I copioni del cinema

Frasifilm

Da alcune settimane gli sceneggiatori di Hollywood sono impegnati in una sciopero contro i produttori. I primi ricevono stipendi spesso da fame, i secondi sono pieni zeppi di soldi, dicono i primi. La protesta ha portato alla sospensione di molte serie tv, show e anche di alcune produzioni cinematografiche come l’atteso “Angeli e Demoni”.

In attesa che le cose si risolvano, la carenza di copioni potrebbe essere compensata dalle frasi standard che si sentono sempre nelle serie e nei film, come:

  • «Perdonami. È successo tutto così in fretta…»
    Lei guarda con aria contrita lui e poi sommessamente confessa.
  • «Ci ameremo per sempre, non è vero?»
    Chi pronuncia questa frase generalmente muore dopo cinque minuti.
  • «Ha il diritto di non parlare. Tutto ciò che dirà potrà essere usato contro di lei…»
    Così recita a macchinetta il trucido poliziotto di turno mentre spinge nella sua auto il tizio tratto in arresto.
  • «Posso offrirti qualcosa da bere?»
    Immancabile nei film anni ’60/’70. Il whiskey del minibar nella bottiglia di vetro squadrata era un rituale.
  • «Le prove non mentono mai.»
    Frase standard del poliziotto della scientifica di turno nelle serie TV come “CSI”.
  • «Ti prego, non mi lasciare!»
    Lei disperata in bilico su un burrone, cornicione, tetto, grattacielo, cofano di auto in corsa, elicottero, mongolfiera, chiede a lui di non lasciarle la mano.
  • «Hai sentito anche tu? Che cosa è stato?»
    Lei chiede a lui con gli occhi iniettati di terrore.
  • «No, non ho sentito niente»
    Tipica risposta alla domanda precedente. Chi la pronuncia generalmente muore, o fa morire chi aveva sentito il rumore.
  • «Ve lo giuro! Non sono stato io!»
    Lui grida disperato mentre due poliziotti lo trascinano fuori dalla scena.

 

Pazza lex sed lex

Sarasotabaycondos Un gruppo di giornalisti ha pensato di raccogliere alcune delle più strane leggi in vigore a Sarasota, una piccola cittadina della Florida, meta di trafficanti, anziani in pensione stufi del gelo più a nord e danarosi miliardari che giocano a chi ha lo yacht più lungo.

Secondo il sindaco di Sarasota, molte delle leggi contenute nella sezione “mista” del regolamento cittadino dovrebbero essere abrogate, o per lo meno aggiornate e corrette.
La pioggia deve essere vista con terrore. Una legge prevede il carcere per coloro che non provvedono a prosciugare entro 24 ore le pozzanghere di fango che si formano nella porzione di strada davanti alle loro abitazioni.

Christopher Haupt, un abitante di Sarasota sulla quarantina, è stato recentemente arrestato per aver bestemmiato nelle vicinanze di un gruppo di ragazzini. Il codice cittadino tollera le blasfemie, ma solo in assenza di minori.
Un’altra ordinanza cittadina vieta alle donne con una “cattiva reputazione” di bighellonare per le strade e vestirsi in maniera non appropriata al decoro della città.

SarasotaLa lista di leggi e ordinanze è molto lunga: chi sputa per strada rischia sanzioni amministrative molto pesanti, ma anche il carcere nei casi di recidiva.
Sono davvero poche le cose consentite per strada dalle leggi di questa città. È vietato l’uso di pattini a rotelle e skateboard, ma anche delle fionde.

Nonostante Halloween si stia avvicinando, a Sarasota è vietato camminare per la città con una maschera sul viso. Anche le vetrine dei negozi non possono essere coperte, perché “i cittadini devono poter sapere cosa avviene al loro interno”. Sempre in ambito commerciale, un comma del codice cittadino vieta espressamente di presentarsi nudi sul posto di lavoro. Questo provvedimento era stato pensato per disincentivare l’apertura degli strip-club, ma fu mal formulato dal legislatore.

Una stupida legge sulle leggi stupide risolverà forse il problema.

