Mario Rigoni Stern, sergente

Ho ancora nel naso l’odore che faceva il grasso sul fucile mitragliatore arroventato. Ho ancora nelle orecchie e sin dentro il cervello il rumore della neve che crocchiava sotto le scarpe, gli sternuti e i colpi di tosse delle vedette russe, il suono delle erbe secche battute dal vento sulle rive del Don. Ho ancora negli occhi il quadrato di Cassiopea che mi stava sopra la testa tutte le notti e i pali di sostegno del bunker che mi stavano sopra la testa di giorno. E quando ci ripenso provo il terrore di quella mattina di gennaio quando la Katiuscia, per la prima volta, ci scaraventò addosso le sue settantadue bombarde. [Il Sergente nella Neve, Mario Rigoni Stern, 1953]

Mario Rigoni Stern ci ha lasciato grandi cose.

5 Comments

  1. Chi ci parlerà delle memorie dell’Altopiano?
    Memorie che non erano ripiegamento nel passato, ma sangue vivo,linfa vitale.
    Post bello e intenso.
    Buona serata
    Fino

  2. Bud

    Ci mancheranno tanto i racconti del suo altipiano.
    Se n’e’ andato in silenzio, con quella riservatezza della gente di montagna,
    degli alpini che “non parlano, fanno”. Lui ha “fatto” nella vita prima e nella letteratura poi, con le opere che quasi tutti conosciamo.
    Dopo la campagna di Grecia e Albania, gia’ durissima, chiese lo stesso partire per la Russia, per condividere la sorte degli altri alpini mandati laggiu’. Riusci’ a riportarne a casa quanti piu’ poteva, nella tremenda ritirata dal fronte del Don.
    Non l’ha mai scritto, ma rischio’ la vita per non lasciar soli quelli che non potevano
    rifiutarsi di partire.
    E dopo l’armistizio, avrebbe potuto facilmente nascondersi tra i suoi monti o riparare in Svizzera, ma, fedele ai suoi principi, si lascio’ catturare e fini’ prigioniero in Germania: altri 20 mesi, con gli altri 600.000, di fame, di freddo, di privazioni, di soprusi.
    Anche questo non l’ha mai rimarcato, ne’ in passato ne’ dopo: riteneva semplicemente di aver fatto il suo dovere.
    Onore a un grande uomo.
    Ciao vecio.

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