Auster, per caso

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[…] Uno studio legale dal nome “Argue and Phibbs” [To argue significa discutere, argomentare: fibs sono le piccole bugie, fandonie o frottole].
Questa è una storia vera. Se qualcuno non mi crede, lo sfido a farsi un giretto a Sligo e controllare di persona se mi sono inventato le cose oppure no. Sono vent’anni che questa sigla mi mette di buon umore, e anche se posso provare che Argue e Phibbs sono due persone reali, il fatto che i loro due nomi fossero associati (per dar vita a una facezia tanto più irresistibile, una parodia perfetta della professione legale) è qualcosa di cui ancora stento a capacitarmi.

Esperimento di verità è un gustoso librino di racconti brevi (e reali) da leggere in un breve viaggio in treno.  Gli appassionati di Auster ritroveranno nei piccoli racconti di casualità le radici delle sue più famose opere, dalla Trilogia di New York a L’invenzione della solitudine. Un medesimo pianerottolo, la ricerca infinita di un quadro raro o un fulmine caduto mezzo metro più avanti del previsto sono il fulcro della leva con cui il caso solleva o affossa i destini di ognuno di noi.

A pensarci bene anche il ritrovamento da parte mia di questo piccolo libro è legato al caso. Avevo finito di rileggere la Trilogia di New York e, da bravo lettore onnivoro, ero in libreria alla ricerca di un romanzo di Jane Austen. Il volume che cercavo naturalmente non c’era, questo per dare il gusto supremo al libraio di guardarti con occhi sadici e dirti “No, non ce l’ho più” (il mio ci prova gusto a dirlo, ne sono certo). Cocciutamente ricontrollo sullo scaffale e tra due volumi di Orgoglio e pregiudizio eccoti, fuori posto, il piccolo libricino di Auster.
AusteN – AusteR.

New York in trilogia

Trilogiany

«Cominciò con un numero sbagliato, tre squilli di telefono nel cuore della notte e la voce all’apparecchio che chiedeva di qualcuno che non era lui. Molto tempo dopo, quando fu in grado di pensare a ciò che gli era accaduto, avrebbe concluso che nulla era reale tranne il caso. Ma questo fu molto tempo dopo. All’inizio, non c’erano che il fatto e le sue conseguenze. La questione non è se si sarebbero potuti sviluppare altrimenti o se invece tutto fosse già stabilito a partire dalla prima parola detta dallo sconosciuto. La questione è la storia in sé: che abbia significato o meno, non spetta alla storia spiegarlo.»

È l’inizio di “Città di vetro”, primo racconto del libro “Trilogia di New York”, che nel 1985 ha portato Paul Auster a essere tra i più grandi scrittori della letteratura contemporanea statunitense.
Niente preamboli. In una calda notte newyorkese Quinn, scrittore di libri gialli sotto falso nome, riceve una misteriosa telefona destinata a cambiargli la vita. Per un incrocio di destini, ben costruito da Auster, Quinn passa dal ruolo di scrittore a quello di investigatore, vedendosi costretto a pensare ed agire come i personaggi dei suoi romanzi. In una geniale costruzione, lo scrittore (Auster) scrive un libro su uno scrittore (Quinn) che veste i panni di un investigatore (Auster) che a sua volta… Per non svelarvi la trama mi femo.

Ciò che veramente colpisce di “Città di vetro” è la capacità narrativa di Auster, che trasmette al lettore l’immagine di una New York pre-tolleranza zero, sporca, densa di miasmi nauseabondi e di locali sudici, ma paradossalmente amata visceralmente da Quinn. Il protagonista, infatti, vive in uno stato di catarsi quando lascia le “gambe andare per conto loro” tra gli affollati marciapiedi. Uno stato mentale di assenza, di distacco dalle stesse parole di Auster: l’autore demiurgo che conosce e scrive i destini dell’intreccio narrativo.

Come un moderno Don Chisciotte tra i mulini a vento, Quinn si muove tra i grattacieli di New York cercando di fronteggiare una personalissima guerra contro qualcosa. Già, ma cosa? E soprattutto, cosa c’entra il Cavaliere della Mancia con una detective-story?

La risposta, ovviamente, è nel libro.

Paul Auster, Trilogia di New York, Super Et – Einaudi.
Il libro è stato ristampato pochi mesi fa, oltre a “Città di vetro” nel medesimo volume trovate “Fantasmi” e “La Stanza Chiusa”. Buona lettura.