Berlusconìade, ovvero il privato in piazza

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Così si confidava Barbara (Babi) Berlusconi, sui genitori Veronica e Silvio, a Claudio Sabelli Fioretti nel 2005.

La mamma [Veronica B.], però, dice che lei ha un caratteraccio.
«Sa, mia mamma è convinta di avere il carattere migliore del mondo».
Quando lesse dei pettegolezzi su Cacciari e sua madre, provò fastidio?
«Erano pettegolezzi».
Ne parlava con la mamma?
«Ricordo di averci scherzato. Era una cosa talmente assurda. Io vivo a stretto contatto con lei, vedo tutti gli spostamenti che fa, dove va, la sento sempre. Me ne sarei accorta». […]
«Mia madre è la First lady italiana, ma è anche una persona estremamente riservata. Proprio il fatto che di lei si sia sempre saputo poco ha scatenato il pettegolezzo».
«Ma perché proprio Cacciari?
Forse perché la mamma ama andare ai convegni di filosofia».
E quando suo padre ne parlò in pubblico?
«Ci rimanemmo tutti un po’ male. Stupiti e anche un po’ risentiti. Pensai: ha una bellissima famiglia e non c’è motivo di fare questa dichiarazione. Però da quel momento il pettegolezzo è finito». […]
Suo padre è geloso?
«Sono stati gelosi l’uno dell’altro moltissimo».
Ha mai avuto paura che si separassero? La mamma nel libro di Maria Latella ne parla…
«In tutte le vite di coppia ci sono dei momenti di assestamento. Ma io vivo in una famiglia molto serena. Se ci sono state crisi non le hanno mai fatte vivere a noi figli». […]
Per riscattarsi mi dica un difetto del papà [Silvio B.].
«È troppo generoso».
Ho chiesto un difetto.
«A volte è pettegolo».
Nel senso che racconta gli affari di famiglia?
«Può capitare. Lui è aperto oltre misura Spesso racconta vicende personali».
Come quando disse: "Non fatemi dire questa cosa altrimenti mia moglie mi insegue col mattarello".
«Esatto. Mia madre si arrabbiò molto quella volta. Non è quel tipo di donna».

E alla fine il mattarello è arrivato. Bisognerebbe sempre dare retta ai figli.

Link
+ L’intervista integrale di Claudio Sabelli Fioretti è
disponibile online.
+ Per una breve biografia su Veronica Lario rimando a
Wikipedia, mentre per la sua filmografia a IMDB.
+ L’austero Times di Londra ha dedicato alla vicenda una scherzosa lettera apocrifa.

Kapuscinski, cinico mancato

Kapuscinski1 «Una cosa è essere scettici, realisti prudenti. Questo è assolutamente necessario, altrimenti non si potrebbe fare giornalismo. Tutt’altra cosa è essere cinici, un atteggiamento incompatibile con la professione del giornalista. Il cinismo è un atteggiamento inumano, che allontana automaticamente dal nostro mestiere, almeno se lo si concepisce in modo serio.»

Si confidava in questo modo a un incontro con i suoi lettori Ryszard Kapuściński, maestro indiscusso del new journalism da poco scomparso. Le frasi riportate descrivono bene e con realismo il pensiero di un uomo mite, nato in Polonia nel 1932, fedele testimone in oltre trent’anni di attività giornalistica di 27 rivoluzioni e colpi di stato. Al reporter non interessavano solamente la politica e i giochi di potere, ma soprattutto le persone, i popoli del mondo.

Lucia Annunziata sulla Stampa e Andrea Nicastro sul Corriere hanno entrambi offerto un affezionato ricordo di Kapuściński, la cui morte è tuttosommato passata in tono dimesso nel grande circo dei media.

La scomparsa di un personaggio così importante per il giornalismo mondiale avrebbe potuto, forse dovuto, aprire un momento di riflessione sull’odierno ruolo dell’informazione. Sui reporter di guerra embedded a bàlia, o in balìa, degli eserciti; sui giornalisti lontani dai popoli del mondo, dalle loro esigenze e istanze, fonti non più primarie per un’informazione ormai omologata. Insomma, su tutto ciò contro cui si batteva Kapuściński, innamorato visceralmente della propria professione: «Oggi i media si muovono in branchi, come pecore in gregge; non possono spostarsi separatamente. Per questo, su tutto ciò che viene riportato, leggiamo e ascoltiamo gli stessi resoconti, le stesse notizie.»

I più grandi detrattori del giornalista polacco lo accusavano di avere un’idea romantica e ormai sorpassata del giornalismo. Kapuściński li smentiva con la forza dei suoi reportage, andando ogni giorno “là fuori”, per raccontare il mondo a chi lo sapeva ascoltare.

– Le due citazioni riportate nel post sono tratte da: Ryszard Kapuściński, Il cinico non è adatto a questo mestiere, Edizioni e/o, Roma 2000, rispettivamente a p. 50 e p. 58.
– Articoli citati di: Lucia Annunziata e Andrea Nicastro.
– Nel GR1 Rai delle ore 13 (24/01/07) Mimmo Càndito, storico inviato di guerra della “Stampa”, ha ricordato con efficacia Kapuściński. L’intervista è udibile dal minuto 21.53 disponibile in streaming sul sito del Giornale Radio Rai.

Universiade: Craz(_) 4U!

Testatina1m Dopo la sbornia di neve, fratellanza, fiaccole, fuochi e mascotte, Torino rivive i fasti dell’ “olimpiade  fratto due”. Ragazzi ci invadono la città, dal rosso dell’errore lieve di grammatica siamo passati al giallo evidenziatore. Del resto il pennarello fosforescente è lo strumento dell’universitario, piegato sulle fotocopie di libri troppo costosi per essere comprati, pronto a passare la striscia giallo canarino sulle imprese di Napoleone, le elucubrazioni di McLuhan, le speculazioni di Socrate e di Malgioglio.

Il messaggio di fratellanza è stato recepito proprio da tutti. Palazzo Nuovo, fulcro dell’Universiade, ne è un fedele testimone. In occasione dell’evento sportivo è stato piazzato un discutibile, ma ornativo, mamozzo di polistirolo che riproduce un monte innevato con il claim “Crazy 4U!”. Idea più o meno geniale, ma apprezziamo tutti lo sforzo. Siamo un po’ meno tolleranti verso quel geniaccio che si è rubato la “Y” della polistirolosa scritta. Probabilmente voleva un portachiavi eccentrico, di un metro e mezzo per uno, per la sua nuova Lancia. Chissà ora dove sarà quella “Y”, forse completa una cubitale equazione algebrica, rigorosamente evidenziata in giallo fosforescente.

Buon Universiade, “Craz 4U!” a tutti!

ps. un particolare ringraziamento ai tedofori che, nel disinteresse generalizzato, ieri hanno rischiato la pellaccia per le strade cittadine. In special modo a quell’eroe che ha attraversato corso Vittorio dinanzi a Porta Nuova con autentico spirito Universiadico, mettento a repentaglio la sua accademica esistenza.