Uno su quattro allergico, gatta ci cova…

Miaoallergia "Ciao micio!" Inizia così la tragedia. Sgrat, sgrat… "Ti piacciono le coccol… etciù, etciù. Tu guarda, dev’esserci corrent…cciù!". Se vi capita di starnutire ogni volta che un felino incrocia la vostra strada, rassegnatevi. Non è una corrente d’aria, ma rientrate in quel miliardo e mezzo di persone che soffrono di allergie respiratorie, ma non necessariamente legate ai felini!

Dopo un meticoloso studio, applicato su un campione di oltre 2000 volontari in tutta Europa, un gruppo di ricercatori dell’Imperial College di Londra ha emesso il proprio verdetto: gli allergeni di cui sono portatori i gatti sono in grado di influenzare negativamente la salute del 25% della popolazione, con una intensità molto superiore a quella fino ad ora stimata in ambiente medico.
"Le persone devono essere consapevoli della pericolosità dei gatti, – ha confidato Susan Chinn, responsabile del progetto di ricerca al Guardian – decidere di tenere un felino in casa è una scelta da prendere con moltissima cautela".

Il team della dottoressa Chinn ha collezionato campioni di polvere dalle case di circa 2000 volontari europei, distribuiti su tutto il Continente. L’analisi dei dati raccolti ha rivelato che un volontario su quattro soffre almeno di un tipo di allergia. Inoltre, il test ha dimostrato la diretta proporzionalità tra la concentrazione di allergeni felini nella polvere e la gravità delle disfunzioni respiratorie delle persone allergiche.
Ma il dato di questa ricerca che sorprende di più è un altro. Tutte le persone del campione rivelatesi allergiche soffrono di attacchi d’asma se esposte agli allergeni dei gatti, anche se i loro test del sangue sono negativi all’allergia da felini. Gli allergeni presenti nella pelliccia dei nostri pelosi amici sono dunque in grado di peggiorare e acuire le più comuni allergie respiratorie, con inaspettate ricadute sulla salute e sulla qualità della vita di un quarto della popolazione.

È ancora presto per trarre conclusioni definitive sulle reazioni allergiche causate, o aggravate, dai gatti. Tuttavia, i ricercatori sono convinti che milioni di persone inconsapevolmente allergiche, potrebbero trarre importanti benefici riducendo la loro esposizione agli allergeni dei felini. Ma in quanti rinuncerebbero alla dose quotidiana di coccole al loro micio domestico?

Isabella Lattes Coifmann, etologa

Coifmannwildwatching

«Se l’uomo è mortale, la colpa è del camaleonte. Racconta un’antica leggenda africana che i primi uomini mandarono due messaggerri al dio Somandhla. Erano Nwabu, il camaleonte, e Ntuli la lucertola. Avevano un incarico preciso. Nwabu andava a chiedere che l’uomo diventasse immortale. Ntuli doveva chiedere esattamente il contrario, che la vita umana non fosse illimitata, per lasciare spazio alle nuove generazioni. Il caso volle che il camaleonte si attardasse troppo lungo la strada e la lucertola giungesse per prima. Somandhla esaudì il suo desiderio. E così l’uomo divenne immortale.»

Gli amanti della scienza e degli animali devono fare i conti da un anno con l’assenza della grande capacità divulgativa di Isabella Lattes Coifmann.

Nata a Milano nel 1912 da genitori immigrati dalla Russia, Isabella Lattes Coifmann si laurea in Scienze Naturali all’Università di Napoli, da cui viene estromessa nel 1938 in seguito all’emanazione, da parte del regime fascista, delle leggi razziali. La giovane laureata inizia, sotto diversi pseudonimi, un’intensa collaborazione con la rivista scientifica Sapere della Hoepli.

