Marinai del Cosmo

Sts1 Il 12 aprile del 1981 dal Centro spaziale John Fitzgerald Kennedy partiva la prima missione Shuttle della Storia. La STS-1, questo il suo nome, prevedeva il lancio in orbita dello Space Shuttle Columbia, testato nei mesi precedenti senza equipaggio. A bordo dell’astronave spaziale c’erano solo due piloti, Robert Crippen e John W. Young, già avvezzi alle escursioni spaziali.

La missione fu un successo e, dopo due giorni nel cosmo, l’orbiter atterrò nei pressi del lago Rogers in California, tra la curiosità e l’ammirazione dei tanti americani ancora appassionati di voli spaziali.
Il successo non fu solo scientifico, ma anche politico. La messa a punto di queste nuove tecnologie da parte degli Stati Uniti non fu un colpo da poco per l’URSS. Nessuno avrebbe immaginato che, qualche anno dopo, proprio uno Shuttle americano avrebbe attraccato alla MIR, la stazione orbitale russa, portando a bordo cibo, acqua e ossigeno per gli astronauti sovietici.

In 26 anni di storia, sugli shuttle Atlantis, Challenger, Columbia, Discovery ed Endeavour sono stati eseguiti ben 117 voli, pari a più di mille giorni in orbita vissuti da circa 700 membri dei diversi equipaggi. Un numero sufficiente per rendere normale routine un viaggio nel cosmo. O almeno così sembrerebbe. Quanti bambini avete ancora sentito dire: “da grande voglio fare l’astronauta”?

Columbia

…e vent’anni prima…

1.542 Comments

  1. Adesso c’è chi vende viaggi sulla luna. Tutto questo, per me che ho visto mettere piede sul nostro satellite per la prima volta, mi sembra ancora incredibile.
    Ciao
    Antonio

  2. Non mi ero reso conto che fossero passati così tanti anni!
    All’epoca ero adolescente, ma ricordo bene la missione. Del resto chi non resta affascinato da simili umane esperienze.

  3. mi piacerebbe rinascere astronauta, soprattutto adesso che si è cominciato il lavoro ma si è ancora lontani dall’averlo finito: marte, venere e via via tutti gli altri, conosciuti o no. D’altronde fino a qualche tempo fa era ritenuto impossibile uscire anche solo oltre le colonne d’ercole…

  4. demata

    Ricordo l’entusiasmo della mia infanzia, mentre le prime Soyuz e Gemini salivano verso il cielo.
    Mi chiedo: dopo aver realizzato una stazione orbitale e migliaia di satelliti, perchè continuiamo a spendere soldi, tempo e cervelli per spostare, forse, un equipaggio su Marte, tra due generazioni ?
    L’esplorazione dello spazio è una realtà perseguibile o un mito di Asimov?

  5. le navicelle sono claustrofobiche, i viaggi lunghi e dai finestrini si affaccia la malinconia. pare che sia meglio sognare qualcos’altro.

  6. Davvero sono passati tanti anni… Quante cose si sono fatte e realizzate, da una cosa siamo lontani: dall’affermare i diritti degli uomini su tutta la terra, e dalla pace. Qui siamo ancora ai tempi della pietra ma almeno lì si tiravano solo sassi… Ciao Giulia

  7. Hai ragione RottaSW, i due incidenti dello Space Shuttle, nel 1986 il Challenger e nel 2003 il Columbia, furono davvero terribili… anche se nella sterile statistica matematica su 117 sono “poca” cosa, ogni missione ha un rischio altissimo di fallimento.
    La corsa allo Spazio, a mio modesto giudizio ma soprattutto di molti sociologi, può essere una grandissima opportunità non solo per la scoperta scientifica, ma anche per migliorare i rapporti tra classi e ambienti sociali differenti.
    Non sarebbe bellissimo se invece di pensare a come costruire l’ennesima bomba atomica non avessimo tutti il desiderio di andare “oltre”, lassù tra i miliardi di stelle che ci stanno a guardare? Invece, povere loro e poveri noi, cosa non tocca loro vedere!

  8. io ricordo la prima missione dello Shuttle, con l’atterraggio in diretta tv. Non ricordo l’anno, ricordo solo che qualche tempo dopo una missione sarebbe fallita con l’esplosione alla partenza e la morte di tutto l’equipaggio, compresa una maestrina americana. Fu choccante. E lo stesso pochi anni fa, un’altra esplosione, questa volta al ritorno, con la morte di tutto l’equipaggio e del primo astronauta israeliano. Dovremmo ricordare anche il sacrificio di tutti questi morti, pensando ai decenni di conquiste spaziali. Però sono d’accordo con Giulia, fa un po’ male pensare ai successi nello spazio e al fallimento nelle lotte per i diritti di tutti gli esseri umani.

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