Ciò che sei

Take me up and let me down
hold me when I’m sad
take my eyes look around
take my ears listen to the stars
this is what you are…

Mario Biondi è uno dei protagonisti del nuovo jazz-soul italiano. Catanese e proveniente da una famiglia di musicisti, ha ottenuto i primi successi nel 2006 con la pubblicazione del suo primo album Handful of Soul, in collaborazione con il gruppo jazz degli High Five Quintet. Adesso lo si sente di continuo alla radio con il singolo This is what you are.

Ha una voce molto riconoscibile, vicina al grande Barry White, ma meno cavernosa e più modulata.


I brani di Mario Biondi sono disponibili su iTunes e nei principali siti di musica online. Sul sito Web della casa discografica, Schema Records, è disponibile la tracklist dei brani con anteprima.
Per maggiori informazioni sul cantante catanese rimando
all’intervista concessa a KataWeb e al sito personale di Biondi, ancora molto casalingo.
Buon Ascolto!
I brani indicati e la videoclip sono © dei rispettivi proprietari, che in qualsiasi momento possono richiederne la cancellazione da questo Blog.

Kapuscinski, cinico mancato

Kapuscinski1 «Una cosa è essere scettici, realisti prudenti. Questo è assolutamente necessario, altrimenti non si potrebbe fare giornalismo. Tutt’altra cosa è essere cinici, un atteggiamento incompatibile con la professione del giornalista. Il cinismo è un atteggiamento inumano, che allontana automaticamente dal nostro mestiere, almeno se lo si concepisce in modo serio.»

Si confidava in questo modo a un incontro con i suoi lettori Ryszard Kapuściński, maestro indiscusso del new journalism da poco scomparso. Le frasi riportate descrivono bene e con realismo il pensiero di un uomo mite, nato in Polonia nel 1932, fedele testimone in oltre trent’anni di attività giornalistica di 27 rivoluzioni e colpi di stato. Al reporter non interessavano solamente la politica e i giochi di potere, ma soprattutto le persone, i popoli del mondo.

Lucia Annunziata sulla Stampa e Andrea Nicastro sul Corriere hanno entrambi offerto un affezionato ricordo di Kapuściński, la cui morte è tuttosommato passata in tono dimesso nel grande circo dei media.

La scomparsa di un personaggio così importante per il giornalismo mondiale avrebbe potuto, forse dovuto, aprire un momento di riflessione sull’odierno ruolo dell’informazione. Sui reporter di guerra embedded a bàlia, o in balìa, degli eserciti; sui giornalisti lontani dai popoli del mondo, dalle loro esigenze e istanze, fonti non più primarie per un’informazione ormai omologata. Insomma, su tutto ciò contro cui si batteva Kapuściński, innamorato visceralmente della propria professione: «Oggi i media si muovono in branchi, come pecore in gregge; non possono spostarsi separatamente. Per questo, su tutto ciò che viene riportato, leggiamo e ascoltiamo gli stessi resoconti, le stesse notizie.»

I più grandi detrattori del giornalista polacco lo accusavano di avere un’idea romantica e ormai sorpassata del giornalismo. Kapuściński li smentiva con la forza dei suoi reportage, andando ogni giorno “là fuori”, per raccontare il mondo a chi lo sapeva ascoltare.

– Le due citazioni riportate nel post sono tratte da: Ryszard Kapuściński, Il cinico non è adatto a questo mestiere, Edizioni e/o, Roma 2000, rispettivamente a p. 50 e p. 58.
– Articoli citati di: Lucia Annunziata e Andrea Nicastro.
– Nel GR1 Rai delle ore 13 (24/01/07) Mimmo Càndito, storico inviato di guerra della “Stampa”, ha ricordato con efficacia Kapuściński. L’intervista è udibile dal minuto 21.53 disponibile in streaming sul sito del Giornale Radio Rai.

