L’ansia da blabla

Lucy_van_peltSecondo una recente ricerca della University of Missouri-Columbia, le donne che parlano molto dei loro problemi con gli amici hanno maggiori probabilità di soffrire di crisi d’ansia e di cadere in depressione.

Lo studio è stato svolto da Amanda Rose, docente di psicologia, su un campione di oltre 800 ragazzi e ragazze, il cui comportamento è stato analizzato per circa sei mesi con test e osservazioni sul campo. Dai dati raccolti è emerso che, specialmente in fase adolescenziale, le ragazze tendono a parlare con più facilità e frequenza di ciò che le preoccupa e che questo crea loro incertezza.

Per Amanda Rose “quando le ragazze hanno pensieri negativi impiegano un’altissima percentuale del loro tempo soffermandosi sui loro problemi e su ciò che le rende tristi e inquiete.” Molte ragazze formano dei “gruppi di pensiero negativo”, dinamiche sociali che facilitano la depressione in alcuni soggetti.
La cura consigliata dai ricercatori? Niente psicofarmaci. Secondo Amanda Rose e il suo team di psicologi è sufficiente rompere il circolo vizioso del pensiero negativo offrendo alle ragazze, specialmente in fase adolescenziale, l’opportunità di parlare in gruppo delle proprie preoccupazioni in presenza di un moderatore. Anche lo sport potrebbe costituire un’ottima soluzione per allontanare il pessimismo e i problemi che assillano molte adolescenti.

3 Comments

  1. Fin da quand’ero ragazzino, le donne hanno sempre trovato in me un buon ascoltatore. Le confidenze femminili mi ha sempre interessato – di più, affascinato. Ed è per questo motivo che ho più amiche che amici. Sanno che accolgo le loro parole, cercando di comprenderle, con rispetto e discrezione, senza giudicare. Ho imparato molto, più che dagli uomini…

  2. Confermo al 100%.
    E’ bello confidarsi e paturniarsi con le amiche, ma i consigli migliori, del tipo “abbi fiducia in te che sei fantastica!” li ho sempre avuti da amici maschi 🙂

  3. Lilly

    Sarà pur vero che le signore molto loquaci rischiano la depressione, ma a me pare il contrario e che la depressione e l’esaurimento psicofisico, oltre all’otite, la richiano pure i loro vari compagni di cammino. Infatti, da quando, 4 anni fa, ho una tale persona come collaboratrice/compagna di stanza al lavoro, la mia capacità di concentrazione si è ridotta e la pace lavorativa è finita, incidendo sul mio consueto ritmo e sulla produttività (o almeno a me pare così). Infine, per me ‘pietà è morta’, dato che non riesco a provare la minima compassione per la sequela di nefaste vicende personali, gonfiate dalla sua percezione soggettiva, che inanella da mattino a sera, variamente accompagnate da piagnistei.
    Sì, in effetti zittirle è un ottimo rimedio, ma dovrebbero cominciare davvero da adolescenti, o meglio nell’infanzia a subire una terapia del genere, con la cura di genitori e parenti stretti che spieghino loro come la vita comporti incomodi e responsabilità per tutti quanti….
    Grazie per qs opportunità di sfogo: sono una taciturna ascoltatrice per natura e spero si capisca quanto mi costi lavorare in un ambientino simile…. 😉

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