Nei difficili anni della Seconda guerra mondiale, Coifmann si improvvisa maestra per insegnare ai bambini ebrei a leggere e scrivere. Autrice di numerosi saggi e pubblicazioni scientifiche, al termine del conflitto intraprende con convinzione la carriera giornalistica per comunicare i suoi primi pionierstici studi di etologia. Dall’aprile del 1963 al settembre del 1982 collabora con il giornale Il Mattino di Napoli, firmando più di quattrocento articoli di scienza e natura. Amata dal grande pubblico per il suo stile limpido e costantemente pervaso da una sottile ironia, nel 1981 approda sulle pagine di Tuttoscienze, ove firma il primo articolo in concomitanza con la nascita dell’inserto scientifico.

Con uno stile unico, autorevole e al tempo stesso divertito, questa amica degli animali raccontava abitudini e comportamenti del regno animale, dimostrando un’incredibile sensibilità per i piccoli dettagli. Per chi non vuole dimenticare la prosa avvincente dei suoi reportage, o per chi non ha mai avuto la fortuna di leggere i racconti di Isabella Lattes Coifmann, consiglio il bel libro WildwatchingI miei viaggi tra gli animali. Il volumetto raccoglie un’attenta selezione dei quaderni di viaggio della grande etologa, in un itinerario ragionato che dalla calda terra d’Africa ci porta alle fresche brezze delle Galapagos, passando per l’insospettabile fauna di una metropoli come San Francisco.

Il libro non offre solo l’opportunità per imparare qualcosa di più sull’incredibile complessità dei comportamenti animali, ma anche la possibilità di conoscere meglio l’affascinante personalità della Coifmann. Forte e decisa, testarda a sufficienza da partire da sola per il caldissimo e umido Borneo, e pronta a compiere estenuanti scarpinate nella jungla per osservare in prima persona il comportamento dei primati.
Isabella Lattes Coifmann era una vera inviata speciale della natura, estremamente colta e sempre disponibile a condividere le sue conoscenze con tutti coloro che fossero interessati ad ascoltarla, o leggerla.

«Voliamo su una natura così fantastica che sembra appartenere a un altro pianeta. Montagne squadrate e brulle sulla cui cima par di vedere castelli turriti, cattedrali e minareti. Ma è solo un’illusione ottica. Qui non c’è nulla creato dalla mano dell’uomo, tranne il sentiero scosceso che attraverso mille tortuose giravolte porta a Supai, il pittoresco villaggio dove vive ancora oggi una tribù di indiani Havasupai, che fa parte ormai del folklore locale.
Ogni tanto, tra quelle strane forme montuose dalle pareti stratificate, che sembrano tagliate con l’accetta, riarse e senza vita, si apre una parentesi di azzurro, un laghetto, uno specchio d’acqua. E poi appare e scompare, come se giocasse a nascondino, il nastro serpeggiante del Colorado, l’artefice di tanta meraviglia, che scorre giù giù in fondo a una gola profonda.»

La scienza che diverte

Spangler “Ok, Mark, ora aggiungi la soda caustica. Tranquillo, il tuo bel completo firmato non dovrebbe rovinars… ops!”
Steve Spangler è uno degli scienziati-divulgatori più famosi d’America, e il giornalista Mark Koebrich che lo assiste nel corso dei suoi esperimenti lo sa bene.

Nella sua lunga carriera, che l’ha portato a partecipare a oltre 240 spettacoli televisivi, Steve Spangler ha raccontato la scienza come pochi hanno fatto negli Stati Uniti. Utilizzando piccoli esperimenti, facilmente riproducibili dagli stessi telespettatori, Spangler spiega con parole semplici e immediate le principali leggi della fisica, il comportamento dei polimeri, le regole base della chimica e il funzionamento delle nuove tecnologie.
La rivista TIME ha inserito (su votazione popolare) il nome del divulgatore nella classifica delle 100 persone più influenti del 2007. Grazie alla notorietà raggiunta con l’esperimento Mentos + Diet Coke, che consente di creare un geyser casalingo di CocaCola, Spangler si è piazzato al 18° posto della classifica, superando Brad Pitt (19°) e il candidato alla Casa Bianca Barack Obama (20°).