Ulisse a Carosello

Nel 1959 dall’inventiva dei fratelli Gavioli nasce il personaggio di Ulisse, strampalato e perfido macchinatore perennemente in contrasto con la sua Ombra, naturalmente buona e sempre pronta a fare del bene.
Nevrotico e iperattivo, Ulisse rappresenta perfettamente lo stereotipo del grande consumatore di caffè. Il perenne nervosismo non consente al nostro eroe di portare a termine nessuno dei suoi piani. Alla fine di ogni sketch la pacifica Ombra consiglia a Ulisse un buon caffè decaffeinato contro l’ipertensione.
Il filmato qui proposto è di un episodio della prima serie datata 1959.

Sinatra al Bacio

– Cara, eccoti un cazzotto!
Se non fosse stato per Giovanni Buitoni, il cioccolatino più amato dagli innamorati non sarebbe probabilmente mai esistito. Nato negli stabilimenti della Perugina nel 1922, l’antenato del “Bacio” era stato concepito per recuperare gli scarti di produzione delle nocciole. La forma particolare del cioccolatino, sormontato da una nocciola intera simile a una nocca, aveva ispirato alla sua creatrice – Luisa Spagnoli – l’insolito nome “Cazzotto”.
Narra la leggenda che le nuove praline, esposte nella pasticceria di Perugia, non avessero riscosso molto successo tra gli acquirenti. Il cartello “I cazzotti della Perugina” esposto in vetrina non era, in effetti, un felice esempio di marketing. Determinato a continuare la produzione di questi cioccolatini, molto utili per recuperare gli scarti di produzione, Giovanni Buitoni decise di cambiare strategia comunicativa. Da duri e violenti “Cazzotti”, i cioccolatini Perugina divennero dolci e amorevoli “Baci”.
A quarant’anni dalla loro invenzione, nel 1962, la Perugina decise di festeggiare il compleanno delle sue praline più conosciute con una serie di spot per Carosello. Come protagonista unico e indiscusso per questi sketch venne scelto Frank Sinatra, che per il disturbo incassò un contratto di 150.000 dollari.
La serie di 13 spot fu girata negli studi di registrazione della RCA a Roma. Nonostante il lauto compenso, Sinatra si rifiutò di pronunciare lo slogan in italiano “Ovunque c’è amore, c’è un Bacio Perugina”, costringendo la produzione a un innaturale doppiaggio.
L’episodio qui proposto è datato 1962, Frank Sinatra canta “Night and Day”.

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Torino sotto assedio

Quello che state per leggere è un post davvero speciale. Per ricordare i 301 anni della liberazione di Torino dal difficile assedio francese, ho chiesto a Piergiuseppe Menietti, attento e preparatissimo storico torinese, di raccontarci con parole semplici e comprensibili ciò che avvenne tre secoli fa in questi giorni. Scrittore di numerosi e validi libri sulla storia di Torino, nonché ottimo conferenziere, scoprirete che Piergiuseppe non ha smentito sé stesso.

Lo scorso anno Torino ha commemorato con una mostra, un convegno e altre iniziative il terzo centenario dell’assedio francese del 1706, conclusosi con la vittoriosa battaglia del 7 settembre.
Il 12 maggio di quell’anno, il Duca de La Feuillade, giovane e inesperto generale dell’esercito francese, mosse con 44.000 uomini contro Torino, difesa da 10.500 soldati. Verso le dieci dello stesso giorno, avvenne un’eclisse totale di sole e gli astrologi trassero un ottimo auspicio. Il sole, simbolo del Re di Francia Luigi XIV, spariva nel cielo mentre si rendeva ben visibile la costellazione del toro, simboleggiante la Torino vincitrice.

Gruppopietromicca Fin dal 1701 il Ducato di Savoia era stato coinvolto nelle vicende della guerra di successione spagnola e, tra il 1704 e il 1705, il duca Vittorio Amedeo II aveva visto cadere nelle mani dei nemici francesi la maggior parte delle sue fortezze. Torino era però ben munita e intendeva resistere.
Le truppe del Re Sole, con l’appoggio di alcuni reparti spagnoli, iniziarono un assedio in piena regola circondando la città, dal Regio Parco alle Molinette, con due linee di fortificazione campale dette di circonvallazione e di controvallazione. Tra le due linee disposero gli accampamenti e utilizzarono le cascine intorno a Torino come alloggi per gli ufficiali, magazzini di viveri, armerie e depositi di munizioni.
Galleria_2 La Feuillade guidò l’attacco alla capitale dal lato a ponente, commettendo un errore gravissimo: da quella parte la città aveva le fortificazioni migliori e, soprattutto, la Cittadella: una delle più potenti fortezze d’Europa, munita di una fitta rete di gallerie sotterranee scavate per prevenire gli attacchi nemici nel sottosuolo e per attivare volate di mina in grado di far saltare in aria i cannoni e gli apprestamenti degli assedianti.