Desktop Wars

Post Otioso

Nei nostri PC (Personal Computer) si consumano quotidianamente aspre lotte intestine, proprio come nell’ex PC (Partito Comunista). L’omino sanguinario sarà Mussi o Fassino? Mistero.

Chapeau all’autore-animatore.

Web 2.0 alla Casa Bianca

Hillary_1 Giacchetta rossa, enorme cuscino su cui appoggiare il gomito, angolo di un salotto curato, ma in linea con lo stile colonial-puritano, porta-finestra con il verde del Middle East e una strada acciottolata metafora di un nuovo percorso. Così si è presentata alcuni giorni fa Hillary Rodham Clinton in un videomessaggio per i cittadini americani, in cui ha formalmente ufficializzato la sua candidatura alla presidenza degli Stati Uniti.

«Non sto iniziando la campagna elettorale, ma semplicemente aprendo un dialogo con voi, con l’America» dice rassicurante l’ex first lady, impegnata nel lungo cammino verso la difficile selezione delle primarie del Partito Democratico. Con il suo messaggio, inevitabilmente ripreso dai più importanti network televisivi, Hillary ha dimostrato una particolare attenzione per le opportunità offerte da Internet. L’iniziativa di lanciare un forum di discussione online, con frequenti incontri in chat in cui i cittadini possono interagire con la loro candidata, si distingue dalle precedenti iniziative di personaggi politici, fondamentalmente interessati a ottenere pubblicità a basso costo dai siti di Internet.

E’ naturalmente presto per stabilire se la mossa di Clinton sia realmente tesa alla creazione di una community, un tempo si sarebbe detto di uno zoccolo duro, di supporter interessati a contribuire attivamente al programma del loro candidato.

Barack_1Hillary risulta gradita a più dell’80% delle donne del partito democratico, ma solo al 30% degli uomini, il cui spirito riformatore si scontra con riserve ancora evidenti (e in taluni casi dolorose) sulle donne in politica. Barack Obama appare, per il momento, il concorrente più pericoloso per Clinton. Nato a Honolulu da una famiglia della middle-class, ha lanciato un proprio videomessaggio online. A differenza di Clinton, Obama rompe con alcuni canoni della retorica americana, offrendo un’immagine più moderna e giovanile. Niente cravatta, camicia sbottonata, primo piano, tinte fredde cui fanno da contrappunto in secondo piano alcuni elementi di un loft moderno e fuori fuoco. Mentre Hillary parla di rinnovamente della Promessa americana, Obama mira a un sensibile cambiamento della politica statunitense, specialmente nelle relazioni estere. Per contro, non offre -ancora- ai cittadini un efficace strumento per confrontarsi con il loro candidato.

La corsa è appena agli inizi, così come le strategie comunicative per fare breccia nelle menti, e nei cuori, degli elettori. Ma la presa di coscienza da parte del più potente establishment politico del Pianeta sulle potenzialità del Web 2.0 finalmente si concretizza. Buon segno.

Videomessaggi: Hillary Clinton e Barack Obama.

Universiade: Craz(_) 4U!

Testatina1m Dopo la sbornia di neve, fratellanza, fiaccole, fuochi e mascotte, Torino rivive i fasti dell’ “olimpiade  fratto due”. Ragazzi ci invadono la città, dal rosso dell’errore lieve di grammatica siamo passati al giallo evidenziatore. Del resto il pennarello fosforescente è lo strumento dell’universitario, piegato sulle fotocopie di libri troppo costosi per essere comprati, pronto a passare la striscia giallo canarino sulle imprese di Napoleone, le elucubrazioni di McLuhan, le speculazioni di Socrate e di Malgioglio.