Ogni settimana, dagli schermi di 9News-Colorado, Steve Spangler conduce un breve spazio televisivo dispensando pillole di scienza. Ma la missione di questo science-magician non è solamente televisiva. Convinto sostenitore dell’importanza pedagogica dell’insegnamento della scienza per i ragazzi, Steve Spangler ha ideato e progettato un ampio catalogo di giocattoli scientifici per diffondere la cultura delle scienze tra i giovanissimi. Ha creato “Science Summer Camp“, un campo estivo aperto a ragazzi e insegnanti. Mentre al mattino i bambini si divertono con attività sportive e ricreative, agli insegnanti vengono insegnati alcuni esperimenti, che potranno poi proporre ai loro ragazzi nel pomeriggio, supervisionati dagli esperti del campo.

Con il suo programma di divulgazione e insegnamento della scienza ad ampio spettro, Steve Spangler è riuscito nell’incredibile impresa di riavvicinare le nuove generazioni alla bellezza delle scienze, stimolando la curiosità per le leggi che regolano le nostre esistenze e quelle del Pianeta.
Se siete insegnanti, genitori, nonni, zii… non potete perdere l’opportunità di imparare qualcosa sulla scienza con i vostri bambini, naturalmente divertendovi. Sul sito Web di Steve Spangler potete trovare centinaia di semplici esperimenti da ripetere tra le mura di casa, o in classe. Ogni esperienza è descritta nei minimi particolari e, grazie ai video, potrete capirne il funzionamento anche se non siete ferratissimi con la lingua inglese

La Terra respira

Breathingearth Nel romanzo L’orlo della Fondazione, lo scrittore di fantascienza Isaac Asimov immagina l’esistenza di Gaia, un pianeta simile alla Terra caratterizzato da un ecosistema perfettamente in equilibrio. Ogni elemento che costituisce questo corpo celeste utopico ha una propria coscienza di sé: oceani, fauna, flora e tutti gli altri elementi naturali sono interconnessi tra loro in un continuo flusso telepatico.

Per creare Gaia, Asimov non fece altro che conferire un pizzico di personalità in più a un pianeta che conosceva molto bene, la Terra. Il complesso ecosistema terrestre non ha probabilmente una consapevolezza di sé, ma ha sicuramente la capacità di trasmettere all’umanità, in assoluto l’inquilino più irrequieto che ospita, il suo stato di continuo malessere. Per aiutarci ad ascoltare meglio la cronaca di quella che potrebbe essere la nostra rovina, è nato lo spazio web “Breathing Earth”.
Sul sito della “Terra che respira” è possibile osservare, in tempo reale e sulla base di approfonditi studi statistici, il lento declino verso l’entropia del nostro caro Pianeta. Puntando il mouse su uno degli Stati che costituiscono la cartina interattiva del sito, troviamo vecchie conferme e nuove scoperte. Mentre l’Italia dimostra il proprio deficit demografico, con una morte ogni 52.1 secondi a fronte di una nascita al minuto, l’India sbaraglia la concorrenza con una nascita ogni 1.3 secondi a fronte di una morte ogni 3.5 secondi!

I dati più interessanti per misurare il polso dell’ecosistema terrestre sono comunque forniti dalle emissioni di CO2 nell’aria. In Italia vengono mediamente emesse in atmosfera 1000 tonnellate di anidride carbonica ogni 1.2 minuti, in Germania la medesima quantità viene emessa in metà tempo: 39.2 secondi. Gli Stati Uniti polverizzano ogni record con l’emissione di 1000 tonnellate di CO2 ogni 5.4 secondi, la Cina ogni 9.2, ma il suo trend è in perenne crescita.

Dunque che fare? Dovremo andare raminghi per il cosmo alla ricerca di Gaia, il corpo celeste perfetto immaginato da Asimov, o saremo in grado di capire per tempo che il pianeta perfetto esiste già ed è quello in cui viviamo? Ma soprattutto, per quanto continuerà ad essere così “perfetto”? E intanto la CO2 aumenta.

