E che diavolo

Ieri mi è passata davanti questa mappa di Slate che mostra dove negli Stati Uniti viene insegnato il creazionismo nelle scuole, anche in quelle sovvenzionate con soldi pubblici. La concentrazione a est, soprattutto sud-est, è notevole. Guardando la mappa ho commentato con un filo di sollievo con un amico che, tutto sommato, tra i molti problemi dell’istruzione in Italia non c’è quello di avere nelle classi chi insegna teorie alternative a quella dell’evoluzione, dando come scientificamente plausibile l’intervento divino (c’è l’ora di religione, ma è un’altra storia).

difendersi-diavoloTuttavia il mio sollievo era destinato a durare solo qualche minuto, perché poco dopo ho visto questa cosa sul sito dell’Università di Bari. L’ateneo più grande per numero di studenti della Puglia ha tenuto proprio ieri un imperdibile evento per presentare il libro “Come difendersi dal diavolo”. La locandina riprende la grafica del volume, con gran copia di fiamme sullo sfondo per farti capire che, sì, si parlerà d’inferno. Alla (annunciata e mancata) presenza del magnifico rettore dell’Università hanno parlato, tra gli altri, l’autrice del libro Patrizia Cattaneo e il decano degli esorcisti padre Cipriano De Meo, che viene lungamente intervistato nel volumetto.

Lisa Signorile era presente all’incontro e ha raccontato qui che cosa ha visto.

Apre la presentazione il prof. Giorgio Otranto, molto noto per la sua militanza cattolica, spiegando che in contemporanea a questo c’e’ un evento sulla Shoah. In effetti, la presentazione di un libro sugli esorcismi il giorno della memoria è “proprio per onorare la Shoah”, secondo il professor Otranto, che si lancia in uno sperticato (e a mio parere di dubbio gusto) parallelo tra il male diabolico e il nazismo (”i due eventi si devono collegare perché siamo in presenza del male”) implicando che la Shoah è frutto del demonio, solo che evidentemente nessun esorcista penso’ che valesse la pena di esorcizzarlo.

Un altro punto su cui Giorgio Otranto, docente di storia del cristianesimo, insiste molto, è che “l’esorcismo e’ un fenomeno storico che precede la religione cristiana”, ma non e’ molto chiaro sino alla fine dove questo filo voglia condurre, anche perché dopo alcuni minuti dall’inizio della conferenza incominciano interruzioni e commenti ad alta voce. Poca roba, solo qualche parola, ma il professore sceglie di non ignorare il disturbo, ribatte in toni rudi e propone un dibattito a porte chiuse, ma il pubblico è abbastanza compatto nel chiedere un dibattito pubblico. [...]

L’intervento però più inaspettato e sicuramente il più interessante è quello di Mariano Rocchi, genetista e Preside di Biologia nella stessa università (ma dov’era il professor Rocchi quando io studiavo biologia?), che lascia Otranto & Co. di ghiaccio perché con fredda e impassibile educazione ricorda che oggi conosciamo cose come il DNA e l’evoluzione, sappiamo come funzionano i geni e il cervello umano, e che parlare ancora di indemoniati e’ un anacronismo e un voler negare le conoscenze attuali. Riceve come risposta che le sue sono pure opinioni come quelle degli altri (inclusa l’evoluzione, ca va sans dire).

E così sono finito sul sito di questa signora Cattaneo per cercare qualche informazione in più, sperando di scoprire che l’Università avesse invitato una luminare di storia delle religioni per occuparsi della figura del diavolo e dell’evoluzione della sua superstizione. Leggendo il “chi siamo” le mie speranze sono state incenerite all’inferno.

La signora Cattaneo, tra le tante cose per presentarsi e illustrare il suo lavoro scrive:

La nostra linea è la fedeltà alla Chiesa cattolica, perché l’ubbidienza salva sempre, anche quando è costosa, ed è l’unica cosa che il diavolo non può imitare, insieme alla carità.

E poi:

Per i problemi legati ai disturbi malefici, consigliamo di pregare alcuni Santi la cui intercessione si rivela particolarmente efficace in questi casi. Inoltre segnaliamo alcuni esorcisti a noi noti, che attualmente esercitano il ministero con il mandato REGOLARE e UFFICIALE del loro Vescovo.

Ma è sulle malattie e le guarigioni che si scopre quanto sia stato fondamentale invitare la signora Cattaneo in una università pubblica per parlare del demonio.