Il messaggio di fratellanza è stato recepito proprio da tutti. Palazzo Nuovo, fulcro dell’Universiade, ne è un fedele testimone. In occasione dell’evento sportivo è stato piazzato un discutibile, ma ornativo, mamozzo di polistirolo che riproduce un monte innevato con il claim “Crazy 4U!”. Idea più o meno geniale, ma apprezziamo tutti lo sforzo. Siamo un po’ meno tolleranti verso quel geniaccio che si è rubato la “Y” della polistirolosa scritta. Probabilmente voleva un portachiavi eccentrico, di un metro e mezzo per uno, per la sua nuova Lancia. Chissà ora dove sarà quella “Y”, forse completa una cubitale equazione algebrica, rigorosamente evidenziata in giallo fosforescente.

Buon Universiade, “Craz 4U!” a tutti!

ps. un particolare ringraziamento ai tedofori che, nel disinteresse generalizzato, ieri hanno rischiato la pellaccia per le strade cittadine. In special modo a quell’eroe che ha attraversato corso Vittorio dinanzi a Porta Nuova con autentico spirito Universiadico, mettento a repentaglio la sua accademica esistenza.

Annozero

0iaxo3gm230x180Annozero ha uno schema televisivo lento, fermo a cinque anni fa, mentre il mondo è ormai cambiato, c’è stato un 11 settembre di mezzo, i format TV si sono confrontati con le esigenze delle tv satellitari modificando tempi e metodologie di approccio con il pubblico. Invece Santoro torna e annacqua il suo fortunato Sciuscià  nella speranza di ritrovare il suo pubblico. Qualche nostalgico ritorna, ma i più hanno ormai tradito e seguono Floris.

E a ogni puntata c’è solo il pensiero di Berlusconi, il tarlo nella mente, come il proverbiale elefante. Il messaggio sembra dire: “Ora ascoltatemi, parliamo della finanziaria ma non pensate a Berlusconi, ok? Pensate alla finanziaria, ai problemi dell’Italia, non a quanto sia malvagio Berlusconi, ok? Pensate a tutto quello che volete, non a Berlusconi, intesi? Berlusconi no, capito?” Come fai poi a pensare al resto?

Ti ritrovi Bondi in trasmissione e non puoi fare a meno di trovarlo un poco simpatico, mentre viene sadicamente sbeffeggiato per la sua vena poetica, o l’aspetto fisico. Il portavoce ti riporta alla mente il compagno sfigato delle elementari, quello grassoccio e mite che subiva in silenzio le angherie dei compagni rubamerende. Assume qualcosa di particolare, un non so che di esotico nella grigia reprimenda di Santro.

Poi, tutto passa.

Cybernonni alla riscossa

Th_surfergranda “Installa il driver, poi verifica l’ISO e l’IDE prestando attenzione ai valori RAM, fai un debug del sistema e un defrag del’HDD…” Usare per la prima volta un personal computer senza aiuti è come farsi buttare a mare prima di avere iniziato le lezioni di nuoto.

L’Italia è tra i paesi eurpei con il più alto tasso di abalfabeti informatici: sei italiani su dieci non sanno usare un personal computer. Gli over sessantenni sono quelli messi peggio in classifica. Partendo da questi dati preoccupanti, l’associazione non-profit Eldy ha sviluppato un software amico del tipico utente alle prime esperienze con il PC.

In un ambiente completamente protetto, senza il rischio di effettuare operazioni devastanti per la salute del proprio pc, è possibile: utilizzare la posta elettronica – con un indirizzo fornito gratuitamente da Eldy; navigare sul Web, chattare, gestire le proprie foto digitali e comporre testi con un semplice programma di videoscrittura. Il programma, sviluppato in open-source, è disponibile sul sito www.eldy.org. Si installa velocemente senza richiedere il riavvio del sistema operativo. Icone semplici e intuitive guidano nel breve percorso di configurazione. Dopodichè il gioco è fatto.

