Inventare la solitudine

Invenzionesolitudine

«Un giorno c’è la vita. Per esempio, un uomo sano, neanche vecchio, senza trascorsi di malattie. Tutto è com’era prima e come sarà sempre. Passa da un giorno all’altro pensando ai fatti suoi, sognando solo il tempo che ancora gli si prepara. Poi, d’improvviso, capita la morte. Un uomo esala un leggero sospiro, si abbandona sulla sedia, ed è la morte.»

Cosa si insinua nei pensieri di chi ha appena perso un genitore? Cosa rappresenta quel misto di sensazioni, ricche di ricordi dolci e amari, che mantiene in vita un padre appena perduto? E ancora, è il volume del dolore regolabile e modulabile dal pensiero oggettivo che nei giorni del lutto pare fuggire lontano da chi resta a piangere i morti?

Nel suo Ritratto di un uomo invisibile, Paul Auster cerca di dare forma e risposta a tutte le domande destinate a travolgere ognuno di noi davanti alla perdita del padre. In un flusso di coscienza misuratamente imbrigliato, Auster ci conduce nella sua introspezione offrendo un’immagine unica e irripetibile di Sam Auster, padre solitario ed enigmatico.
Il racconto lucidamente confuso della visita nella casa mausoleo in cui Sam viveva ormai isolato da tutto e tutti, il disordinato e timido inventario di tutti quegli oggetti che costituivano il piccolo cosmo vitale di chi ormai se n’è andato regalano pagine di profonda commozione, la storia di un destino comune a tutti gli uomini.

Così, nel piccolo viaggio di un uomo nel suo dolore, si innesta l’ironia di una fine già scritta per tutti, ma troppo spesso rimossa e dimentica. Per paura, per convenienza o per incoscienza. L’inventario delle cose si fonde lentamente a quello dei ricordi, ora lievi e divertiti, ora profondi e tristi. Scopriamo così il passatto incofessabile di Sam, il carattere duro di un padre perennemente in lotta per controllare e amministrare un’iracondia mai sopita e sempre presente. La generosità dell’uomo d’affari e i momenti unici e irripetibili di bontà verso i propri cari. Ma soprattutto, attraverso le pagine del racconto, scopriamo qualcosa di più di Paul Auster. Del figlio.
Di ognuno di noi.

6 Comments

  1. [Off Topic]
    Grazie, non conoscevo il sito ma abbiamo comprato il DVD in prevendita…qui c’è un gruppo di ambientalisti che si sta dannando l’anima per fare del loro meglio…
    in pratica sembra che l’oasi e il barocco stanno in superficie e quindi il sottosuolo è stato concesso e può essere trivellato! Mi sembra che le leggi siano veramente fatte da dementi!
    ciao e grazie
    Carmela

  2. Bel tema: io li considero temporaneamente assenti. Spero di rivederli prima o poi, anche se non ci conto molto. I ricordi confortano, però.

  3. le cose migliori del libro, per me, sono i commenti su Collodi, Vermeer etc., le cose più distanti dal soggetto; in fondo Auster non è un tragico ma uno storyteller.

  4. @ Bour
    Hai ragione, Auster è in primo luogo un grande affabulatore. Ha la capacità di rendere incredibilmente interessante anche l’evento più banale.

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