18 Comments

  1. Teo

    A proposito di titoli e urla a sproposito: sono di Torino è ieri ho vissuto il terremoto. Ecco sfido chiunque fosse in zona ieri alle 14:30 a “urlare” “Forte scossa di terremoto”, “panico nella popolazione”, etc.
    Avete mai abitato in un palazzo che confina con una via dove passa il tram? Ecco uguale! Forte scossa! Ma per piacere!!!!

  2. Ma non è una prerogativa di Repubblica. Anche il Corriere titolava grosso modo nella stessa maniera. La tecnica di fare titoli urlati, “scandalistici” è nota in tutta la stampa italiana: pure il mio giornale di provincia la adotta quotidianamente.

  3. DB

    Devo spezzare una lancia per Repubblica per un piccolo particolare, il virgolettato “Cristiano fondamentalista”. Si tratta di un’espressione usata dalla polizia norvegese che sta avendo e avrà parecchia fortuna nei prossimi giorni soprattutto perché giustapposta ai primi sospetti di una matrice islamica. In realtà è chiaro che non si tratta di un “fondamentalismo cristiano” ma di un gesto di matrice politica. Avrebbero dovuto scrivere, senza virgolette, “è un estremista di destra”: semmai la cattiva prassi in questo caso è usare quelle espressioni che vogliono dire tutto o niente e che coniate da qualcuno si diffondo e diventano delle definizioni vaghe e fuorvianti, proprio come questa.
    Almeno nella mia opinione, ovvio.

  4. jack

    molto bene, bravi voi. analisi puntuale e precisa di cose di cui ormai ci stiamo accorgendo sempre di più, tanto che da ex fan di repubblica ormai non apro più nemmeno la loro pagina, e fatico anche a leggere il giornale se si esclude qualche firma.

  5. Abbastanza d’accordo: il “sensazionalismo” sarebbe da evitare sempre, sei un giornalista, non un romanziere. E con i profili fb, ormai citati e depredati da tutti i giornali, si è raggiunto il limite minimo. Detto questo, la Repubblica resta il mio quotidiano preferito sulla carta, ma online leggo solo il Post :p

  6. Ad analisi fatta cosa ne concludiamo (di diverso da quanto studiavo nel 2000 all’Università circa il sensazionalismo ricercato e ridicolo dei giornali)?
    A) Che i giornalisti delle grosse testate ed i direttori sono dei Signor Qualunque al posto sbagliato ed al momento sbagliato.
    B) Che il pubblico che continua a comprare dette testate mantenendole tra i giornali più letti del Bel Paese sia costituito da gente alla quale non dispiace poi tanto il sensazionalismo giornalistico, televisivo, culinario…
    Purtroppo nulla di nuovo sotto il sole. E per fortuna la gente (o una parte) che legge ilPost (e i suoi autori) ha già fatto una scelta in merito.
    I quotidiani nazionali hanno da tempo abdicato al loro mestiere.
    HS

  7. […] Emanuele Menietti ne dà un altro ottimo esempio citando la home page di Repubblica il giorno delle stragi in Norvegia. I titoli sono pensati apposta per attirare le curiosità più morbose (se i morti sono più di novanta mi viene voglia di tornare di tanto a vedere se sono aumentati), il riferimento a Facebook rimesta nella convinzione di molti che su Internet si sfoghino i peggiori impulsi umani, l’isola di Utøya (il cui nome ovviamente è scritto senza la sbarra che taglia la “o”) si trasferisce da un lago al mare. […]

  8. hikki

    Dopo i titoli sensazionalistici e articoli privi di fondamento con foto prese a caso in giro per la rete con cui questo giornale ha trattato l’argomento “Giappone” ho smesso di considerarlo un quotidiano attendibile.

  9. vuesse gaudio

    @marco: no, grazie: mi è bastato, e sopravanza, vedere(e leggerlo anche) il commento di Claudio Magris ieri!…

  10. barbamauro

    Mi ricorda cosa facevano i “birricchini”, gli strilloni dell’ottocento da te citati nel tuo libro. Probabilmente l’intento è lo stesso: vendere.

  11. massi

    Mah mi sembra che siamo tutti bravi come al solito ad andare contro l’italia, e i giornali stranieri sono meglio, la tv è migliore, etc etc (poi se si parla di Repubblica piace a molti criticarla, sta di fatto che resta il miglior sito d’informazione in Italia, e di gran lunga il più letto). Ora scandalizzarsi per titoli all’apparenza urlati mi sa di solita spocchiosa e retorica moralità bigotta italiana. Visto che qualsiasi altro sito nel mondo fa così se non peggio. Qua ho persino letto qualcuno che ha avuto addirittura da ridire su come Rep. ha trattato la tragedia giapponese, direi a costui i farsi un giro per il web e poi ne riparliamo, Rep in quel caso non ha fatto nulla i più ne di meno dei maggiori siti d’informazione mondiali. Detto questo secondo voi come andava titolata la strage norvegese? scritto in piccolo magari “pazzo uccide molti ragazzi in un isola norvegese” omettendo il numero delle vittime che purtroppo saliva di ora in ora? non capisco e soprattutto non vi capisco.
    PS mi spiegate come mai il Post non ha analizzato anche (quella si scandalosa) la scelta di Corriere.it di mettere in home le foto dei ragazzi uccisi, con accanto le sagome stile indovina chi? di quelli ancora dispersi? embè me lo spiegherete…

  12. Marco B.

    La cultura della furia, della angry mob, del dalli dalli. Italiana DOP. Tutti inkazzati, così occupati a leccarsi le ferite e a farsi del male che quando mai pensano a darsi una mano. E’anche una strategia. Se ognuno deve badare a sè, anzi difendersi dal suo simile, deve avere una casa per sè, un’auto per sè, forse anche una scuola, un’ospedale, un avvocato, un poliziotto per sè. Pensa ai fornitori di servizi se si facesse tutti collo stesso forno, tutti colla stessa connessione, colla stessa auto. E poi i governanti. I gladiatori nell’Arena siamo noi, di volta in volta ricolorati con questo o quel vessillo, sempre a due a due, sempre inconciliabili e irragionevoli. E come in un peplum dozzinale non è detto che qualche togato alto papavero se ne stia a mangiar grappoli d’uva senza temere che quelli sotto lo vedano.

  13. Marco B.

    Sì, però ha ragione chi dice che ci sono molti altri produttori di urla in giro per il mondo e che ormai è fenomeno internazionale. Ma lungi da me dire “così fan tutti” e finirla lì

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