Link
+ Il sito Breathing Earth

Il Sole in tempesta

Da alcuni giorni la NASA, l’ente spaziale americano, ha messo a disposizione degli internauti un interessante archivio di immagini tridimensionali del Sole. La nostra stella è stata fotografata dalle due sonde della missione STEREO per studiare e approfondire dinamiche ed effetti delle tempeste solari.

Queste eruzioni dal cuore alla superficie del Sole, equivalenti alla deflagrazione di milioni di bombe atomiche, ha spesso degli effetti deleteri sui mezzi di comunicazione terrestri, quali satelliti e sistemi radio. La NASA guarda da sempre con grande attenzione all’instabilità della nostra stella, soprattutto per preservare l’incolumità dei propri astronauti e delle strumentazioni a bordo degli Space Shuttle e della base spaziale internazionale.
Le due sonde della missione STEREO raccoglieranno per oltre due anni dettagliate informazioni sulla stella che ci ha dato la vita, fotografando e registrando la turbolenta attività del Sole. Nel corso della missione, verranno esplorate le origini, l’evoluzione e le conseguenze interplanetarie delle tempeste solari (espulsioni di massa coronale).

Ma le tempeste solari non sono solo responsabili di disguidi e danni ai sistemi di comunicazione terrestri. L’interazione delle particelle cariche del sole, il vento solare, con la ionosfera terrestre origina l’incredibile spettacolo delle aurore boreali ed australi. Meglio goderci lo spettacolo: tra “soli” cinque miliardi di anni la nostra benevola stella inghiottirà tutto il sistema solare.

Marinai del Cosmo

Sts1 Il 12 aprile del 1981 dal Centro spaziale John Fitzgerald Kennedy partiva la prima missione Shuttle della Storia. La STS-1, questo il suo nome, prevedeva il lancio in orbita dello Space Shuttle Columbia, testato nei mesi precedenti senza equipaggio. A bordo dell’astronave spaziale c’erano solo due piloti, Robert Crippen e John W. Young, già avvezzi alle escursioni spaziali.

La missione fu un successo e, dopo due giorni nel cosmo, l’orbiter atterrò nei pressi del lago Rogers in California, tra la curiosità e l’ammirazione dei tanti americani ancora appassionati di voli spaziali.
Il successo non fu solo scientifico, ma anche politico. La messa a punto di queste nuove tecnologie da parte degli Stati Uniti non fu un colpo da poco per l’URSS. Nessuno avrebbe immaginato che, qualche anno dopo, proprio uno Shuttle americano avrebbe attraccato alla MIR, la stazione orbitale russa, portando a bordo cibo, acqua e ossigeno per gli astronauti sovietici.

In 26 anni di storia, sugli shuttle Atlantis, Challenger, Columbia, Discovery ed Endeavour sono stati eseguiti ben 117 voli, pari a più di mille giorni in orbita vissuti da circa 700 membri dei diversi equipaggi. Un numero sufficiente per rendere normale routine un viaggio nel cosmo. O almeno così sembrerebbe. Quanti bambini avete ancora sentito dire: “da grande voglio fare l’astronauta”?

Columbia

…e vent’anni prima…

574,8 km/h

Mi sono informato c’è un treno che parte alle 7 e 40
non hai molto tempo il traffico è lento nell’ora di punta…

Questa mattina il TGV, Train à Grande Vitesse, ha superato un nuovo record ed è diventato il treno su rotaia più veloce del mondo. E così, dopo la telecronaca di corse di F1, di MotoGP e motoscafi, Sky ha improvvisato una memorabile (circa, dai) e documentatissima descrizione in diretta dell’evento.
La fonte del video è SkyTG24, mentre il brano in sottofondo è Take the A Train di Duke Ellington. Se non piacciono i treni piace la musica.