreste e Carla, destinati ad avere successo nel campo imprenditoriale e in quello didattico. Più tardi la sua vita ebbe una svolta determinante. Nel 1956 iniziò a interessarsi delle gallerie sotterranee della ex Cittadella di Torino e, nel 1958, compì due importanti scoperte. Nel mese di marzo identificò le vestigia della casamatta cinquecentesca detta Pastiss e, nell’ottobre successivo, penetrò per primo nella scala di Pietro Micca, fatta esplodere dall’eroe di Sagliano nella notte tra il 29 ed il 30 agosto 1706.
Nel 1961 avvenne la fondazione del Museo Pietro Micca, Guido Amoretti lo avrebbe diretto con passione e abnegazione fino alla fine della sua lunga vita.

Uomo onesto e generoso, capace di grandi slanci affettivi, ma anche di reazioni ferme ed orgogliose, il Generale mancherà a tutti. Il suo ricordo, però, vivrà imperituro nelle sue scoperte, nel Museo che ha sempre difeso e sostenuto e nelle numerose pubblicazioni da lui redatte. Guido Amoretti era noto per la sua memoria di ferro: non ci dimenticherà e, sicuramente, noi non dimenticheremo lui.

Che la terra ti sia lieve, Guido.

Darkline

3 commenti

  1. Un delicato ricordo di una persona che ha contribuito alla riscoperta ed alla diffusione di un pezzo di storia cittadina.
    Ben fatto, Anec. Mi unisco al rimpianto per la perdita del Generale Amoretti.
    Un saluto,
    HP

  2. Non lo conoscevo.Immagino sia stata una di quelle bellissime figure che della città e dei suoi abitanti sono la memoria storica. E’ un peccato che ci lascino ed è un peccato se non hanno dei prosecutori delle loro meritorie attività.
    luigi

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