La resistenza della città coinvolse direttamente anche la popolazione civile, che dimostrò coraggio e abnegazione. Molte donne si distinsero rischiando la vita nel trasporto di fascine e di gerle piene di terra per chiudere le brecce aperte dai cannoni nemici nelle mura della fortezza.
Pietromicca Il duello delle artiglierie procedeva senza posa, ma le volate di mine degli assediati continuavano a far saltare i cannoni degli attaccanti. Nella notte tra il 29 ed il 30 agosto una squadra di granatieri nemici tentò l’ingresso nelle gallerie della Mezzaluna del Soccorso per neutralizzarle, ma fu bloccata dall’eroico intervento di Pietro Micca. Il minatore ventinovenne non esitò a sacrificarsi per impedirne l’accesso.

La situazione in città era diventata difficile, soprattutto per la carenza di polvere nera; ma una nuova speranza giunse ad alimentare la resistenza dei torinesi: l’arrivo dell’armata imperiale alleata condotta da un comandante famoso, il Principe Eugenio di Savoia-Soissons, cugino di Vittorio Amedeo II.
Il 7 settembre, i due comandanti schierarono le truppe tra la Dora e La Stura con il fronte rivolto alla città. Dopo una breve, cruenta battaglia i Francesi furono battuti e obbligati a una caotica ritirata verso Pinerolo. Gli episodi salienti dello scontro si svolsero tra Lucento, la Madonna di Campagna e l’attuale Borgo Vittoria, il cui nome ricorda un’affermazione militare che fece scalpore in tutta Europa. In seguito ad essa, il Duca di Savoia divenne Re di Sicilia e volle commemorare il successo con la costruzione della Basilica di Superga, un capolavoro dell’architetto messinese Filippo Juvarra.

Link
+ La Città di Torino festeggerà il 301° anniversario della liberazione di Torino con numerose attività, qui il programma in dettaglio.

Grisù il Draghetto

Fondata dai fratelli Nino e Toni Pagot nel 1938, la Pagot Film abbandona la difficile e deludente esperienza cinematografica per provarci con la televisione. Nei primi anni Sessanta nascono alcuni personaggi destinati a essere tra i più famosi di Carosello, come il pulcino CalimeroJo Condor e Grisù, il maldestro draghetto delle caramelle Mentafredda Caremoli.
Le avventure di Grisù nascono nei primi mesi del 1964. Il cartone animato è appositamente cucito sul prodotto da pubblicizzare. Rimproverato dal suo padrone, un improbabile lord inglese, per l’ennesimo oggetto di valore accidentalmente incenerito, Grisù si giustifica affermando che “qualcosa di fresco da mettere in bocca” potrebbe raffreddare le sue focose fauci. E cosa c’è di meglio di una caramella alla menta per rinfrescare il palato?
Grisù ha un enorme successo di pubblico, tanto da spingere i fratelli Pagot a creare una serie televisiva autonoma nel 1975 con 52 episodi.
Il video qui proposto è un raro episodio tratto da un Carosello del 1967. Il piccolo drago è alle prese con una coppia di ladri intenzionata a svaligiare la villa del suo padrone.

