Il mostro al tribunale dell’Aja

Mrkaja
La burocrazia giuridica spesso non ha pari nelle formalità, collocandosi al limite del tragicomico.

Durante l’audizione preliminare del processo contro Radovan Karadžić, accusato di genocidio e considerato uno dei principali responsabili del massacro di Srebrenica, il giudice si è rivolto all’imputato con questa affermazione:

«Mr Karadzic, secondo il protocollo, la prossima udienza sarà fissata da qui a trenta giorni. Per lei andrebbe bene la data del 29 agosto o ha altri impegni?»

Passano pochi istanti e il giudice aggiunge:

«Le ricordo che sarà mantenuto in custodia qui all’Aja nel nostro carcere delle Nazioni Unite»

Quali “altri impegni” potrà mai avere un criminale di guerra appena estradato in un altro paese e trattenuto in carcere?
La risposta del poco collaborativo Karadzic supera, comunque, la singolare – seppur obbligatoria – domanda del giudice:

«Se non si tratta del 28 agosto per me va bene»

Che deve fare quest’uomo il 28?

I rifiuti dell’informazione

Alcuni giorni fa, mi chiedevo (e vi chiedevo) se l’emergenza rifiuti a Napoli fosse effettivamente finita come aveva dichiarato il Cavaliere, o se invece parti dell’area metropolitana del capoluogo campano fossero ancora invasi dall’immondizia. Una domanda più che lecita, vista e considerata l’attenzione mediatica per la dichiarazione, che non si è però mai tradotta in una seria verifica sul luogo da parte dei giornalisti sullo stato della munnezza a Napoli. A buona parte dell’informazione, infatti, le dichiarazioni della Protezione Civile e del Governo sembrano essere state sufficienti, appurare di persona avrebbe richiesto tempo e fatica…

Negli ultimi giorni il tema è stato molto discusso nella Rete che, ancora una volta, ha dimostrato di poter colmare con puntualità e sufficiente precisione le lacune lasciate dal nostro sistema informativo simile a una fetta di groviera. La risposta alla domanda che in molti si erano posti era probabilmente sotto i nostri occhi già da un pezzo: l’emergenza rifiuti a Napoli non è finita.
A dimostrarlo, alcuni video molti eloquenti caricati nei siti di condivisione online. La testimonianza più significativa giunge dalla Terra dei Fuochi, che ha proposto un filmato realizzato nei medesimi giorni in cui Silvio Berlusconi ha proclamato solennemente, e con orgoglio, la fine dell’emergenza rifiuti. Anche SkyOne propone un video in cui si dimostra che molte aree metropolitane di Napoli sono ancora invase da cumuli di immondizia; mentre Visti da Lontano cita un articolo del giornale britannico The Independent ove si ricorda come il Governo abbia semplicemente spostato i rifiuti in aree maggiormente periferiche della città. Infine, anche il sito SpazzaMAP, aggiornato in tempo reale con le segnalazioni dei cittadini, dimostra come le dichiarazioni del Cavaliere fossero per lo più semplice aria fritta.

L’intera vicenda non è solamente una sconfitta per i cittadini di Napoli, che continuano a subire il disagio di vivere tra i rifiuti, ma anche per i principali canali di informazione del Paese. La vera notizia, infatti, non era la sparizione dell’immondizia – non ancora avvenuta del tutto – ma la diffusione di false dichiarazioni da parte del Governo che, oggettivamente, ha spudoratamente mentito ai propri cittadini. Il compito dell’informazione è anche quello di vigilare su chi ci governa e prende decisioni che interessano l’intera collettività.
Una eccessiva omologazione dell’informazione nuoce in prima istanza a coloro che cercano di fare il loro dovere informandoci, ma che vengono travolti dal flusso principale di notizie che sempre più difficilmente ammette voci fuori dal coro. Le banane non sono viola, ma se in molti iniziano a raccontarcelo prima o poi qualcuno finisce per crederci.

