Tacabanda!

Non si può parlare di Carosello senza pensare a Roberto e Gino Gavioli, due maestri dell’animazione italiana del Novecento. Dalla loro matita sono nati alcuni dei più famosi e amati personaggi che hanno popolato per decenni lo stralunato mondo di Carosello.

Per pubblicizzare i prodotti da forno della Doria, nel 1968 i Gavioli producono “Tacabanda”, serie di spot a cartoni animati che ottiene un notevole successo tra gli spettatori della tv. Un chiassoso cantastorie, munito di piatti, bandoneòn e grancassa assicurata sulla schiena, racconta i suoi improbabili viaggi in mondi mitici e lontani. Il paffuto imbonitore è sempre accompagnato dal mingherlino e baffuto Oracolo, spalla comica muta e dalla perenne espressione apatica.
Come accadeva spesso per gli slogan di Carosello, anche la frase “Tacabanda” intonata in continuazione durante lo spot divenne presto un comune modo di dire.
Quello che segue è un rarissimo episodio del 1969, i musicanti-cantastorie sono alle prese con il mitico mondo di Atlantide, dove finalmente “Oracolo non ha più l’aria sciocca, quaggiù son tutti muti perché hanno l’acqua in bocca”.

Basta la parola

Uno dei primissimi spot televisivi in Italia per un farmaco fu quello del Confetto Falqui, andato in onda a partire dal 1959 con l’attore Tino Scotti. Nato nel 1885, milanese, Scotti aveva iniziato la sua lunga carriera nel teatro con gli spettacoli di varietà e le riviste. Straordinario caratterista, aveva inventato personaggi entrati nella storia dell’avanspettacolo come il “Cavaliere” e il “Bauscia”, sgangherate maschere per raccontare le contraddizioni dell’Italia tra le due guerre.

Dopo un paio di film di discreto successo, nei primi anni Cinquanta Scotti inizia a lavorare con i grandi nomi del teatro italiano. Da simpatico e ruspante caratterista di un tempo, Tino Scotti matura diventato un ottimo attore impegnato. Nel 1959 accetta la proposta per recitare in alcuni spot di Carosello. Nasce “Basta la parola”, una serie di pubblicità in cui Scotti ritrova la comicità e lo spirito dei primi anni di teatro. In ogni episodio l’attore cerca di spiegare significato ed etimologia delle parole difficili, finendo regolarmente per impappinarsi e confondersi. Soltanto la frase “Succede sempre così con una parola poco usata ma quando si dice Falqui: basta la parola!” riporta pace nello scompiglio linguistico creato da Scotti.

Un nome tra(n)sformato

La recente uscita del film Transformers, basato sulle avventure robotiche dei cartoni animati giapponesi degli anni Ottanta, ha riportato un po’ di passione per questi ammassi di latta fantascientifici. Nel film la Terra è minacciata (tanto per cambiare) da un gruppo di temibili robot comandati dal perfido Megatron, capo indiscusso dei malvagi. Il salvifico intervento di Optimus Prime, e della sua banda di robot buoni, riporterà la pace sulla Terra.

Il film ha avuto successo negli Stati Uniti e, come spesso accade, conta qualche fan un po’ più sfegatato di altri. È il caso di Jason Burrows, che racconta sul sito di fotografie Flickr la sua personalissima scelta legata ai Transformers e al cambio di identità.

«Mi sono trovato davanti al giudice che mi ha chiesto di alzare la mano destra e di giurare di dire la verità, tutta la verità, e nient’altro che la verità. Poi mi ha chiesto se avessi intenzione di cambiare il mio nome per defraudare i miei creditori, ho detto di no. Mi ha chiesto se il cambiamento di nome avrebbe avuto ripercussioni negative sul prossimo, ho detto di no. Poi mi ha chiesto se per caso avessi intenzione di cambiare il mio secondo nome con quello di un eroe della mia adolescenza, ho sorriso e le ho risposto: “Sì, signora”. Così, sorridendo, il giudice ha detto: “Bene, io ordino e decreto che il suo nome venga cambiato da Jason Michael Burrows a Jason Megatron Burrows“.»

Il primo che si farà cambiare il nome da Giuseppe Carlo Rossi a Giuseppe Repugnus Rossi me lo faccia sapere.

84 anni di Maturità

Maturita Per l’ottantaquattresima volta nella storia dell’Italia unita, ieri sono iniziati gli esami di maturità per la gioia di circa mezzo milione di studenti. A poche ore dall’inizio della prima prova scritta abbiamo assistito al tradizionale “toto-titoli” per i temi che, sempre per la tradizione, ha portato fuori strada i tanti maturandi assetati di piccole certezze utili a non perdere completamente il sonno. Insomma, per l’ennesima volta il tema su Leopardi, ormai proverbiale, non si è visto.

