Guarda!

 

Corriereguarda

 

Titolo cubitale e poi un bel “guarda” in rosso, come se il nocciolo fondamentale della vicenda accaduta in Spagna sia conoscere morbosamente ogni più piccolo dettaglio del delitto e di ciò che vi orbita intorno.

7 commenti

  1. Stavo facendo più o meno le stesse considerazioni… 🙁 e se da una parte mi fa piacere che la pensiamo allo stesso modo dall’altra mi intristisce il fatto che siamo costretti a fare questa riflessione 🙁
    Un caro abbraccio, Lisa

  2. Provocare il voyeurismo che è in noi per vendere qualche copia in più è davvero una vergogna. Questa espressione la si ritrova tra l’altro anche nei telegiornali (soprattutto targati Mediaset, in particolare Italia1), quando lo speaker di turno lancia il servizio con un “guardate”, uno “state a sentire” rivolto allo spettatore. Penso che questo suscitare attesa e curiosità (spesso morbose) abbia qualcosa di malsano.

  3. Ma io temo che il grosso guaio del giornalismo italiano sia in sensazionalismo.
    Ho visto riprendere questo tema parecchie volte dal Sofri, ma lo vivo anche io in piccolo, molto piccolo.
    ma ovunque, dal giornale locale a quello nazionale, c’è questa tendenza a gonfiare il più possibile, e poi la notizia cambia pure da testata a testata, fateci caso.

  4. Perfettamente d’accordo con te, caro Anec. Osservando quella pagina avrei scritto esattamente quello che dici tu, e l’avrei perfino titolata come te. Con tanto di imperioso punto esclamativo, che nel testo non c’è, ma è ben sostituito dal colore dei caratteri. Non avresti potuto esprimerti meglio, stigmatizzando sia il sensazionalismo sia lo squallore intrinseco di quel richiamo a luce… rossa. Che bruttura.
    a presto,
    HP

  5. Per questa robaccia non c’è alcun decreto né è meritevole di tutela la dignità della povera ragazza e della sua famiglia e la privacy non li riguarda.
    luigi

  6. Siamo in un tempo in cui essere barbari, sguaiati, volgari è la regola.Il giornalismo non ne è esente : sbattere in pagina l’orrore,non è informazione ma è marketing :si vendono più copie.Ciò che fa rabbrividire maggiormente è invece il bacino di utenza,ovvero tutti coloro che fruiscono con morbosità di questo genere di informazione.Tale maniera di fare notizia non è solo inelegante ma dannosa:mostrare l’orrore, come cosa naturale,in molti casi disturba le menti e dà modo di tirar fuori le parti oscure dell’umano che sarebbe bene restassero caratteri recessivi. Che possiamo aspettarci?non possiamo più appellarci all’etica dell’informazione:viviamo in un tempo in cui i processi si fanno sui giornali o in tv, viviamo in un’Italia in cui è consentito ad opinionisti dell’ultima ora di esprimersi in sedi che de facto indirizzano ,quando non condizionano,l’opinione .Il diritto-dovere di fare corretta onformazione si è smarrito molti anni fa quando molti colpevoli e molti innocenti sono diventati pasto della pubblica opinione e abbiamo scoperto una parte di Italia forcaiola che ricorda tempi remoti in cui le esecuzioni avvenivano nella pubblica piazza e il popolino si godeva lo spettacolo del martirio. La Storia si ripete.I giornalisti, che avrebbero il compito anche di educare all’informazione(e anche all’Arte della scrittura) in questo tempo più di ogni altro, non badano a queste cose e travestono l’orrore sotto il tanto strombazzato diritto di cronaca.Il mio commento non è un’apologia della censura me ne guardo bene, ma un’appello a ritrovare un po’ di stile qualità ormai considerata obsoleta ma che farebbe la differenza tra il Corriere e Cronaca vera

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