Io virgola e il senatore Razzi

Oggi ho scoperto che l’account Twitter del senatore della Repubblica Antonio Razzi è gestito da Maurizio Crozza, spero.

pubblicato in internet e media.

Quelli che colorano lo Spazio

Tra enormi esplosioni di gas interstellare e tempeste di polveri, a 66 milioni di miliardi di chilometri da noi continuano a formarsi e a nascere nuove stelle. La Nebulosa Aquila non è certo l’unico crogiolo di stelle dell’Universo, ma è comunque uno degli spazi di Spazio che conosciamo meglio grazie alle osservazioni compiute negli ultimi decenni e in parte rese possibili dalle lenti e dalle fotocamere di Hubble, il telescopio spaziale che orbita intorno alla Terra e che da 20 anni scatta fotografie di posti che prima apparivano come flebili puntini di luce nel buio placido e sterminato del cosmo. I “Pilastri della Creazione” è forse l’immagine più conosciuta e spettacolare realizzata in questi anni da Hubble: mostra tre gigantesche colonne di gas e polveri nella Nebulosa Aquila e ha permesso di capire meglio come si formano le stelle, dando anche qualche indizio su come si originò il Sole, di sicuro la stella più importante per noi qui, sul nostro pallido puntino azzurro. È un’immagine meravigliosa e potente – soprattutto nella sua nuova versione ad alta definizione – e molto del suo fascino è dovuto alle innumerevoli sfumature di colore, dal rosa al blu delle polveri, ai rossi dei gas accesi dalle stelle in secondo piano, ai contorni opalescenti dei pilastri. Una foto coloratissima realizzata da un telescopio che non vede i colori, che scatta solo immagini in bianco e nero.

pilastri

Come moltissimi altri satelliti e sonde inviate nello Spazio, gli strumenti di Hubble hanno sensori per scattare fotografie solamente in bianco e nero, molto diverse da quelle che vengono poi diffuse per raccontare le scoperte e che siamo abituati a vedere. Scattandole in toni di grigio si ottengono immagini meno ingombranti, quindi che richiedono meno banda per essere trasmesse, ma soprattutto si possono cogliere meglio alcuni dettagli grazie alla capacità dei sensori di lavorare con diverse lunghezze d’onda della luce, oltre lo spettro del visibile (cioè della parte di luce che riusciamo a vedere, con tutti i colori dell’arcobaleno).

colori-spazio

Le fotografie scattate nello spazio devono essere quindi colorate in un secondo momento, sulla Terra, basandosi sui dati raccolti dagli stessi strumenti quando le hanno realizzate. In molti casi una foto a colori di Hubble si ottiene mettendo insieme tre diverse fotografie in toni di grigio dello stesso soggetto, realizzate prendendo in considerazione le lunghezze d’onda del rosso, del verde e del blu. Sapendo quale filtro è stato utilizzato, ogni immagine in toni di grigio viene virata in uno dei tre colori. Le tre immagini sono poi fuse insieme per ottenere tutti gli altri colori (una cosa analoga avviene sugli schermi di tv, computer e altri aggeggi: la combinazione di punti verdi, blu e rossi ricrea tutti gli altri colori). Poi si interviene sull’immagine a colori per bilanciarla meglio e renderla più verosimile, cercando di avvicinarsi il più possibile a come vedremmo il soggetto guardandolo dall’oblò di un’astronave.

Non sempre comunque le immagini con colori realistici sono la soluzione ideale per capire come caspita è fatta una nebulosa e da quali gas è avvolta. In alcuni casi si usano falsi colori per mettere in evidenza una caratteristica del soggetto, oppure si aumenta la saturazione dell’immagine per rendere più distinguibili dettagli altrimenti difficili da osservare. In questo caso il lavoro di ricostruzione dei colori può essere molto creativo e allontanarsi dalla realtà o, per dirla meglio, da quella che siamo abituati a chiamare realtà sulla base delle cose che i nostri occhi riescono a vedere.

cats-eye

pubblicato in scienza. con tag , , , .

