Allacciare le cinture sul vulcano

icelandairLa tiritera poco prima del decollo è sempre la stessa: con gesti misurati e un filo marziali, l’hostess mostra come si allacciano le cinture, dove sono le uscite di sicurezza, da dove salteranno fuori le mascherine per l’ossigeno e come caspita si infila il giubbotto di salvataggio (una specie di origami, che vallo a fare nel modo giusto mentre il tuo aereo è precipitato in mare, ammesso sia rimasto intero nel farlo). Il gioco dei mimi con le indicazioni di sicurezza di solito avviene nell’indifferenza generale, ma non nella mia, che vai a sapere perché mi sento in colpa a non seguire quei gesti, a mostrare che sì ti sto dando retta per un minuto mentre cerchi di fare al meglio il tuo lavoro. Poi ci sono gli aerei con gli schermini su ogni sedile, e in quel caso al posto della dimostrazione dal vivo viene mostrato un video soporifero sulle misure di sicurezza, che non si guadagna mai la mia attenzione.

Di ritorno da un viaggio in Islanda fatto di recente (iniziate a mettere i soldi da parte e prima o poi andateci, sul serio), mi sono invece ritrovato a seguire ammirato il video sulle cose da fare se il tuo aereo torna a terra prima del previsto e in modi traumatici. Mi sono sentito quasi ispirato quando il video è finito. Lo potete vedere qui sotto, l’ha fatto Icelandair ed è molto diverso da tutti gli altri. E ti fa venire una gran voglia di tornarci, in Islanda.

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Il Mago di Oz è il più mago

dr-ozUn paio di settimane fa un medico che sembra il cugino di Sergio Chiamparino, ma che si chiama Mehmet Oz, è comparso davanti a una commissione del Senato degli Stati Uniti per rispondere ad alcune domande, dopo essersi messo nei guai nella sua trasmissione televisiva parlando di piante “magiche” e “miracolose” per dimagrire. Il dottor Oz conduce da tempo un suo show televisivo, molto seguito negli Stati Uniti e trasmesso in Italia su Fox Life (visibile su Sky), in cui dà dritte e consigli medici per vivere meglio. Oz va in onda praticamente tutti i giorni e ha già condotto più di 800 episodi del suo programma, cosa che evidentemente complica la possibilità di trovare argomenti sempre nuovi e interessanti da proporre ai suoi pazienti catodici.

In alcune puntate Oz ha parlato dell’estratto di caffè verde, un intruglio che viene venduto come prodotto naturale dimagrante, ma che in realtà non ha effetti riscontrabili nella perdita di peso. Il medico è stato accusato di avere diffuso informazioni sbagliate su prodotti che spesso vengono venduti con pubblicità ritenute ingannevoli. Il problema, soprattutto negli Stati Uniti, è però molto più ampio e interessa in generale tutti gli integratori alimentari, sui quali le agenzie federali hanno pochissimi poteri per controllare e sanzionare i loro produttori. Lo ha spiegato benissimo John Oliver la settimana scorsa nel suo Last Week Tonight e lo potete vedere qui sotto: parla svelto in inglese, potete attivare i sottotitoli se temete di perdervi dei pezzi per strada, ed è molto divertente.

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Un giorno di MOSE sui giornali

mercante-venezia-al-pacinoL’inchiesta sul MOSE di Venezia è stata ampiamente raccontata sui giornali, attraverso articoli sui verbali della procura, commenti e analisi con notevoli guizzi creativi dal punto di vista della narrazione giornalistica. Le grandi dimensioni dell’inchiesta, quelle del progetto per costruire le barriere contro l’acqua alta, il riferimento biblico nel nome del MOSE e gli stereotipi nati intorno a Venezia e alla sua ricca storia millenaria hanno ispirato cronisti e analisti, che in qualche caso si sono lasciati prendere un po’ la mano. Visto che al Post abbiamo una spiccata sensibilità (forse eccessiva e paranoica, dirà qualcuno) per il giornalese, la lingua che si legge solo sui giornali, ho messo insieme qualche esempio sul modo in cui è stata raccontata l’inchiesta del MOSE sui tre principali giornali di carta italiani, nelle sole edizioni di giovedì 5 giugno.

Repubblica

– Un’ondata di arresti ha travolto la laguna.