 

Dr Dabic e Mr Karadzic

Ha vissuto per 13 anni sotto le mentite spoglie del Dottor Dragan "David" Dabic, con 8.000 morti trucidati dall’odio razziale sulla coscienza, ammesso che un essere umano di siffatta specie possa averne una di coscienza. Radovan Karadzic, il mostro del massacro di Srebrenica, è stato da poco tratto in arresto dopo aver goduto di chissà quante e quali coperture da parte di alcuni ambienti politici, e militari, della Serbia.

Radovan_karadzic

Rintanato in via Yuri Gagarin a Belgrado, il finto dott. Dabic dispensava le sue massime di vita, un misto di dottrine orientali e bubbole inventate sul momento, cercando di cancellare dalla sua memoria i volti delle donne, degli anziani, dei bambini trucidati senza alcun motivo in quel lontano luglio di tredici anni fa. Era convinto che l’unica ora del giudizio che avrebbe dovuto affrontare sarebbe stata quella di Dio, ma si sbagliava.
Già, perché spesso la giustizia divina è preceduta qui in terra da quella degli uomini. A volte possono essere necessari pochi giorni, in altri casi decenni, ma quando il destino mette in campo carte favorevoli il gioco è fatto e i colpevoli sono chiamati a rispondere. E Karadzic dovrà rispondere a molte domande, anche se il timore è che su alcuni aspetti il tribunale dell’Aja cercherà di soprassedere evitando le verità scomode per chi all’epoca stette troppo a lungo a guardare.

Sul suo sito web, il dott. Dabic / Karadzic non solo raccontava la sua storia fasulla e completamente inventata, ma dispensava anche massime filosofiche per vivere meglio. Proprio così, il primo sospettato per il genocidio di Srebrenica sciorinava consigli per condurre meglio la propria vita, quella che le ottomila vittime innocenti del 1995 videro terminare bruscamente.
"Se fai progetti per un anno, pianta del riso; se fai progetti per dieci anni, pianta degli alberi; se fai progetti per la tua vita, insegna alle persone" si legge nella scarna paginetta del dott. Dabic. Un schiaffo alla decenza se si pensa di che cosa fu capace Karadzic in quell’ormai lontano luglio troppo spesso dimenticato. Un pugno nello stomaco.

Libera

Betancourt
 

L’ex candidata presidenziale franco-colombiana Ingrid Betancourt e altre 14 persone tenute in ostaggio dalle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) sono state liberate con un blitz dalle forze armate colombiane. Lo ha annunciato stasera in una conferenza stampa il ministro della difesa colombiano Manuel Santos. «È la notizia più bella della mia vita» ha commentato uno dei figli di Ingrid Betancourt, Lorenzo Delloye.

Errori di Maturità

Quasi ogni anno leggiamo notizie su errori commessi dagli ispettori nella preparazione degli esami di maturità.

MaturitaDopo la débâcle nelle due prime prove scritte della maturità di quest’anno, il ministro Gelmini ha esonerato la persona che per 15 anni si è occupata principalmente del più temuto esame che ci sia: «Non era un errore, la traccia poteva avere qualche imprecisione ma non tale da compromettere lo svolgimento della prova da parte di oltre 30 mila studenti che hanno scelto questo tema» si discolpa la super ispettrice, incalzata in una intervista sul clamoroso errore in una delle tracce per il tema di italiano, in cui una poesia di Montale dedicata a un uomo è stata segnalata come indirizzata a una donna. Non era un errore, dice l’ispettrice. Boh.

Nel 2007 la sfortuna di essere accompagnato da una traccia imprecisa toccò a Dante e alla sua Divina Commedia. In quell’occasione, sottoponendo ai candidati l’XI canto del Paradiso, fu attribuito al domenicano San Tommaso anche l’elogio di San Domenico di Guzman, contenuto invece nel XII canto attraverso il vescovo francescano Bonaventura di Bagnoregio. Un errore gravissimo per gli esperti della Commedia, che non esitarono a dichiarare i creatori della traccia dei “faciloni fuorvianti”.