A chi vive la prova della malattia, segnaliamo alcuni carismatici dotati del dono di guarigione, che agiscono IN UBBIDIENZA ALLA CHIESA CATTOLICA, pur senza farne degli idoli né tributare alla loro persona un culto improprio, perchè il culto e la lode vanno resi solo a Dio e non esistono uomini infallibili né confermati in grazia prima della morte. […] invitiamo a tener presente che è solo e sempre Dio il protagonista di ogni conversione, guarigione e liberazione e che talvolta la Sua volontà è diversa dalla nostra, per i Suoi imperscrutabili disegni di bene, che restano insondabili alla mente umana.

Restano insondabili anche alla mente umana le ragioni che hanno spinto il magnifico rettore dell’università a consentire tutto questo.

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I complimenti di Ferrari alle Iene per Stamina

Ammetto di essere rimasto sorpreso dei complimenti nei confronti delle Iene di Mauro Ferrari, il presidente della nuova commissione sul caso Stamina. Intervistato da Giulio Golia, proprio la persona che ha realizzato tutti i contestatissimi servizi sulla vicenda, Ferrari ha detto queste cose:

Io voglio ringraziarvi. Pensiamo a dove stava il paese rispetto a questa discussione, alcuni mesi fa, prima che voi iniziaste ad alzare il livello della conversazione e vediamo dove siamo adesso. Certamente ci sono degli aspetti negativi associati a questa asprezza, a questa violenza nel dibattito, che secondo me proprio non ci sta. Dobbiamo soltanto pensare ai pazienti, soltanto pensare come portare sollievo e cura dove si possa fare, e purtroppo non sempre si può fare.

Vi voglio ringraziare perché adesso, in tanti modi, in funzione proprio della chiarezza con cui voi avete portato alla comunità questo problema, adesso la gente sa che c’è una differenza tra terapie compassionevoli e terapie sperimentali. C’è gente che sa, molta più di quanta ce ne fosse qualche mese fa, cosa vuol dire GLP, cosa vuol dire GMP. La gente comincia a sapere che ci sono certe terapie e certe malattie rare.

Secondo me il livello di acculturazione scientifica, ma anche tecnica su come si portano i farmaci in clinica, si è alzato moltissimo e voi avete un grandissimo merito in questo.

Confido che Ferrari abbia fatto queste dichiarazioni per evitare le polemiche che ci sono state con la precedente commissione, giudicata di parte con una sentenza molto discutibile dal TAR del Lazio. E sono sicuro che il gruppo guidato da Mauro Ferrari farà un lavoro attento e meticoloso sul trattamento Stamina.

Al tempo stesso immagino e spero che nella “chiarezza” e nel “merito” cui fa riferimento Ferrari non rientrino i tanti servizi delle Iene con:

- informazioni inesatte su che cosa sono effettivamente le cure compassionevoli;
- letture parziali di referti medici sui pazienti sottoposti al trattamento;
- video di bambini con malattie incurabili per mostrare miglioramenti non riscontrati scientificamente e con analisi strumentali;
- interviste ai promotori del trattamento senza contraddittorio;
- interviste improvvisate per strada a scienziati con domande del tipo “perché non sperimentate?” “perché non sentite i pazienti?” “e i bambini?”;
- titoli a caratteri cubitali in sovrimpressione come “Gli scienziati contro Stamina?”, “Salvare la vita con le staminali?”, “Stamina: lo scienziato contro le Iene”, “Il ministro salvi Sofia”;
- informazioni parziali sui pazienti che dicono di avere speso migliaia di euro per il trattamento;
- omissioni sugli effetti collaterali riscontrati dalle indagini dei NAS e giudiziarie sul trattamento;
- l’uso continuo e costante di video di bambini con malattie non curabili con domande sul loro futuro nel caso dell’interruzione del trattamento.

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E l’elenco potrebbe continuare a lungo (altre considerazioni le trovate qui e in un post di Antonio Scalari qui). Le Iene non hanno fatto un’informazione imparziale sul caso Stamina e chiunque si sia interessato un minimo alla vicenda se ne può rendere conto, mettendo per esempio a confronto i loro servizi con quello realizzato di recente da Presa Diretta. La divulgazione scientifica è una cosa ben diversa dal mettere insieme qualche illazione, testimonianze strumentali alla tesi che si vuole dimostrare e qualche video per mostrare le differenze tra il prima e il dopo nei pazienti trattati (pazienti, tra l’altro, quasi sempre inconsapevoli, considerato che nei servizi delle Iene sono stati mostrati bambini con pochi anni di vita).