– Mose ha aperto le acque, sotto c’è il baratro di Venezia. Un fondale melmoso dove hanno strisciato per dieci anni politici squali affamati di tangenti.
– Questi qua sono loro, il branco di piranha che s’addensava intorno agli squali.
– Si accontentava di piccole tranches “da 15mila euro a volta”. Più che un’idrovora una cerniera.
– I mazzettari della laguna.
– Un abisso talmente profondo.
– Tutto nello stesso contenitore che tiene dentro squali, piranha e pesci piccoli.
– Non manca nessuno nel canovaccio di questa commedia dell’arte (di rubare).
– Così parlò l’uomo del Mose prima che le acque si aprissero.

– Venezia è sotto shock.
– È un fango più dannoso dell’acqua alta.

– La madre di tutte le abbuffate della storia recente d’Italia, capace di far impallidire come un giochino da minorenni la Tangentopoli del 1992.

– Il doge degli appalti in laguna.

 

Corriere della Sera

– A posteriori era meglio con l’accento. Nel marzo del 2010 Giorgio Orsoni divenne il Mose del centrosinistra veneto, la barriera umana che aveva fermato alle bocche di porto di alta marea Renato Brunetta.

– Minutillo ha rotto gli argini dell’inchiesta toccando il livello politico.

– Ha governato il Veneto come un piccolo e indiscusso doge.

 

La Stampa

– Mose, Venezia affonda tra le tangenti.

– Il 12 luglio 2013 arriva la seconda ondata di arresti.
– C’è di tutto in questa marea di schifezze che sta sommergendo Venezia.
– Cinque miliardi per salvare Venezia dalle sue acque, ma non dagli squali.
– Secondo i magistrati la rete di spionaggio comprendeva di tutto: da magistrati contabili, a poliziotti, a funzionari dei servizi. L’acqua marcia di Venezia.

– Il Mose che forse salverà Venezia ma ora fa affondare un intero sistema politico.

– Venezia è un imbroglio, e dire che Guccini lo cantava già trent’anni fa.

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Vaccini 5 stelle

signsDa aggiungere alle ineffabili iniziative parlamentari del Movimento 5 Stelle, dopo il grano saraceno, c’è quella molto scombinata sui vaccini. In un proposta di legge presentata nello scorso gennaio “sull’informazione e sull’eventuale diniego dell’uso dei vaccini per il personale della pubblica amministrazione”, sono riportate inesattezze e affermazioni parascientifiche, tipo questa:

Recenti studi hanno però messo in luce collegamenti tra le vaccinazioni e alcune malattie specifiche quali la leucemia, intossicazioni, infiammazioni, immunodepressioni, mutazioni genetiche trasmissibili, malattie tumorali, autismo e allergie.

Le “mutazioni genetiche trasmissibili” messe così fuori contesto fanno abbastanza ridere, se non fosse che si tratta di un testo presentato in Parlamento. Qui trovate un po’ di informazioni sulla vera storia vaccini-autismo, frutto di una delle più grandi frodi scientifiche di sempre.

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Il M5S e il grano saraceno

Da ieri sera circola molto sui social una proposta di legge dei deputati del Movimento 5 Stelle che fanno parte della Commissione agricoltura della Camera per l’inasprimento delle pene “in materia di contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari”, presentata l’estate scorsa. Nella proposta dei 5 Stelle, da sempre apertamente contro gli OGM, si legge che i consumatori si illudono di usare prodotti made in Italy, mentre in realtà ignorano l’effettiva provenienza dei cibi che mangiano. E per chiarire come buona parte dei prodotti provengano in realtà dall’estero, dal M5S viene fatto questo esempio:

La pasta venduta in Italia è prodotta per un terzo con grano saraceno.

Naturalmente l’utilizzo di grano saraceno nella pasta non costituisce una contraffazione alimentare per il made in Italy. Il grano saraceno non ha una provenienza “saracena” (aggettivo che indica di tutto) ed è un tipo di poligonacea prodotto e utilizzato da secoli in diversi piatti della tradizione italiana. È originario dell’Asia centrale e viene coltivato nei paesi freddi perché è più resistente di altre erbe. In Italia è presente da tempo nelle vallate alpine, veniva usato come mangime negli alpeggi e per produrre una farina, nemmeno di grande qualità, a scopo alimentare. Inoltre, non risulta da nessuna parte che la pasta prodotta in Italia sia fatta “per un terzo con grano saraceno” come hanno scritto quelli del M5S nella loro proposta di legge. Sarebbe antieconomico per i produttori.