Magic, voglio un unicorno a domicilio

magic-03“Siri, ricordami di comprare il latte quando esco dall’ufficio”, “OK Google, quando è nato Barack Obama”, “Cortana, che tempo farà domani a Torino?”. Se l’assistente automatico sul tuo smartphone è di buzzo buono, queste cose che gli hai chiesto a voce diventeranno in effetti promemoria o risposte, ma se provi a spingerti un po’ più in là e a chiedere qualcosa di più complesso fallirà ancora miseramente. La cosa che Siri, Google Now e compagnia non riescono proprio a fare è applicare al mondo reale una tua richiesta, renderla un’azione concreta. Se chiedi a Siri di ordinare una pizza, ti proporrà al massimo una serie di risultati con le pizzerie nei paraggi, poi a mano dovrai aprire ogni scheda dei locali proposti per scoprire se fanno consegne a domicilio. E lo stesso vale per qualsiasi altra cosa che vorresti farti consegnare da qualche parte.

Nell’attesa che Siri e soci diventino meno stupidi, negli Stati Uniti una startup si è inventata un servizio che si chiama Magic e che serve proprio per fare cose in cui gli assistenti automatici fino a ora hanno fallito: farti arrivare a domicilio qualsiasi cosa tu desideri, a patto che sia legale. Per usare il servizio basta inviare un SMS a un numero di telefono, formulando una richiesta, ad esempio “Voglio una pizza quattro stagioni e una birra”. A leggere il messaggio non c’è un sistema automatico, ma una persona con ossa, organi interni e una buona dose di pazienza. Se è la prima volta che stai usando il servizio, ti vengono richieste informazioni personali come nome, cognome, età e l’indirizzo di consegna. Dalle volte successive quelli di Magic sanno già chi sei perché associano il numero del tuo cellulare alle informazioni che hai dato.

Dopo avere ricevuto la richiesta, quelli di Magic controllano le pizzerie che fanno consegne a domicilio nei tuoi paraggi, ottengono un preventivo e ti inviano un messaggio con il prezzo finale e i tempi stimati di consegna. A quel punto puoi modificare l’ordine, comunicare un posto di consegna diverso dal solito e naturalmente confermare o rinunciare.

magic-01

Il pagamento avviene attraverso carta di credito utilizzando Stripe, un servizio che gestisce le transazioni con carta e che – soprattutto – serve per nascondere il numero della propria carta di credito a chi riceve il denaro, in questo caso Magic. I dati della carta non saranno mai visti da nessuno, non dovranno mai essere inviati via SMS e soprattutto resteranno gestiti e criptati da quelli di Stripe. (E comunque, ok, si può pagare anche in Bitcoin.)

La cosa interessante di Magic è che potenzialmente si può acquistare qualsiasi cosa tramite il servizio. Puoi ordinare una lista della spesa, chiedendo diversi prodotti e indicando un orario di consegna a casa tua; inviare un mazzo di fiori a qualcuno, scegliendo ovviamente che fiori; prenotare un volo, scegliendo tra il tragitto più economico o il più veloce. Ogni richiesta può essere affinata e modificata attraverso lo scambio dei messaggi, aggiungendo opzioni di diverso tipo o togliendone altre.

Magic per ora è attivo solo negli Stati Uniti ed è in fase di start-up, quindi c’è da aspettarsi qualche disservizio. Jason Del Rey di Re/code ha provato a ordinare un panino a San Francisco, un chicken parm (cotoletta di pollo fritta, con mozzarella e salsa di pomodoro dentro una pagnotta, eh), ma le cose non sono andate molto bene: il primo tentativo non è andato a buon fine, ci sono stati ritardi e alla fine gli hanno fatto arrivare una vaschetta di parmigiana e solo in un secondo tempo il suo paninazzo. Del Rey ha fatto il test nel momento di massima attenzione verso Magic, con i suoi operatori sommersi di richieste e in un numero insufficiente per rispondere a tutti. Quelli del servizio non si aspettavano una simile quantità di richieste e non erano evidentemente pronti a gestire tutta la logistica, che per le consegne a domicilio può essere molto complicata (se non sei Amazon, per esempio). Magic ha in parte ovviato al problema creando una lista di attesa quando ci si iscrive al servizio, ma se si pagano 50 dollari si può saltare la coda e ottenere subito udienza.