Nei servizi delle Iene non c’è nulla che possa richiamare l’”acculturazione scientifica” di cui parla Ferrari. Chi ha visto solo quei servizi per farsi un’idea sul caso Stamina, e temo siano centinaia di migliaia di persone, ha spento il televisore ogni volta con un pezzo aggiuntivo di informazioni imprecise e distorte. Non ha capito di più su come funziona la ricerca biomedica, non ha potuto farsi un’idea di che cosa significhi mettere in piedi un laboratorio, testare metodi e principi attivi, scrivere paper scientifici e sottoporli alla revisione di altri ricercatori. Si è fatto l’idea che ci sono delle cellule buone, che basta iniettarle nei pazienti e la cosa è fatta. Si sono fatti l’idea che ci sia una pozione di Panoramix che risolve il problema e che ci sono persone cattive che non vogliono che sia usata la pozione.

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Con la faccia di un altro

Di solito mi accorgo di avere incrociato qualcuno che conosco per strada pochi secondi dopo essergli passato di fianco, quando è ormai troppo tardi per rendere socialmente accettabile il fatto di tornare indietro, fermarlo e spiccicare qualche parola di circostanza. Molti ormai lo hanno imparato e assecondano la mia disfunzione premurandosi di fermarsi loro, per primi. Altri probabilmente pensano che sia uno che fa finta di non conoscerli e che tira dritto, o nella migliore delle ipotesi non mi riconoscono e siamo pari.

Passeggio svelto, tra un sacco di pensieri e nella lista delle priorità riconoscere la gente per strada finisce inconsapevolmente agli ultimi posti. Le cose sono sicuramente più difficili per chi soffre di prosopagnosia, la malattia di chi non sa riconoscere i volti, che raccontò molto efficacemente il neurologo Oliver Sacks sul New Yorker di qualche anno fa (lo stesso Sacks ne soffre). Si stima che il 2,5 per cento della popolazione soffra di questo disturbo in forma grave e che almeno il 10 per cento viva con una sua forma lieve spesso non diagnosticata.

Per chi ha la prosopagnosia, di punto in bianco un viso familiare in un determinato contesto diventa totalmente irriconoscibile in un altro. In alcuni casi chi ne soffre non riesce nemmeno a riconoscersi al primo colpo quando vede la sua immagine allo specchio.

Leggendo di FaceSubstitute mi sono chiesto che cosa potrebbe accadere in un futuro (che non è dietro l’angolo) in cui tutti potranno farsi vedere usando la faccia di qualcun altro.

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FaceSubstitute è un progetto, e un giochino, che ti permette di usare la webcam del tuo computer per provare a usare la faccia di qualcun altro. È sufficiente cliccare qui, dare il permesso al browser di condividere la propria webcam con il sito del progetto e schiacciare sul tasto “Start”. Il sistema si calibra automaticamente, riconoscendo la posizione degli occhi, del naso e delle labbra e quando ha finito è pronto per sovrapporre una faccia nota alla propria, naturalmente nella ripresa della webcam.

Per ora tra le facce disponibili ci sono quelle di Justin Bieber, Sean Connery, Bill Murray, Walter White, Barack Obama e la regina Elisabetta II. FaceSubstitute ha qualcosa in comune con i programmi che di solito ti vendono insieme a una webcam o che trovi già installati sul tuo computer (come Photo Booth su Mac), ma funziona tutto da browser, senza dovere installare nulla, ed è inquietante in modo divertente.

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Comunque la pensiate

Auguri.

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Due cose su Stamina

In realtà le cose su stamina potrebbero essere un centinaio, molte scoraggianti, ma ne metto in fila solo un paio.

La prima riguarda le dieci domande indirizzate alle Iene messe insieme e pubblicate un paio di mesi fa da Silvia BencivelliMarco CattaneoSalvo Di GraziaAlice PaceAntonio Scalari e da me. Come era prevedibile, nessuno del programma ha dato almeno una delle dieci risposte. Giulio Golia, la “iena” che ha presentato tutti i servizi sulla vicenda Stamina, ha detto genericamente sui social network (non in trasmissione in prima serata) che per avere le risposte alle sue domande basta guardare i servizi che ha realizzato per Le Iene.

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A chi gli ha fatto notare che diverse cose non tornano nei servizi sul caso Stamina mandati in onda, Golia ha risposto in questo modo.

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È interessante che la risposta ai dubbi sull’obiettività dei servizi su Stamina sia “non ci guardi”, considerato che quei servizi sono stati sono mostrati a centinaia di migliaia (temo milioni) di persone in prima serata su una televisione generalista nazionale. A persone che basano buona parte della loro informazione sulle cose che vedono in televisione e che probabilmente non si sono potute fare un’idea completa di tutta la vicenda. Non conoscendo più approfonditamente il “caso Stamina” è improbabile che queste abbiano cambiato canale e seguito il consiglio “non ci guardi”.