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Lo strafalcione è stato ripreso e commentato molto online, con prese in giro e valutazioni di vario tipo sulla scarsa preparazione dei deputati del M5S su argomenti di questo tipo. Il testo della proposta di legge sembra del resto indicare che i suoi estensori siano convinti del fatto che il grano saraceno si chiami così perché non viene prodotto in Italia.

La faccenda era già stata segnalata lo scorso aprile su un blog che si occupa di agricoltura. Filippo Gallinella, il primo firmatario della proposta di legge, rispose spiegando che il testo presentato alla Camera conteneva un refuso: il M5S non voleva dire “grano saraceno” ma “grano straniero”. L’errore era già contenuto in una relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria in campo commerciale, la frase è stata estrapolata e usata così com’era nella proposta di legge M5S (che a pagina 2 ha anche un notevole “perseguitabili” invece di “perseguibili”).

Si può quindi prendere per buona la versione del refuso, anche se – a maggior ragione – sarebbero bastati qualche verifica in più e un po’ di buon senso per non ripetere l’errore della relazione. Se lo trascrivi così com’è vuol dire che lo condividi. Nel passato recente, del resto, il Movimento 5 Stelle ci ha abituati a dichiarazioni piuttosto eccentriche su temi legati alla scienza, all’ambiente e all’alimentazione. La sua capogruppo al Senato non ha escluso che possano esistere le scie chimiche, il gruppo parlamentare del M5S si è detto a favore del trattamento Stamina, una deputata ha detto di credere alle sirene (sì, quelle tipo Ariel), un deputato è convinto che negli Stati Uniti impiantino microchip sottopelle per controllare la popolazione, e Beppe Grillo tra le tante dice che negli Stati Uniti puoi andare in un ufficio pubblico per chiedere la stampa di una casa 3D.

Granturco, you’re next.

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“Aspettiamo i dati reali”

Lista delle cose che sento da sempre dire in tv nelle ore di attesa dei risultati elettorali.

I primi intervistati
– Aspettiamo i dati reali.
– È troppo presto per fare previsioni, sappiamo come è andata altre volte.
– Ci risentiamo tra un’ora.
– Il dato dell’affluenza è un primo segnale, per tutti.
– Ha comunque vinto l’astensionismo.

Gli inviati nelle sedi di partito
– Qui c’è un clima di grande attesa.
– Per ora ci sono poche persone, ma la sala si sta riempiendo.
– Ci siamo persi X, era qui fino a poco fa, adesso lo cerchiamo.
– Scusi, X, siamo in diretta, ora, venga.
– X non ha l’auricolare, ripeto la domanda da studio.
– X è ancora chiuso nel suo ufficio dove sta seguendo lo scrutinio.
– Gira voce che potrebbe arrivare anche Y per un breve discorso.
– Non vi sento.
– Ma siamo in onda?
– Ecco, ecco, è arrivato X, ma la nostra telecamera non lo può inquadrare perché non si può muovere.

Gli inviati al ministero dell’Interno (che potrebbero avere gli stessi dati consultando il sito dell’Interno dalla redazione)
– Qui i dati arrivano molto lentamente.
– Siamo ancora a solo X seggi su Y, se volete ho il dato parziale di Maccastorna.
– Il dato delle proiezioni è diverso da quello reale parziale, del resto è inevitabile.
– Sta per parlare il ministro dell’Interno per dare il dato dell’affluenza, che comunque abbiamo già visto sul sito del ministero.
– Non vi sento.
– Ma siamo in onda?
– È ancora tutto molto lento.

Gli intervistati del bicchiere mezzo pieno
– È comunque una vittoria.
– Abbiamo preso meno voti rispetto alle politiche, ma siamo comunque cresciuti nelle nostre regioni di riferimento.
– È sicuramente un segnale, ma bisogna guardare al voto nel suo complesso.
– È sicuramente un segnale, ma bisogna guardare il voto nel dettaglio, il dato di X e di Y ci dice che ci sono interi pezzi d’Italia con noi.