VentureBeat a fine febbraio ha intervistato Mike Chen, l’ideatore di Magic, che sul fatto di essere pronto a consegnare alle persone qualsiasi cosa ha detto che prima o poi il suo servizio permetterà di “farsi recapitare anche una tigre”. E se uno dice una cosa del genere, va a finire che qualcuno ci prova subito. Alexia Tsotsis e Ryan Lawler di TechCrunch hanno mandato un messaggio a Magic chiedendo di farsi consegnare una tigre presso la loro redazione. L’assistente che ha risposto alla richiesta ha detto che sì, certo, una tigre ve la mandiamo, però dovreste far finta di usarla per delle riprese e potrete tenerla solo temporaneamente. Tsotsis e Lawler hanno risposto che no, la tigre la vogliamo proprio comprare, in modi legali e senza far finta che ci sia dietro un film. E Magic ha risposto che le leggi della California impediscono di tenere animali esotici per uso domestico. In compenso a TechCrunch avrebbero potuto dare in prestito una tigre per un servizio fotografico, a patto di sborsare 13.400 dollari. Alla fine Tsotsis ha ordinato un barattolo di balsamo di tigre.

magic-02

Inviare messaggi a Magic è gratuito, si paga solamente quando si è confermato l’ordine, al quale viene applicata una commissione dal servizio. Per ora le tariffe sono applicate di volta in volta a seconda delle richieste: se per esempio vuoi farti consegnare qualcosa in un rifugio sperduto tra le montagne ti costerà molto di più rispetto a una consegna nel tuo quartiere. I prezzi applicati sono comunque comunicati prima della conferma dell’ordine, quindi si può sempre declinare l’offerta. Chen, il capo di Magic, dice che al momento il 50 per cento degli ordini è in pareggio (Magic cioè non ci guadagna né ci perde), che il 25 per cento è in perdita e che l’ultimo 25 per cento porta a ricavi.

Come hanno scritto molti osservatori, e come confermano le stime attuali di Chen, Magic è un’idea molto interessante, ma ancora un po’ per aria e con molte cose da sistemare per funzionare sul serio e mantenere le sue promesse. Per ora il servizio che in teoria dovrebbe procacciarti qualsiasi cosa, anche un unicorno, e portartela a casa è un unicorno.

pubblicato in altrimondi, tecnologie. con tag , , , , .

Frank Underwood e la principessa

In questo post parlo di House of Cards, c’è un picospoiler infinitesimale (promesso): potete sopportarlo, ma se proprio non volete saperne niente, tornate quando avrete visto la quinta puntata della terza stagione.

house-cards-monument-valley

Nella terza stagione di House of Cards, messa online da Netflix a fine febbraio, Frank Underwood ha lasciato perdere i videogiochi sparatutto, quelli con cui si rilassava a casa prima di andarsene a dormire dopo una giornata passata a tramare contro mezza Washington. Invece di fare esplodere la testa a qualcuno con la sua console davanti al televisore, se ne sta col suo iPad in camera da letto ad aiutare Ida, una principessa che se la deve vedere con alcuni corvi poco amichevoli attraversando palazzi fantastici, ispirati alle geometrie impossibili di Escher.

Come milioni di altre persone in tutto il mondo, Underwood gioca a Monument Valley, il gioco più bello che sia stato mai creato per tablet e smartphone (ok, forse esagero ed è solo il gioco migliore di tutto il 2014, ma ci siamo capiti). Esiste dall’aprile dello scorso anno ed è stato sviluppato da Ustwo, uno studio indipendente. Dopo alcuni successi compreso quello di Whale Trail, una simpatica balena, quelli di Ustwo volevano farsi notare con qualcosa di completamente diverso, un gioco che sorprendesse per il modo in cui è fatto, ancora prima che per le cose che succedono al suo interno. Doveva essere poco impegnativo, ma al tempo stesso coinvolgente e rilassante: “come vedersi un film in un pomeriggio o fare un giro in un museo” per dirla come l’ha messa Ken Wong, il designer che ha guidato il progetto per la realizzazione del gioco.

L’idea di Monument Valley iniziò con una serie di bozzetti su un quaderno, disegnati da Wong: forme che si incastravano tra loro e che riprendevano molto i disegni con poliedri e distorsioni geometriche del grafico e incisore olandese Maurits Cornelis Escher. I castelli che attraversa Ida sono sospesi nel vuoto, tra le nuvole, quello che prima era un muro pochi istanti dopo diventa un terrazzo, un tasto fa ruotare completamente l’architettura svelando nuovi passaggi, o semplicemente rendendo percorribili aree che prima non lo erano, o che credevi non lo fossero. Il disegno delle geometrie si rivelò meno complicato del previsto per Wong, il difficile venne dopo quando fu necessario scrivere il codice per trasformare le sue idee su carta in un’applicazione per tablet e smartphone.

