Morenatti e l’arte del fotoreporter

Non è stato un periodo facile per il fotoreporter dell’Associated Press Emilio Morenatti. L’autore di alcuni dei migliori reportage fotografici degli ultimi anni, durante lo scorso mese di agosto, è rimasto seriamente ferito nel sud dell’Afghanistan. Il veicolo sul quale viaggiava Morenatti è stato colpito da una bomba collocata sul ciglio della strada.

Quarant’anni, di origine spagnola, il fotoreporter ha perso il piede sinistro a causa dell’esplosione, ma sembra essere determinato a tornare al lavoro quanto prima per raccontare con i suoi scatti le aree più pericolose del pianeta. A giudicare dalle sue fotografie, recentemente pubblicate sul blog Lens del New York Times e nel MediaCenter del Denver Post, ne vale sicuramente la pena.

morenatti

Morenatti ha conquistato il premio Newspaper Photographer of the Year istituito da Pictures of the Year International. Il fotoreporter è divenuto celebre grazie alla foto di un bimbo pakistano intento a riposare al riparo di una zanzariera in una tenda nel campo profughi di Jalozai vicino Peshawar.

Alcuni degli scatti di Morenatti hanno portato nuova linfa all’eterno dibattito sulla necessità di porre o meno dei limiti al fotogiornalismo. Fino a che punto può spingersi l’obiettivo? E chi tutela i diritti di chi viene immortalato? È giusto realizzare scatti dal grande impatto estetico sfruttando la sofferenza umana? Le risposte ancora latitano, le domande invece sono quasi sempre le stesse, dai tempi di Robert Capa.

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