Quelli appesi all’ultima speranza
– I dati che mi hanno comunicato dal partito sono diversi, vedrete che ci sarà un cambiamento nell’andamento dei voti.
– Fino all’ultimo voto scrutinato può succedere di tutto, soprattutto nelle circoscrizioni dove siamo più forti.
– L’ultima volta abbiamo recuperato nelle ultime ore di scrutinio.
– Siamo più forti nelle regioni dove storicamente i dati sono comunicati con più lentezza.

Le parole più ricorrenti
Forchetta, forbice, dato reale, proiezione, campione, commento, a caldo, un flash, exit poll, colleghiamoci, ricolleghiamoci, sentiamo, per cento, all’ultimo voto, emiciclo, europeo, a sorpresa, lunga notte.

Gli autocritici (pochi)
– Non abbiamo saputo comunicare le nostre idee.
– Si dovrà fare un’analisi più approfondita del voto, ma è chiaro che gli elettori ci chiedono alcuni cambiamenti, e rapidamente.
– Speravamo in un risultato migliore, dobbiamo ripartire da prima del voto e capire che cosa non ha funzionato.
– Dovevamo comunicare meglio in che cosa siamo alternativi al resto dell’offerta politica.
– Abbiamo pagato per i nostri errori in campagna elettorale.

Quelli che danno spiegazioni creative o elusive (tanti)
– In termini assoluti siamo andati meno bene, ma in termini relativi c’è una nostra chiara e netta affermazione.
– Abbiamo preso meno voti della volta scorsa, ma più voti di quanto dicevano i sondaggi ed è quindi ugualmente un’importante vittoria.
– Certo, gli elettori ci hanno dato un segnale, ma non dimentichiamo che da domani in Parlamento si parla del disegno di legge X.
– È andata meno bene di quanto speravamo, ma non possiamo trarre una valutazione di politica nazionale su elezioni europee.
– Avevamo detto che avremmo vinto e abbiamo vinto, anche se non siamo arrivati primi.
– Il voto in un giorno solo ci ha penalizzati, soprattutto al nord / centro / sud.
– Nonostante la par condicio, ci hanno dato meno spazi degli altri in campagna elettorale.
– Con una campagna elettorale più lunga avremmo sicuramente fatto meglio.
– La vera sfida sono le prossime elezioni.

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Le elezioni europee e la scienza

scenari-europee-2014Che piani ci sono per gli OGM? E per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica? Saranno mantenute in Italia le restrizioni non previste dalla direttiva europea sull’uso di animali a fini sperimentali?

Ci sono un sacco di cose che si potrebbero chiedere ai candidati alle imminenti elezioni europee in tema di ricerca, ambiente e più in generale sulle opportunità in ambito scientifico dei prossimi anni. Come aveva fatto per le elezioni politiche, Dibattito Scienza, il gruppo che si occupa di portare tematiche scientifiche all’interno del confronto politico, ha pubblicato cinque domande indirizzate ai partiti e ai movimenti che si sono candidati al Parlamento Europeo. Le domande sono state pubblicate alcune settimane fa, ma a meno di dieci giorni dal voto, nemmeno un partito ha mandato le sue risposte.*

Vale la pena ricordargliele.

1. Attualmente l’autorizzazione all’immissione in commercio di varietà agricole geneticamente modificate (OGM) viene rilasciata direttamente a livello europeo. Ritiene soddisfacente questa situazione, e la procedura relativa? In caso contrario, che cosa cambierebbe?

2. Secondo l’ACEA (Associazione dei Costruttori Europei di Automobili), le misure europee sulle emissioni di CO2 penalizzeranno la competitività dell’industria automobilistica di tutto il continente. Considerato che il trasporto su gomma contribuisce comunque a circa 1/5 delle emissioni ed è l’unico in aumento, lei come affronterà la questione?

3. Il prossimo Parlamento voterà il pacchetto su rinnovabili ed emissioni di gas serra proposto dalla Commissione Europea per il 2030. Quali misure ritiene adeguate e di quali proporrà invece una modifica?

4. L’Italia ha recentemente recepito la Direttiva Europea 2010/63 che regola l’uso di animali a fini sperimentali, introducendo alcune restrizioni supplementari non previste dalla Direttiva originale. Ritiene che sia l’Italia a dover fare un passo indietro, o l’Europa a introdurre restrizioni analoghe?