Per realizzare Monument Valley sono stati necessari circa 10 mesi di lavoro. Il gioco in sé non dura molto, ha solo 10 livelli, ma ognuno porta nuove idee e animazioni sorprendenti. Ai dieci livelli ne sono stati aggiunti altri con un aggiornamento nella seconda metà del 2014, con ulteriori sorprese che hanno mantenuto lo spirito originario, sospeso e fantastico.

Monument Valley ha avuto un notevole successo nel 2014, rimanendo per giorni ai primi posti della classifica delle applicazioni sull’App Store e in seguito su Google Play, quando ne è stata realizzata una versione per Android. Grazie alla puntata in cui si vede Underwood che ci gioca, parlandone poi con alcuni collaboratori, l’applicazione negli Stati Uniti è tornata di recente al primo posto per un paio di giorni.

AppFigures, una società che stima l’andamento dei download delle applicazioni, ha pubblicato sul suo blog un’analisi dell’effetto di House of Cards su Monument Valley. Il primo picco è stato rilevato cinque ore dopo la pubblicazione di tutti gli episodi da parte di Netflix. E perché dopo cinque ore? Perché ogni episodio dura un’ora circa, un sacco di persone li ha visti quasi tutti di fila e quello con Monument Valley è il quinto della stagione.

monument_valley_hc

Monument Valley era già conosciuta, tanto da essere stata votata una delle miglior app del 2014 da Apple, ma evidentemente in molti non ne avevano sentito lo stesso parlare, o non avevano trovato la descrizione dell’applicazione convincente a sufficienza per sborsare i 3,99 euro per giocarci. A me era bastato l’articolo di Verge per convincermi l’aprile scorso: ora spero che questo post faccia altrettanto con qualcuno di voi. Dopo che ci hai giocato, qualcosa migliora.

pubblicato in tecnologie. con tag , , , , , , .

Comunque la pensiate

Auguri.

pubblicato in radio-e-televisione. con tag , , .

Regalate un po’ di scienza

esperimenti-per-bambiniLa recente vicenda dei vaccini antinfluenzali ha confermato la scarsissima fiducia nella scienza da parte di molti (troppi) italiani. E qui ci starebbe bene un pistolotto sulla scarsa cultura scientifica nel nostro paese, sulla scuola che privilegia le materie umanistiche, sulle risibili risorse destinate alla ricerca e sulla competenza traballante con cui i media si occupano degli argomenti scientifici, ma ve lo risparmio per pietà e perché nel tempo persone molto più autorevoli di me hanno dedicato al tema saggi e studi più approfonditi.

Ognuno di noi, anche il più refrattario a qualsiasi argomento scientifico, può fare qualcosa per migliorare le cose, o per lo meno per migliorarle in prospettiva. Se è vero che i bambini sono il futuro, come diceva quella canzone, possiamo provare a partire da loro, provare a cercare le risposte alla loro sfilza quotidiana di “e perché?” (ok, senza esagerare) e a interessarli a come funziona il mondo che hanno intorno a loro e col quale dovranno fare i conti per i prossimi decenni.

Quindi, questo Natale riempite pure di regali i vostri figli, nipoti, cuginetti, e figli di amici, di nipoti e via discorrendo con videogiochi, orsacchiotti, bambole, macchinine, DVD, iPod, cellulari e giochi di società, ma lasciate lo spazio per almeno un gioco dal quale possano imparare qualcosa legato alla scienza (e senza che se ne rendano conto: fregati). Se non sapete da dove partire, qui sotto trovate qualche consiglio e link per orientarvi e farvi un’idea, tenendo sempre a mente che in molti casi si tratta di regali che richiedono l’assistenza e la guida di una persona adulta (che deve metterci anche la voglia).

I più grandi esperimenti della scienza: è uno dei tanti prodotti che offre Clementoni, società che da decenni si occupa dei giochi per imparare qualcosa. Nella scatola ci sono diversi strumenti per realizzare un centinaio di esperimenti, le spiegazioni sono chiare e si imparano cose su astronomia, chimica, geologia, biologia, botanica e paleontologia. Buona parte del materiale è di plastica di non particolare qualità, ma comunque resistente e adatta per i bambini che frequentano le elementari.

