Poesia in lavanderia

Laundry_2 Mentre da noi i panni sporchi si lavano in famiglia, nelle grandi metropoli degli Stati Uniti vige da decenni l’abitudine di lavare i vestiti nelle grandi lavanderie self-service. Queste agorà dell’ammorbidente sono quotidianamente affollate da individui di ogni estrazione sociale, accomunati dall’eterna lotta contro macchie di olio e fango. In realtà, una volta riempita la lavatrice a gettone, all’avventore resta ben poco da fare: seduto su una scomoda panchina in attesa del suo bucato può scegliere di riempire il tempo d’attesa facendosi ipnotizzare dai giri del cestello, oppure dedicandosi alla lettura di un libro o immergendosi nell’ascolto del proprio iPod.

La scrittrice newyorkese Emily Rubin ha deciso di offrire un’alternativa allettante, ma soprattutto gratuita, per colmare i lunghi tempi di attesa. È nata così Dirty Laundry, un’iniziativa per diffondere la cultura della poesia nelle lavanderie automatiche statunitensi. Partendo dal presupposto che “ognuno nella propria vita abbia a che fare, materialmente e metaforicamente, con i panni sporchi”, Emily Rubin ha dato il via a una fortunata serie di letture di poesie cui possono partecipare attivamente i clienti della lavanderia.

Laundry2_2 Tra un prelavaggio e un ciclo di colorati, ogni utente ha la possibilità di leggere una propria poesia agli astanti, con i quali può successivamente avviare un dibattito per raccogliere le impressioni a caldo sul componimento. In poche settimane decine di anonimi del bucato sono diventati piccole celebrità, ricercate e osannate da un crescente pubblico desideroso di ascoltare nuovi illuminati versi mentre smacchia i propri calzini.
Visto il grande successo riscosso, l’iniziativa è stata estesa a poeti e scrittori già famosi, come Carolyn Turgeon che ha recentemente intrattenuto il pubblico in diverse lavanderie di New York.

Link
+ Il curioso e insaponato sito di Dirty Laundry.

6 Comments

  1. Murzim

    Bello, cosi luoghi in cui si osserva girare il cestello della lavatrice come una mucca osserva le macchine che passano, si trasformano in circoli culturali.
    Ciao
    Antonio

  2. E ci sono anche bar o ristoranti che “ospitano” delle lavatrici per consentire ai clienti, durante la sosta nel locale, di fare il bucato…
    Quasi quasi mi ispiri un post !

  3. Era più bello quando a farlo c’erano gli anonimi; quelli famosi hanno già i loro teatri. ma comunqye è sempre bello che si faccia poesia e che anche una lavanderia, perchè no dibventi un luogo di cultura… L’idea mi piace proprio.

  4. paola boggi

    anch’io sto aprendo una lavanderia automatica nella mia città(carrara-ms) e pensavo di usare lo spazio per organizzare mostre per gli studenti dell’Accademia delle belle arti….è bella nache l’idea delle poesie….fatemi l’imbocca al lupo perchè è stato letteralmente un calvario riuscire ad aprire(lotta interinale con i condomini per l’installazione della “famigerata” canna fumaria”…sigh!!!)

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