5. L’ECDC (European Center for Disease Prevention and Control) gestisce programmi specifici per il controllo delle malattie prevenibili coi vaccini. Ritiene adeguati gli attuali programmi? In caso contrario, quali cambiamenti riterrebbe opportuni?

*Aggiornamento di sabato 17 maggio 2014
Qualcosa inizia a muoversi: nella serata di venerdì, il Partito Democratico ha inviato le sue risposte a Dibattito Scienza, saranno pubblicate online lunedì.

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E che diavolo

Ieri mi è passata davanti questa mappa di Slate che mostra dove negli Stati Uniti viene insegnato il creazionismo nelle scuole, anche in quelle sovvenzionate con soldi pubblici. La concentrazione a est, soprattutto sud-est, è notevole. Guardando la mappa ho commentato con un filo di sollievo con un amico che, tutto sommato, tra i molti problemi dell’istruzione in Italia non c’è quello di avere nelle classi chi insegna teorie alternative a quella dell’evoluzione, dando come scientificamente plausibile l’intervento divino (c’è l’ora di religione, ma è un’altra storia).

difendersi-diavoloTuttavia il mio sollievo era destinato a durare solo qualche minuto, perché poco dopo ho visto questa cosa sul sito dell’Università di Bari. L’ateneo più grande per numero di studenti della Puglia ha tenuto proprio ieri un imperdibile evento per presentare il libro “Come difendersi dal diavolo”. La locandina riprende la grafica del volume, con gran copia di fiamme sullo sfondo per farti capire che, sì, si parlerà d’inferno. Alla (annunciata e mancata) presenza del magnifico rettore dell’Università hanno parlato, tra gli altri, l’autrice del libro Patrizia Cattaneo e il decano degli esorcisti padre Cipriano De Meo, che viene lungamente intervistato nel volumetto.

Lisa Signorile era presente all’incontro e ha raccontato qui che cosa ha visto.

Apre la presentazione il prof. Giorgio Otranto, molto noto per la sua militanza cattolica, spiegando che in contemporanea a questo c’e’ un evento sulla Shoah. In effetti, la presentazione di un libro sugli esorcismi il giorno della memoria è “proprio per onorare la Shoah”, secondo il professor Otranto, che si lancia in uno sperticato (e a mio parere di dubbio gusto) parallelo tra il male diabolico e il nazismo (”i due eventi si devono collegare perché siamo in presenza del male”) implicando che la Shoah è frutto del demonio, solo che evidentemente nessun esorcista penso’ che valesse la pena di esorcizzarlo.

Un altro punto su cui Giorgio Otranto, docente di storia del cristianesimo, insiste molto, è che “l’esorcismo e’ un fenomeno storico che precede la religione cristiana”, ma non e’ molto chiaro sino alla fine dove questo filo voglia condurre, anche perché dopo alcuni minuti dall’inizio della conferenza incominciano interruzioni e commenti ad alta voce. Poca roba, solo qualche parola, ma il professore sceglie di non ignorare il disturbo, ribatte in toni rudi e propone un dibattito a porte chiuse, ma il pubblico è abbastanza compatto nel chiedere un dibattito pubblico. [...]

L’intervento però più inaspettato e sicuramente il più interessante è quello di Mariano Rocchi, genetista e Preside di Biologia nella stessa università (ma dov’era il professor Rocchi quando io studiavo biologia?), che lascia Otranto & Co. di ghiaccio perché con fredda e impassibile educazione ricorda che oggi conosciamo cose come il DNA e l’evoluzione, sappiamo come funzionano i geni e il cervello umano, e che parlare ancora di indemoniati e’ un anacronismo e un voler negare le conoscenze attuali. Riceve come risposta che le sue sono pure opinioni come quelle degli altri (inclusa l’evoluzione, ca va sans dire).

E così sono finito sul sito di questa signora Cattaneo per cercare qualche informazione in più, sperando di scoprire che l’Università avesse invitato una luminare di storia delle religioni per occuparsi della figura del diavolo e dell’evoluzione della sua superstizione. Leggendo il “chi siamo” le mie speranze sono state incenerite all’inferno.

La signora Cattaneo, tra le tante cose per presentarsi e illustrare il suo lavoro scrive:

La nostra linea è la fedeltà alla Chiesa cattolica, perché l’ubbidienza salva sempre, anche quando è costosa, ed è l’unica cosa che il diavolo non può imitare, insieme alla carità.

