5 commenti

  1. iaco99

    giusto per la precisione, non è un mondo futuro, ma molto tempo fa in una galassia lontana (a long, long time ago in a galaxy far, far away)

  2. vuesse gaudio

    IL COPYRIGHT AMERINDIO

    Di tutte le meraviglie della natura, oltre che un albero d’estate, la più notevole è il concetto di copyright della Disney. E’ pur vero che il talento di una persona non si misura dalla durata del copyright, qui, dove la Disney Company Italia che fa e diffonde nel mondo i periodici tutti a partire da “Topolino”, almeno così era ancora negli anni Novanta dello scorso secolo, dura 11 lustri e laggiù dove il copyright era pur sempre degli Indiani dura 14 lustri. Che importanza hanno gli anni, mi dicevo quando ero la colonna Disney stando a quanto mi diceva continuamente la colonna amministrativa e direttiva che fu Elisa Penna, specialmente se ho l’affitto bloccato? La cosa da ricordare è che ogni periodo della vita ha il suo gaudio, e così anche “Topolino” per tacere di “Minny”, “Cip&Ciop”, “La Sirenetta”, e tutta la baloccheria infinita, mentre quando siete ibernati è difficile sbrinare il freezer. Il problema fondamentale della Disney, per inciso, è la paura che non ci sia un’altra esistenza dopo. C’è anche la paura che ci sia una vita dopo ma che nessuno riesca a capire se ancora in Italia o in Sudamerica, è per questo che quando ti fanno sapere che alcuni tuoi testi sono stanno per essere usati in Brasile, chi te lo ha fatto sapere da quel momento alla Disney non esiste più.
    Considerate allora: è veramente così terribile la vecchiaia nonostante il copyright della Disney? Avremmo potuto chiederlo a Bruno Concina, uno degli sceneggiatori più produttivi, che a un certo punto ebbe problemi di domanda, e di lì a poco ebbe la sventura di non essere più in grado di rispondere anche a una seppur minima offerta.
    Per tagliar corto, io penso che la cosa migliore è comportarsi in modo consono alla propria età: se hai appena trent’anni, produci come un matto e l’importante è che ti paghino con una certa frequenza, per il copyright c’è tempo, sempre che nel frattempo tu non sia diventato di punto in bianco canuto. Ricordatevi, tutto è relativo, o dovrebbe esserlo. E se non lo è, dovremo ricominciare da capo, come la Disney Company Italia che allora era Spa e adesso mi pare che sia Srl, purtroppo il sottoscritto allora era una colonna della Disney e c’era Elisa Penna con Gaudenzio Capelli, adesso non lo è più e il suo copyright non è né quello italiano né quello americano, vai a vedere che, per la deriva genetica, è quello amerindio?

  3. Volendo essere drastici si potrebbe obiettare che il diritto d’autore va difeso a spada tratta. Ma si tratta del diritto d’autore, appunto dell’autore, dell’inventore, dell’artista… quando lui muore si passa al diritto d’erede e mi pare un concetto meno convincente, quando si tratta di veri eredi, di familiari. Se si parla di SIAE o simili mi viene l’orticaria. Che non è ereditaria.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *