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Poesia in lavanderia

Mentre da noi i panni sporchi si lavano in famiglia, nelle grandi metropoli degli Stati Uniti vige da decenni l’abitudine di lavare i vestiti nelle grandi lavanderie self-service. Queste agorà dell’ammorbidente sono quotidianamente affollate da individui di ogni estrazione sociale, accomunati dall’eterna lotta contro macchie di olio e fango. In realtà, una volta riempita la lavatrice a gettone, all’avventore resta ben poco da fare: seduto su una scomoda panchina in attesa del suo bucato può scegliere di riempire il tempo d’attesa facendosi ipnotizzare dai giri del cestello, oppure dedicandosi alla lettura di un libro o immergendosi nell’ascolto del proprio iPod.

La scrittrice newyorkese Emily Rubin ha deciso di offrire un’alternativa allettante, ma soprattutto gratuita, per colmare i lunghi tempi di attesa. È nata così Dirty Laundry, un’iniziativa per diffondere la cultura della poesia nelle lavanderie automatiche statunitensi. Partendo dal presupposto che “ognuno nella propria vita abbia a che fare, materialmente e metaforicamente, con i panni sporchi”, Emily Rubin ha dato il via a una fortunata serie di letture di poesie cui possono partecipare attivamente i clienti della lavanderia.

Tra un prelavaggio e un ciclo di colorati, ogni utente ha la possibilità di leggere una propria poesia agli astanti, con i quali può successivamente avviare un dibattito per raccogliere le impressioni a caldo sul componimento. In poche settimane decine di anonimi del bucato sono diventati piccole celebrità, ricercate e osannate da un crescente pubblico desideroso di ascoltare nuovi illuminati versi mentre smacchia i propri calzini.
Visto il grande successo riscosso, l’iniziativa è stata estesa a poeti e scrittori già famosi, come Carolyn Turgeon che ha recentemente intrattenuto il pubblico in diverse lavanderie di New York.

Link
+ Il curioso e insaponato sito di Dirty Laundry.