E poi:

Per i problemi legati ai disturbi malefici, consigliamo di pregare alcuni Santi la cui intercessione si rivela particolarmente efficace in questi casi. Inoltre segnaliamo alcuni esorcisti a noi noti, che attualmente esercitano il ministero con il mandato REGOLARE e UFFICIALE del loro Vescovo.

Ma è sulle malattie e le guarigioni che si scopre quanto sia stato fondamentale invitare la signora Cattaneo in una università pubblica per parlare del demonio.

A chi vive la prova della malattia, segnaliamo alcuni carismatici dotati del dono di guarigione, che agiscono IN UBBIDIENZA ALLA CHIESA CATTOLICA, pur senza farne degli idoli né tributare alla loro persona un culto improprio, perchè il culto e la lode vanno resi solo a Dio e non esistono uomini infallibili né confermati in grazia prima della morte. […] invitiamo a tener presente che è solo e sempre Dio il protagonista di ogni conversione, guarigione e liberazione e che talvolta la Sua volontà è diversa dalla nostra, per i Suoi imperscrutabili disegni di bene, che restano insondabili alla mente umana.

Restano insondabili anche alla mente umana le ragioni che hanno spinto il magnifico rettore dell’università a consentire tutto questo.

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I complimenti di Ferrari alle Iene per Stamina

Ammetto di essere rimasto sorpreso dei complimenti nei confronti delle Iene di Mauro Ferrari, il presidente della nuova commissione sul caso Stamina. Intervistato da Giulio Golia, proprio la persona che ha realizzato tutti i contestatissimi servizi sulla vicenda, Ferrari ha detto queste cose:

Io voglio ringraziarvi. Pensiamo a dove stava il paese rispetto a questa discussione, alcuni mesi fa, prima che voi iniziaste ad alzare il livello della conversazione e vediamo dove siamo adesso. Certamente ci sono degli aspetti negativi associati a questa asprezza, a questa violenza nel dibattito, che secondo me proprio non ci sta. Dobbiamo soltanto pensare ai pazienti, soltanto pensare come portare sollievo e cura dove si possa fare, e purtroppo non sempre si può fare.

Vi voglio ringraziare perché adesso, in tanti modi, in funzione proprio della chiarezza con cui voi avete portato alla comunità questo problema, adesso la gente sa che c’è una differenza tra terapie compassionevoli e terapie sperimentali. C’è gente che sa, molta più di quanta ce ne fosse qualche mese fa, cosa vuol dire GLP, cosa vuol dire GMP. La gente comincia a sapere che ci sono certe terapie e certe malattie rare.

Secondo me il livello di acculturazione scientifica, ma anche tecnica su come si portano i farmaci in clinica, si è alzato moltissimo e voi avete un grandissimo merito in questo.

Confido che Ferrari abbia fatto queste dichiarazioni per evitare le polemiche che ci sono state con la precedente commissione, giudicata di parte con una sentenza molto discutibile dal TAR del Lazio. E sono sicuro che il gruppo guidato da Mauro Ferrari farà un lavoro attento e meticoloso sul trattamento Stamina.

Al tempo stesso immagino e spero che nella “chiarezza” e nel “merito” cui fa riferimento Ferrari non rientrino i tanti servizi delle Iene con:

– informazioni inesatte su che cosa sono effettivamente le cure compassionevoli;
– letture parziali di referti medici sui pazienti sottoposti al trattamento;
– video di bambini con malattie incurabili per mostrare miglioramenti non riscontrati scientificamente e con analisi strumentali;
– interviste ai promotori del trattamento senza contraddittorio;
– interviste improvvisate per strada a scienziati con domande del tipo “perché non sperimentate?” “perché non sentite i pazienti?” “e i bambini?”;
– titoli a caratteri cubitali in sovrimpressione come “Gli scienziati contro Stamina?”, “Salvare la vita con le staminali?”, “Stamina: lo scienziato contro le Iene”, “Il ministro salvi Sofia”;
– informazioni parziali sui pazienti che dicono di avere speso migliaia di euro per il trattamento;
– omissioni sugli effetti collaterali riscontrati dalle indagini dei NAS e giudiziarie sul trattamento;
– l’uso continuo e costante di video di bambini con malattie non curabili con domande sul loro futuro nel caso dell’interruzione del trattamento.

