Musica digitale senza limiti?

Ipod Vendere musica online senza licenze e restrizioni. La proposta non proviene dal solito sito Web di abolizionisti della proprietà intellettuale, ma da Steve Jobs, il padre dell’iPod Apple, che in pochi anni ha cambiato il modo di ascoltare e vivere la musica digitale.
Attraverso il sistema integrato “lettore multimediale – negozio online”, cioè iPod – iTunes, Apple ha venduto fino a oggi 90 milioni di iPod e la cifra impressionante di due miliardi di canzoni, divenendo il primo distributore del settore nel mondo.
A differenza dei brani mp3 scaricati illegalmente dalle reti peer-to-peer, ogni canzone venduta su iTunes è protetta con un complesso algoritmo (DRM), che limita a cinque il numero di computer su cui è possibile eseguire il file musicale scaricato, così come pattuito da Apple con le case discografiche. Ogni negozio di musica online adotta, però, un proprio DRM con evidenti ricadute per la compatibilità tra i lettori di musica digitale in commercio; ad esempio, un iPod non può che leggere la musica protetta con il DRM di iTunes.

Partendo da queste semplici considerazioni sulla compatibilità dei diversi algoritmi di protezione adottati dai rivenditori di musica online, Steve Jobs ha scritto una lettera aperta ai suoi clienti, inserendosi nella spinosa discussione sui DRM dei file musicali. Esclusa la possibilità di adottare un unico algoritmo di protezione comune a tutti i venditori online, facilmende eludibile dai pirati informatici in seguito a una semplice fuga di informazioni, il capo di Apple propone alle case discografiche l’abolizione totale dei DRM dai file musicali venduti online. La proposta è sorprendente, ma da sempre Jobs gioca sull’effetto sorpresa per far valere le proprie ragioni.

Drm_1Le considerazioni di Steve Jobs sono semplici. In un iPod vengono mediamente caricate 1000 canzoni e solo 22 sono protette con DRM, perché scaricate da iTunes. A questo misero 3% è contrapposto il restante 97% di brani musicali, costituito da file ottenuti da CD musicali o dalle reti di scambio peer-to-peer come eMule. Il 90% della musica mondiale prodotta dalle quattro grandi casi discografiche Universal, Sony-BMG, Warner ed EMI è venduta su CD, le cui tracce audio non sono protette da alcun algoritmo e sono quindi facilmente trasferibili in formato mp3 sui lettori come iPod (iTunes ha una funzione apposita per svolgere l’operazione in automatico).

La rimozione degli algoritmi non arrecherebbe alcun danno alle grandi case discografiche, ma aprirebbe il mercato della musica online a una concorrenza più democratica, rompendo l’attuale regime di oligopolio che consente solamente agli squali, come iTunes e Msn MusicStore, di tutelare e aggiornare costantemente i complessi codici dei DRM, a scapito dei pesci piccoli fermi da anni ai blocchi di partenza.
La presa di posizione fuori dal coro di Steve Jobs, certamente dettata da ragioni economiche e di marketing più profonde, può finalmente aprire nuovi scenari per la musica online. Prima però le grandi case discografiche dovranno imparare a vivere il Web come un’opportunità e non come un’insidia.

Link
+ La lettera aperta di Steve Jobs su DRM e musica senza licenze.
+ Per approfondire i meccanismi di funzionamento dei DRM rimando alla voce di Wikipedia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.