Il grande laboratorio di chimica: sempre di Clementoni, ha un manuale con 250 esperimenti da fare e dà gli strumenti principali per realizzarli, anche se qualcosa bisogna procacciarselo in giro per casa.

– Clementoni ha molti altri giochi scientifici, li trovate elencati tutti sul sito dell’azienda, alcuni hanno un’offerta limitata, ma ce ne sono di interessanti come quello per creare una serra in miniatura, fare esperimenti sull’elettricità e imparare qualcosa del corpo umano.

– Microscopio: i microscopi sono costosi, ma si può partire da un modello economico per capire se il bambino a cui lo regalate è interessato ai mondi minuscoli. Su Amazon ne trovate di ogni tipo, anche con accessori aggiuntivi e spunti per fare le prime osservazioni.

– Telescopio: vale lo stesso discorso del microscopio, potete iniziare con qualcosa di economico e passare poi a un telescopio più serio se noterete il giusto interesse per stelle, pianeti, costellazioni e compagnia da parte dell’astronomo in erba.

Science tricks: è uno dei prodotti che si possono trovare nel negozio dello Science Museum di Londra (se non ci siete mai andati aggiungetelo alla lista), contiene spunti e materiali per fare giochi scientifici di diverso tipo.

Stazione meteorologica: serve per misurare il vento, la temperatura e la quantità di pioggia caduta.

La scoperta dello Spazio: ha istruzioni ed esperimenti per scoprire come funziona un razzo e realizzare un sistema di atterraggio per una capsula spaziale, più diverse informazioni generali sulle esplorazioni spaziali.

Osserva insetti: è un barattolo nel quale si inserisce l’insetto che si vuole osservare, da tre diverse prospettive e grazie ad alcune lenti d’ingrandimento. È molto essenziale e bisogna fare attenzione che non sia usato sadicamente nei confronti di qualche povero insetto malcapitato.

Sistema solare: è il classico gioco per realizzare un modellino del nostro sistema solare da appendere in camera. Certo, si imparano più cose con una app sul sistema solare, ma un tablet appeso nella cameretta non fa la stessa figura.

Esperimenti schifosi: è un libro della startup Timbuktu realizzato in collaborazione con De Agostini ed è “un manuale per diventare un perfetto scienziato”, realizzando esperimenti di vario tipo e un po’ buffi, con i quali si imparano comunque cose sulla chimica e la scienza in generale. Il libro dà anche l’accesso a una app per tablet e smartphone.

– Libri: se pensate che le scatole con gli strumenti per fare gli esperimenti siano superflue potete sempre regalare un libro. Su Amazon c’è una raccolta piuttosto ricca di libri con esperimenti scientifici per bambini, ricchi di spunti e suggerimenti.

– Applicazioni: certo, certo, siamo agli sgoccioli del 2014 e molte delle cose che fanno i bambini si sono spostate su schermi di smartphone e tablet. Negli store di applicazioni trovate ormai intere sezioni che raccolgono le app per giocare e imparare qualcosa sulla scienza. Insomma, potete cavarvela anche in questo modo, oppure procurandovi un po’ di filo di rame, qualche magnete e una batteria, ché sembra divertente.

pubblicato in scienza, tecnologie. con tag , , , .

L’atterraggio di Philae secondo il TG4

Questo è il modo in cui l’11 novembre è stata data la notizia dell’atterraggio sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko del lander Philae dal TG4, poi avvenuto il giorno seguente. Per ricordarci che siamo capaci di fare cose mirabili e mai tentate prima dall’uomo, ma anche di dire un sacco di fesserie in televisione.

pubblicato in giornali, scienza. con tag , .

Il riscaldamento globale non è un’opinione

Greenland:  A Laboratory For The Symptoms Of Global WarmingIeri, l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPPC), cioè l’organizzazione intergovernativa che si occupa dello studio del cambiamento climatico per conto delle Nazioni Unite, ha diffuso un nuovo rapporto piuttosto allarmante sui potenziali effetti irreversibili sul clima dovuti alle continue emissioni di gas serra, dovute in larga parte alle attività umane. Il rapporto dice che per evitare ulteriori peggioramenti, entro la fine del secolo sarà necessario abbandonare quasi del tutto l’utilizzo dei combustibili fossili.