iene-stamina

E l’elenco potrebbe continuare a lungo (altre considerazioni le trovate qui e in un post di Antonio Scalari qui). Le Iene non hanno fatto un’informazione imparziale sul caso Stamina e chiunque si sia interessato un minimo alla vicenda se ne può rendere conto, mettendo per esempio a confronto i loro servizi con quello realizzato di recente da Presa Diretta. La divulgazione scientifica è una cosa ben diversa dal mettere insieme qualche illazione, testimonianze strumentali alla tesi che si vuole dimostrare e qualche video per mostrare le differenze tra il prima e il dopo nei pazienti trattati (pazienti, tra l’altro, quasi sempre inconsapevoli, considerato che nei servizi delle Iene sono stati mostrati bambini con pochi anni di vita).

Nei servizi delle Iene non c’è nulla che possa richiamare l’”acculturazione scientifica” di cui parla Ferrari. Chi ha visto solo quei servizi per farsi un’idea sul caso Stamina, e temo siano centinaia di migliaia di persone, ha spento il televisore ogni volta con un pezzo aggiuntivo di informazioni imprecise e distorte. Non ha capito di più su come funziona la ricerca biomedica, non ha potuto farsi un’idea di che cosa significhi mettere in piedi un laboratorio, testare metodi e principi attivi, scrivere paper scientifici e sottoporli alla revisione di altri ricercatori. Si è fatto l’idea che ci sono delle cellule buone, che basta iniettarle nei pazienti e la cosa è fatta. Si sono fatti l’idea che ci sia una pozione di Panoramix che risolve il problema e che ci sono persone cattive che non vogliono che sia usata la pozione.

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Con la faccia di un altro

Di solito mi accorgo di avere incrociato qualcuno che conosco per strada pochi secondi dopo essergli passato di fianco, quando è ormai troppo tardi per rendere socialmente accettabile il fatto di tornare indietro, fermarlo e spiccicare qualche parola di circostanza. Molti ormai lo hanno imparato e assecondano la mia disfunzione premurandosi di fermarsi loro, per primi. Altri probabilmente pensano che sia uno che fa finta di non conoscerli e che tira dritto, o nella migliore delle ipotesi non mi riconoscono e siamo pari.

Passeggio svelto, tra un sacco di pensieri e nella lista delle priorità riconoscere la gente per strada finisce inconsapevolmente agli ultimi posti. Le cose sono sicuramente più difficili per chi soffre di prosopagnosia, la malattia di chi non sa riconoscere i volti, che raccontò molto efficacemente il neurologo Oliver Sacks sul New Yorker di qualche anno fa (lo stesso Sacks ne soffre). Si stima che il 2,5 per cento della popolazione soffra di questo disturbo in forma grave e che almeno il 10 per cento viva con una sua forma lieve spesso non diagnosticata.

Per chi ha la prosopagnosia, di punto in bianco un viso familiare in un determinato contesto diventa totalmente irriconoscibile in un altro. In alcuni casi chi ne soffre non riesce nemmeno a riconoscersi al primo colpo quando vede la sua immagine allo specchio.

Leggendo di FaceSubstitute mi sono chiesto che cosa potrebbe accadere in un futuro (che non è dietro l’angolo) in cui tutti potranno farsi vedere usando la faccia di qualcun altro.

facesubstitute

FaceSubstitute è un progetto, e un giochino, che ti permette di usare la webcam del tuo computer per provare a usare la faccia di qualcun altro. È sufficiente cliccare qui, dare il permesso al browser di condividere la propria webcam con il sito del progetto e schiacciare sul tasto “Start”. Il sistema si calibra automaticamente, riconoscendo la posizione degli occhi, del naso e delle labbra e quando ha finito è pronto per sovrapporre una faccia nota alla propria, naturalmente nella ripresa della webcam.

Per ora tra le facce disponibili ci sono quelle di Justin Bieber, Sean Connery, Bill Murray, Walter White, Barack Obama e la regina Elisabetta II. FaceSubstitute ha qualcosa in comune con i programmi che di solito ti vendono insieme a una webcam o che trovi già installati sul tuo computer (come Photo Booth su Mac), ma funziona tutto da browser, senza dovere installare nulla, ed è inquietante in modo divertente.

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