Errore geografico nel 2005, anno in cui per uno strafalcione la cittadina di Urbino scomparve dalle Marche per ricomparire miracolosamente in Umbria. Sempre nello stesso esame di maturità, il testo di matematica per i licei scientifici indicava come “costante” una funzione definita, che in realtà non lo era.
Nel 2004 fu invece la volta del compito di Greco per i licei classici. Un termine “impazzito” assente nell’originale di un testo di Platone cambiava sensibilmente il senso della frase. Un errore simile a quello commesso nuovamente quest’anno.

Maturita2Anche i titoli dei temi del 2002 sono stati caratterizzati da alcuni errori. Vengono proposti ai candidati gli ultimi versi di Trieste di Umberto Saba risalenti alla prima stesura, che il poeta aveva poi deciso di eliminare riscrivendo buona parte della conclusione della sua opera. Nella medesima traccia, la poesia di Sbarbaro viene presentata con il titolo Liguria, mentre in realtà il poeta non titolava mai i suoi componimenti ed era dunque un falso.
L’anno precedente, nel 2001, nelle grinfie dello strafalcione da maturità ci finisce anche Eugen Berthold Friedrich Brecht. La frase tratta dalla Vita di Galileo: «Misi la mia sapienza a disposizione dei potenti» diviene inspiegabilmente «Misi la mia sapienza a disposizione dei sapienti», stravolgendo il senso.

1999, questa volta il problema è grafico e riguarda l’esame di matematica per i licei scientifici e così l’inizio della prova slitta in buona parte d’Italia di circa due ore. Anche nell’anno precedente, 1998, un grave errore nell’esame di matematica rende la vita difficile ai maturandi delle scuole magistrali. Il numero 900 diventa 9000, ma il ministero preferisce lasciar correre, invitando i commissari a tener conto dell’errore in sede di valutazione.

Torino – Il Po oltre i limiti di guardia

Bardato opportunamente per non ripetere brutte esperienze, ho fatto una rapida puntatina al fondo di piazza Vittorio, qui a Torino, per dare un’occhiata al Po, da diverse ore oltre il limite di guardia per le forti piogge di questi giorni.

La quantità d’acqua che corre lambendo i murazzi è impressionante. La situazione non è ancora critica, ma ARPA e Protezione Civile prevedono l’arrivo della piena nella notte. Domani scuole chiuse e diversi ponti della città fermi per precauzione.
Qui sotto com’era la situazione verso le 18:20 ai murazzi, il video l’ho fatto col cellulare, la qualità non è eccellente, ma rende l’idea.

Tedeschi, stereotipi e marketing

Sta facendo molto discutere una serie di pubblicità, di una nota catena di negozi di elettronica ed elettrodomestici, andata in onda in Germania. Protagonista degli spot è Toni, un italiano stereotipato (rigorosamente in canottiera) che ne combina di ogni con piccole truffe, magheggi e considerazioni sessiste all’interno dei negozi di Media Markt (Media World in Italia). Parlando un gramelot che oscilla tra il tedesco e l’italiano, il tizio baffuto si aggira per gli scaffali in attesa dell’inizio degli Europei di calcio.

In un episodio Toni sostiene fieramente che solo gli uomini s’intendono di tecnologia e calcio. Poi, però, alla visione di una commessa estremamente avvenente, il nostro compatriota surrogato cambia repentinamente idea e corre dalla venditrice. In un altro spot Toni dimostra quanto l’italiano medio sia un incallito truffatore: è al telefono con un amico e gli comunica il prezzo di un televisore aumentato di 300 Euro rispetto al cartellino per fare un po’ di “cresta”. In un’altra pubblicità ancora, Toni ricorda che “I tedeschi comprano i televisori. Gli italiani comprano gli arbitri”.

ToniLa scelta di marketing non è tanto discutibile per il contenuto in sé della pubblicità visibilmente ironico, ma per chi li ha commissionati e messi in onda. L’azienda è presente in più paesi europei, tra cui l’Italia, con i suoi punti vendita. Mettersi a spernacchiare in questo modo gli italiani in Germania potrebbe rivelarsi controproducente se in tutta Italia si possiedono cento centri commerciali.