Marco Occhipinti ha collaborato con Giulio Golia alla preparazione dei servizi su Stamina per Le Iene. Non ha risposto alle dieci domande. Sui social network scrive queste cose.

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Ognuno può farsi un’opinione su come è stato raccontato il caso Stamina dalle Iene.

La seconda cosa, ben più importante e rilevante, riguarda la pubblicazione da parte della rivista scientifica Nature di un nuovo durissimo editoriale su Stamina e su come si sono mosse le istituzioni in Italia per affrontarlo. L’editoriale parte dalla decisione del TAR del Lazio di sospendere il decreto con cui era stata nominata dal ministero della Salute la commissione che si era occupata del trattamento, ricordando che questo potrebbe portare al riavvio della sperimentazione. E su questa possibilità a Nature sono alquanto categorici:

Non deve essere permesso. Come hanno già evidenziato Nature e altri gruppi indipendenti di esperti molte volte, non ci sono prove sull’efficacia della presunta terapia, inoltre potrebbe rivelarsi dannosa.

Nature chiede al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, di consentire agli esperti che facevano parte della commissione di rendere pubbliche le loro valutazioni su Stamina per fare chiarezza e che dovrebbe farlo presto “prima che le cose peggiorino ancora”. Perché più le cose restano in sospeso e confuse, più è difficile chiudere la questione, impedire che decine di famiglie siano illuse e che ci siano manifestazioni di piazza con persone che spruzzano il loro sangue sulle foto del presidente della Repubblica.

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Tutti i frutti dell’Expo 2015

Gli organizzatori di Expo 2015 hanno mostrato la mascotte e i personaggi disegnati da Disney per l’esposizione di Milano 2015. È una faccia che sorride formata da 11 ortaggi e frutti che ricorda molto i ritratti di fantasia di Giuseppe Arcimboldo. Ha il pregio di richiamare con chiarezza il tema dell’Expo – cioè quello dell’alimentazione – e di essere amichevole, ma non è molto d’impatto e costruirci un progetto di immagine coordinata intorno non sarà semplice.

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Le mascotte che di solito funzionano meglio sono quelle stilizzate, facilmente identificabili e riconducibili all’evento che rappresentano. Quella dell’Expo è molto complicata e dettagliata, e lo sono pure i singoli frutti che la compongono. E soprattutto sembrano usciti tutti da un cartone animato degli anni Ottanta, questo.

ps. Emidio Picariello mi ha segnalato su Twitter una certa somiglianza con i Vitamini della Coop.

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Tiny blog

Immaginate di leggere questo post e vedere me sullo sfondo, mentre lo scrivo, penso alla punteggiatura, a non fare refusi, mentre mi gratto la testa, tengo una mano sul mento, strabuzzo gli occhi, pulisco gli occhiali, mi distraggo con un Tweet, bevo un sorso d’acqua, rispondo al telefono e intanto osservo il cursore che lampeggia, lampeggia, lampeggia sullo schermo. Ecco, questa è l’idea che per ora è venuta in mente a Kevin Rose (cofondatore di Digg, per dirne una) per la sua nuova piattaforma di blog: i post sono accompagnati dal video, sullo sfondo, del momento in cui sono stati scritti.

Per ora è un’idea come un’altra, ma hai visto mai.

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Tutto un mondo

Ce la mettiamo tutta, ma per fortuna continua a essere un mondo bellissimo.

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Non rompe niente e poi non macchia

crystal-ballRicordo nonno che comprava a me e mia sorella il tubetto di Crystal Ball davanti a scuola, in una cartoleria che in realtà era un lungo corridoio pieno di quaderni, gomme, matite e copertine di plastica, prime responsabili dell’odore che potevi respirare lì dentro. Ricordo la pasta lucida lucida e appiccicosa da mettere sul tubicino azzurro, la boccata d’aria che dovevi spararci dentro per iniziare a gonfiare il palloncino e quel lieve formicolio alle guance quando avevi finito. E poi la noia al terzo palloncino rosso gonfiato, il cesto dei giochi dove finiva il tubetto mezzo usato, con la pasta che si sarebbe seccata dopo qualche giorno. Passavano le settimane, poi la ricorrente musichetta della pubblicità di colpo ti ricordava dell’esistenza dei Crystal Ball e ti ritrovavi in cartoleria a prendere un altro tubetto, questa volta col cappuccio verde.