Sono naturalmente milioni gli italiani che, negli anni, si sono dovuti confrontare con il temuto esame di maturità. Tutto ebbe inizio 84 anni fa, nel 1923, su proposta di Giovanni Gentile che, con non poche difficoltà, aveva rivoluzionato e modernizzato l’intero assetto della Scuola italiana. La valutazione finale dell’esame di Stato doveva non solo verificare il livello di preparazione di ogni candidato, ma anche il grado di maturità critica raggiunta.
Le commissioni dei docenti erano direttamente nominante dal ministro ed erano composte esclusivamente da membri esterni: tre professori (o presidi) di scuole di secondo grado, un docente universitario e un professore privato (sostituibile con una persona esterna all’insegnamento). Anche le sedi per l’esame erano designate dal ministero, nel 1923 furono 79: 40 per i licei classici, 20 per i licei scientifici e 19 per gli istituti magistrali.

Le motivazioni che avevano spinto Gentile a creare un esame di questo tipo non erano solamente di carattere pedagogico, ma anche politico. Il regime fascista, insediatosi da pochi mesi, voleva uno strumento equo, ma in grado di contrastare l’ascesa solitaria della piccola borghesia urbana e di creare una nuova élite dirigente per lo Stato.
Il primo esame di maturità della storia unitaria italiana fu un vero disastro. Nella prima sessione ben il 75% dei candidati risultarono non idonei, tanto da far pensare a qualcuno che la metodologia di selezione fosse eccessivamente severa e inadatta se rapportata alla qualità degli insegnamenti ricevuti. Nonostante il dato sconcertante, e il conseguente malconento, Mussolini difese con convinzione l’esame di Stato: “Ci sono stati strilli e dolori, come è naturale. Se una riforma non lacera degli interessi acquisiti, è una riforma che non lascia traccia” [Mussolini, 1924]. Ma in seguito alle numerose proteste, e alla nascita di appositi comitati, il Duce fu costretto a cambiare opinione sostenendo, appena tre anni dopo, la “necessità di alleggerire il fardello culturale che grava sulle spalle e sullo spirito degli studenti medi”.

Pietro Fedele, il successore di Gentile al dicastero dell’istruzione, semplificò notevolmente l’esame di Stato, aumentando il numero delle commissioni e riducendo considerevolmente i programmi. In epoca fascista altri ministri modificarono ulteriormente il meccanismo degli esami e, nel 1936-7, De Vecchi limitò il programma d’esame agli argomenti studiati nell’ultimo anno scolastico dagli studenti. Durante il periodo della Seconda guerra mondiale l’esame di maturità divenne una semplice formalità.
A conflitto finito, ci pensarono i membri della Costituente repubblicana a riaffermare con forza l’importanza dell’esame, affidando al quinto comma dell’articolo 33 della nascente Costituzione queste parole: “È prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale”.

Dunque sotto a chi tocca, e in bocca al lupo!

Topolin-online

Topolino

In occasione delle vacanze estive il sito di Topolino si rinnova per accogliere bambini (ma anche adulti) alle prese con il tempo libero da riempire.
Completamente rinnovato nella grafica, il sito del giornalino a fumetti più letto in Italia offre numerose opportunità di divertimento, ma anche tanti spunti per imparare qualcosa di nuovo. Si possono inviare disegni, scaricare tavole da colorare dei più famosi artisti disneyani, consultare decine di rubriche e giocare con i piccoli videogiochi. Il tutto in un ambiente “blindato” e sicuro per i più piccoli.
Per gli appassionati delle pagine a fumetti, inoltre, sono disponibili alcune della storie più famose della Banda Disney, liberamente scaricabili in formato Pdf.

Care caramelle

Tra i tanti sketch pubblicitari di Carosello si distinguevano due simpatici e capaci attori, Marisa Del Frate e Toni Ucci, che con improbabili mini scenette promuovevano le caramelle Lys, quelle prodotte dalla casa dolciaria Dufour.

Incapace di soddisfare gli strampalati desideri della sua amata, il personaggio interpretato da Ucci finiva sempre per chiedere “Ma insomma! Più che amore, che vuoi?!?” guardando sbigottito nella telecamera. Rispondeva Marisa Del Frate: “Voglio la caramella che mi piace tanto… e che fa du du du du Dufour!”.

Classe 1920, Toni Ucci ha partecipato a un centinaio di pellicole tra cui ricordiamo i film con Totò (Totò sexy, Totò e Cleopatra) e diverse apparizioni televisive ne L’amico del giaguaro con Gino Bramieri, Raffaele Pisu e Corrado. Alla trasmissione partecipò anche Marisa Del Frate, già conosciuta per alcune riviste con Macario e operette teatrali con Carlo Dapporto.
L’episodio qui proposto è del 1963, i due simpatici testimonial si confrontano sull’estetica maschile e sul culturismo. L’anno è proprio quello in cui Ucci è Nasone in Totò e Cleopatra.