La sterminata offerta del Web potrebbe riempire e cambiare la vita di milioni di anziani, troppo spesso abbandonati nella più profonda solitudine. Il programma richiede pochissime risorse per funzionare. Se avete un pc scalcagnato che non usate più, donatelo ai vostri nonni e portateli nel cyberspazio. Sarete riconoscenti a voi stessi, ancor prima che loro lo possano essere con voi.

Beatles gratis per tutti

Cirque_love_beatles Gli appassionati dei Beatles non possono assolutamente perdere la grande opportunità offerta dalla Apple Corps. Dopo anni di tentennamenti, la casa londinese in partecipazione con EMI ha deciso di mettere online integralmente alcuni dei più celebri brani del quartetto. E’ la prima volta che la musica dei Beatles finisce ufficialmente sulla Rete, fuori dai circuiti del peer-to-peer.

L’iniziativa è stata organizzata per il lancio mondiale dell’ultima raccolta, Love: una compilation di 26 successi selezionati e remixati per lo spettacolo del Cirque du Soleil di Las Vegas, ispirato interamente alle canzoni dei Fab4.

Basta collegarsi al sito ufficiale della band, www.thebeatles.com, registrarsi inserendo il proprio indirizzo e-mail e la magia ha inizio. Con una buona qualità di streaming è possibile ascoltare integralmente il cd Love, senza infrangere copyright e sentendosi la coscienza a posto! (La versione di Help non è male.)

L’iniziativa apre diverse prospettive per la Apple Records, che potrebbe presto inserire negli store di musica online il suo intero catalogo, rispondendo alle richieste di milioni di utenti che desiderano le canzonette dei Beatles pronte al consumo nei loro lettori mp3.

Buon ascolto!

Sul pregevole sito http://www.stevesbeatles.com/songs/ potete trovare i testi per cantare le vostre canzoni dei Beatles preferite a squarciagola per allietare il vicinato.

[Sul sito di Davide Sapienza trovate un interessante approfondimento, con un’intervista a George Martin apparsa anche su Specchio del 18 novembre scorso. Grazie Davide.]

Emilio Fìdel

Inizio oggi una nuova rubrica, di cui non si sentiva la necessità, basata sulla teoria dei sei gradi di separazione (“tizio A” può mettersi in contatto con chiunque nel mondo passando al massimo per sei persone).

Emfid

Che lo possa credere o meno, Emilio Fede potrebbe mettersi in contatto con Fidel Castro con più rapidità di quanto potesse fare Kennedy ai tempi della crisi missilistica. Solo 3 passaggi.

Nel 1998 il direttore del TG4 partecipa al filmetto di natale Paparazzi, gioia dei critici cinematografici contabili, che proprio in quell’anno iniziano l’affascinante sport del conteggio dei vaffa e affini delle sceneggiature dei film DeSica-Boldi. Nel film Emilio interpreta se stesso, il ruolo gli riesce discretamente bene. Nel film Paparazzi recita anche Diego Abatantuono, che con Emilio ha probabilmente solo in comune la fede milanista.

Nel 2003, Abatantuono recita nel pregevole La rivincita di natale intorno al tavolo verde di Avati. Sul set Abatantuono ha l’occasione di conoscere l’attore catanese Salvatore Billa, conosciuto per i molti ruoli interpretati nell’infinita serie di mafia-film di produzione americana e italo-americana. Nel 1979 Billa recita nello scarso e inconsistente Da Corleone a Brooklyn, dove però spicca nei titoli il nome del grande vecchio del cinema Van Johnson.

E proprio Johnson è l’ultimo anello della nostra catena. All’età di trent’anni, nel lontano 1946, l’attore di Newport conosce sul set di Easy to wed (in Italia, Sposarsi è facile, ma…) un giovane Fidel Castro che sbarca il lunario lavorando come comparsa. Compare in poche inquadrature, durante una divertente scena ambientata ai bordi di una lussuosa piscina.

Così il cerchio si chiude ed Emilio è in contatto con Castro, e se pensiamo che prima Bondi era comunista, tutto è possibile.