Il problema del riscaldamento globale è noto da anni, migliaia di ricerche scientifiche ne hanno dimostrato l’esistenza e le cause, eppure fino a ora è stato più facile voltare lo sguardo da un’altra parte o perdersi in un infinito dibattito – spesso assurdo, per non dire di peggio – sulla fondatezza della corposa quantità di studi prodotti. Più del 97 per cento delle ricerche che hanno espresso una posizione sul tema nei loro abstract, per esempio, è arrivato alla conclusione che la principale causa del riscaldamento globale siamo noi bipedi, ma ancora oggi c’è una parte minoritaria che sostiene che, no, noi non c’entriamo niente e che il danno causato dall’uomo al clima è stato sopravvalutato. I detrattori sono pochissimi, ma ricevono di continuo spazio nei media per illustrare le loro tesi strampalate: in molti casi non sono nemmeno climatologi o ricercatori.

La prossima volta che qualcuno vi racconta di averne visto uno in televisione e di essersi fatto venire qualche dubbio, mostrategli questo.

pubblicato in eco-logico, scienza. con tag , , .

Allacciare le cinture sul vulcano

icelandairLa tiritera poco prima del decollo è sempre la stessa: con gesti misurati e un filo marziali, l’hostess mostra come si allacciano le cinture, dove sono le uscite di sicurezza, da dove salteranno fuori le mascherine per l’ossigeno e come caspita si infila il giubbotto di salvataggio (una specie di origami, che vallo a fare nel modo giusto mentre il tuo aereo è precipitato in mare, ammesso sia rimasto intero nel farlo). Il gioco dei mimi con le indicazioni di sicurezza di solito avviene nell’indifferenza generale, ma non nella mia, che vai a sapere perché mi sento in colpa a non seguire quei gesti, a mostrare che sì ti sto dando retta per un minuto mentre cerchi di fare al meglio il tuo lavoro. Poi ci sono gli aerei con gli schermini su ogni sedile, e in quel caso al posto della dimostrazione dal vivo viene mostrato un video soporifero sulle misure di sicurezza, che non si guadagna mai la mia attenzione.

Di ritorno da un viaggio in Islanda fatto di recente (iniziate a mettere i soldi da parte e prima o poi andateci, sul serio), mi sono invece ritrovato a seguire ammirato il video sulle cose da fare se il tuo aereo torna a terra prima del previsto e in modi traumatici. Mi sono sentito quasi ispirato quando il video è finito. Lo potete vedere qui sotto, l’ha fatto Icelandair ed è molto diverso da tutti gli altri. E ti fa venire una gran voglia di tornarci, in Islanda.

pubblicato in viaggi. con tag , , .

Il Mago di Oz è il più mago

dr-ozUn paio di settimane fa un medico che sembra il cugino di Sergio Chiamparino, ma che si chiama Mehmet Oz, è comparso davanti a una commissione del Senato degli Stati Uniti per rispondere ad alcune domande, dopo essersi messo nei guai nella sua trasmissione televisiva parlando di piante “magiche” e “miracolose” per dimagrire. Il dottor Oz conduce da tempo un suo show televisivo, molto seguito negli Stati Uniti e trasmesso in Italia su Fox Life (visibile su Sky), in cui dà dritte e consigli medici per vivere meglio. Oz va in onda praticamente tutti i giorni e ha già condotto più di 800 episodi del suo programma, cosa che evidentemente complica la possibilità di trovare argomenti sempre nuovi e interessanti da proporre ai suoi pazienti catodici.

In alcune puntate Oz ha parlato dell’estratto di caffè verde, un intruglio che viene venduto come prodotto naturale dimagrante, ma che in realtà non ha effetti riscontrabili nella perdita di peso. Il medico è stato accusato di avere diffuso informazioni sbagliate su prodotti che spesso vengono venduti con pubblicità ritenute ingannevoli. Il problema, soprattutto negli Stati Uniti, è però molto più ampio e interessa in generale tutti gli integratori alimentari, sui quali le agenzie federali hanno pochissimi poteri per controllare e sanzionare i loro produttori. Lo ha spiegato benissimo John Oliver la settimana scorsa nel suo Last Week Tonight e lo potete vedere qui sotto: parla svelto in inglese, potete attivare i sottotitoli se temete di perdervi dei pezzi per strada, ed è molto divertente.

pubblicato in radio-e-televisione, scienza. con tag , , , , .
free hit counter