Oggi il Sole 24 Ore racconta che Crystal Ball non se la passa bene, che rischia il fallimento e solo ora scopro che l’azienda era, ed è, completamente italiana. L’idea dei palloncini venne a Claudio Basini, un chimico brianzolo, la produzione fu avviata nel 1968. L’azienda non ce la fa con le spese e ha organizzato una raccolta fondi online per acquistare un nuovo macchinario, che le consenta di produrre e mettere in vendita confezioni monodose per fare i palloncini. La raccolta inizierà il prossimo 5 dicembre su Eppela attraverso la vendita di kit che saranno spediti entro la fine del mese.

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Dieci domande alle Iene su Stamina

A inizio ottobre il ministero della Salute ha deciso di cancellare l’annunciata sperimentazione del cosiddetto “metodo” Stamina, il discusso trattamento a base di cellule staminali duramente criticato da esperti e ricercatori, e definito sostanzialmente una frode scientifica in un articolo di Nature sulle procedure che erano state avviate per brevettarlo. Il caso Stamina è diventato tale soprattutto in seguito ai numerosi servizi di Giulio Golia trasmessi in prima serata dalla trasmissione televisiva Le Iene. Per mesi Golia ha mostrato bambini affetti da gravi patologie, indugiando sulla loro sofferenza e raccontando gli sforzi dei loro familiari per ottenere la possibilità di avviare, o proseguire, il trattamento con il “metodo” Stamina. Nei numerosi servizi è stato dedicato pochissimo spazio alle obiezioni, alle perplessità e alle prove scientifiche contro il sistema Stamina, preferendo far leva su emozioni e sentimenti.

Molti degli spettatori che hanno visto i servizi delle Iene, e che basano buona parte della loro informazione sulle cose che vedono in televisione, probabilmente non si sono potuti fare un’idea completa di tutta la storia di Stamina. Per questo motivo, e per riportare un po’ di ordine, un gruppo di giornalisti scientifici ed esperti – che si sono occupati con articoli e commenti di Stamina – ha deciso di proporre dieci domande a Golia e alla redazione delle Iene.

Le domande sono state preparate da Silvia Bencivelli, Marco Cattaneo, Salvo Di Grazia, Alice Pace, Antonio Scalari e da me (la buona causa mi ha dato una mano a vincere la ritrosia a usare il format delle “dieci domande a”).

1. Perché voi delle Iene non spingete Davide Vannoni a rendere pubblico il metodo Stamina? Se è davvero così efficace, non pensa sia giusto dare la possibilità a tutti i medici e pazienti di adottarlo?

2. Nei suoi servizi per Le Iene ci ha mostrato alcuni piccoli pazienti in cura con il metodo Stamina. Dopo otto mesi e quasi 20 puntate, perché non ha mai coinvolto le altre persone che Vannoni dice di aver curato negli ultimi anni, invitandole a mostrare i benefici del metodo Stamina?

3. Perché non ha mai sentito la necessità di dare voce anche a quei genitori che, sebbene colpiti dalla stessa sofferenza, non richiedono il trattamento Stamina e anzi sono critici sulla sua adozione?

4. Nel primo servizio su Stamina lei dice che Vannoni prova a curare con le staminali casi disperati «con un metodo messo a punto dal suo gruppo di ricerca». Di quale gruppo di ricerca parla? Di quale metodo?

5. La Sma1 non sarebbe rientrata nella sperimentazione nemmeno se il Comitato l’avesse autorizzata, perché lo stesso Vannoni l’ha esclusa, ritenendola troppo difficile da valutare in un anno e mezzo di studi clinici. Come mai continua a utilizzare i bambini colpiti da questa patologia come bandiera per la conquista delle cure compassionevoli?

6. Perché non ha approfondito la notizia delle indagini condotte dalla procura di Torino su 12 persone, tra cui alcuni medici e lo stesso Vannoni, per ipotesi di reato di somministrazione di farmaci imperfetti e pericolosi per la salute pubblica, truffa e associazione a delinquere?

7. Perché non ha mai interpellato nemmeno uno dei pazienti elencati nelle indagini della procura di Torino?

8. Perché ha omesso ogni riferimento alle accuse di frode scientifica da parte della comunità scientifica a Vannoni, al dibattito attorno alle domande di brevetto e alle controversie che hanno portato a un ritardo nella consegna dei protocolli per la sperimentazione?

9. In trasmissione lei fa riferimento alle cure compassionevoli, regolamentate dal Decreto Turco-Fazio. Perché non ha spiegato che il decreto prevede l’applicazione purché «siano disponibili dati scientifici, che ne giustifichino l’uso, pubblicati su accreditate riviste internazionali»?

10. Se il metodo Stamina si dimostrasse inefficace, che cosa si sentirebbe di dire alle famiglie dei pazienti e all’opinione pubblica?

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