Sorridi come un dentice

Molti dei nostri modi di dire derivano dai claim, una volta si diceva slogan, delle pubblicità che ogni giorno bombardano il nostro sesto senso per gli acquisti. Nulla di nuovo, anche i pubblicitari che cinquanta anni fa confezionavano i primi spot per Carosello erano ben consci dell’importanza della frase tormentone. Alcune di esse hanno avuto così successo da radicarsi profondamente nel nostro modo di parlare.
Così, grazie a una celebre pubblicità per un dentifricio, avere un "sorriso Durban’s" divenne la maniera più comune e diffusa per descrivere un sorriso smagliante e perfetto. Al successo della campagna pubblicitaria, una delle primissime in TV, contribuì l’istrionica figura di Carlo Dapporto, alle prese con l’interpretazione di Agostino, uno stralunato fotoreporter alla ricerca di improbabili scoop.
Con la sua recitazione surreale e divertita, Dapporto riusciva a calamitare non solo l’attenzione degli adulti, ma anche dei bambini tradizionalmente più affezionati ai personaggi animati di Carosello. Al termine della scenetta una voce fuoricampo chiedeva agli spettatori: "Volete aver successo ovunque? Procuratevi un sorriso Durban’s! Tenete allo splendore dei vostri denti? Scegliete Durban’s!"
L’episodio qui proposto è uno dei primi del 1957, Agostino è alle prese con un pescatore subacqueo. La serie di spot terminerà nel 1958, ma – nell’ultimo periodo di Carosello – Dapporto riprenderà il personaggio di Agostino per pubblicizzare un altro dentifricio, la famosa Pasta del Capitano del dott. Ciccarelli.

Il Far West di Carosello

Cocco_bill«Siamo nella seconda metà del secolo scorso e le vicende del nostro si svolgono nel leggendario far west. Arizona? Texas? Colorado? Fate voi, ragazzi. L’essenziale è che sia far west!»

Così scriveva il grande Benito Jacovitti in uno dei suoi primi albi a fumetti. Dalla sua poliedrica fantasia era nato, nel 1958, l’intrepido e sgangheratissimo cow-boy Cocco Bill che, con le sua avventure, rallegrava il giovedì pomeriggio dei bambini del "boom" sulle pagine de Il Giorno dei Ragazzi, supplemento del quotidiano Il Giorno.
A metà degli anni Sessanta il personaggio di Jacovitti diventa il testimonial per una nota marca di gelati, approdando sugli schermi televisivi sull’ormai affermato palcoscenico di Carosello. L’animazione di Cocco Bill viene personalmente curata dai fratelli Pagot, già famosi al grande pubblico per la creazione di Calimero, il piccolo pulcino nero dei detersivi Miralanza.
Gli episodi prodotti per Carosello ricalcano fedelmente il fumetto di Jacovitti, senza tradirne alcuna sfumatura. L’immaginario miticizzato del Far West, tema portante dei fumetti di Cocco Bill, rivive anche sugli schermi televisi, con sketch sapientemente confezionati in cui ritroviamo tutti i personaggi del fumetto, compresi gli strampalati e baffuti malfattori arcinemici del cow-boy.
L’episodio qui proposto è del 1968, il nostro eroe è alle prese con un governatore senza capelli che impone a tutte la popolazione di rasarsi a zero… Buon divertimento!

Il vigile di Carosello

Squadra che vince non si cambia. Lo sapevano bene gli industriali del boom economico italiano che, per pubblicizzare i loro prodotti, si affidavano alle mani esperte di agenzie di produzione come la Gamma Film dei fratelli Gavioli. Nel nostro piccolo viaggio a puntate tra gli spot pià celebri di Carosello ci siamo già imbattuti numerose volte nel tratto fresco e innovativo della “matita Gavioli”.
Sempre dal genio creativo dei due fratelli, nasce nel 1959 il sig. Concilia, uno stralunato vigile che con forte accento siculo cerca di domare il crescente e roboante traffico delle novelle metropoli italiane. Gli episodi sono delle vere e proprie lezioni di educazione stradale, condite con molta ironia e gusto per il paradosso. Ai diversi personaggi colti in contravvenzione che si avvicendano sulla scena, il buon vigile propone di conciliare “altrimenti a schifìo si finisce”. A questa frase tormentone, tipica dei primi decenni della pubblicità (quando si credeva che la marca andasse ripetuta almeno tre volte per far breccia nella mente dello spettatore), si affianca il vero e proprio slogan “Non è vero che tutto fa brodo, è Lombardi il vero buon brodo”, che disvelava il prodotto collegato agli sketch.
L’episodio proposto qui di seguito è della seconda serie, datata 1960-61. Il sig. Concilia è alle prese con strisce pedonali e automobilisti indisciplinati.