Joe Galassia

Carosello è stato per venti anni una risorsa inesauribile non solo di prodotti, ma anche di idee, artisti e autori che hanno letteralmente cambiato il modo di fare pubblicità in Italia.
A metà anni Sessanta Coca-Cola commissiona una serie di spot alla Gamma Film dei fratelli Gavioli, già autori di numerosi sketch pubblicitari di grandissimo successo. Il gruppo della Gamma Film trae ispirazione dalla corsa allo spazio, che vede contrapposte USA e URSS: nasce lo stralunato (è proprio il caso di dirlo) Joe Galassia, un coraggioso cosmonauta alle prese con le perfide rappresaglie del suo acerrimo nemico Ling. Sulle note di “Che bambola!” di Fred Buscaglione, Joe Galassia racconta le sue avventure con geniali colpi di scena in un avveniristico scenario che ricorda molto I Pronipoti di Hanna & Barbera. Terminato il racconto arriva puntuale il brindisi, rigorosamente a base di Coca-Cola, in compagnia della bella Lola che attende come sempre il ritorno sulla Terra di Joe, il suo amato eroe.
Nonostante l’enorme successo riscosso dalla serie animata, la Coca-Cola trovò di scarso interesse l’animazione dei fratelli Gavioli, ritenuta poco funzionale alle scelte di marketing dell’azienda.
Lo spot qui proposto è datato 1965. Joe è alle prese con una trappola ideata dal perfido Ling.

Ciao, Roberto

GavioliRoberto Gavioli è morto sabato scorso all’età di 81 anni, dopo aver dedicato tutta la sua vita alla produzione di cartoni animati. Nato nel 1926, a trent’anni fonda a Milano con il fratello Gino la Gamma Film, un minuscolo studio di produzione destinato a rivoluzionare il mondo dell’animazione nostrana ed europea.

Il grande successo per i due fratelli giunge nella seconda metà degli anni Cinquanta, quando con i loro brevi cartoni animati affascinano e divertono lo sterminato pubblico di Carosello. Attento e scrupoloso manager, Roberto Gavioli idea con il fratello Gino alcuni storici personaggi, destinati a entrare nella storia dell’animazione italiana. Dalle matite dei due fratelli nascono Andrea e Oracolo, gli sconclusionati protagonisti degli spot Tacabanda!, il fumantino ronzino di Vitaccia Cavallina, lo scrupoloso Vigile sig. Concilia, i simpatici cavernicoli Babbut, Mammut e Figliut, il simpatico e bugiardo Capitan Trinchetto, il romanaccio pretoriano Caio Gregorio e tanti altri personaggi entrati nel cuore e nei ricordi di intere generazioni.

Per l’enorme quantità e l’impareggiabile qualità dei loro cartoni animati, nel 1965 Roberto e Gino Gavioli vincono la Palma d’oro per la televisione al blasonato festival di Cannes. Il premio è naturalmente strameritato. Con le produzioni della Gamma Film, in meno di dodici anni, i Gavioli riescono nella difficile impresa di introdurre nei cartoni animati nuovi codici comunicativi presto adottati in molti paesi europei.
Convinto sperimentatore di nuovi linguaggi espressivi, Roberto Gavioli gestisce con vero spirito manageriale la piccola casa di produzione che, come ricorda Paolo Piffarerio, da una piccola cantina si sposta presto nel complesso di Cinelandia di Cologno Monzese, da dove verranno creati sketch, spot pubblicitari e alcuni lungometraggi di incomparabile bellezza.

Con la morte di Roberto Gavioli il mondo dell’animazione italiana perde uno dei suoi più validi esponenti. “Quelli che fanno cartoni animati” sono spesso bistrattati e scarsamente considerati dai grandi media, specialmente in Italia ove sembra poco “in” abbassarsi al livello di chi si sporca le mani con matite e china. Spiace dunque che la scomparsa di Gavioli sia scivolata rapida sui mezzi di informazione senza lasciare praticamente alcuna traccia.
Ma qualcosa non scivolerà mai via dai nostri ricordi. Sono i tanti e indimenticabili personaggi della Gamma Film che ci ricorderanno per sempre chi era Roberto Gavioli.

Ciao, Roberto!

Unca Dunca

Nel 1961 per Carosello Bruno Bozzetto ideò “Unca Dunca”, una serie di spot per una marca di caldaie e condizionatori costruiti nel Veneto. Protagonista è uno stralunato indiano, ispirato dai film western che ripete in continuazione la frase “Augh, beeello!”. Pienamente in linea con lo stile che avrebbe reso Bozzetto famoso in tutto il mondo, “Unca Dunca” è un breve cartone animato molto essenziale, basato su disegni semplici e lineari. A parte la frase tormentone del protagonista, lo spot è completamente privo di dialoghi. Le immagini sono accompagnate da un’efficace e coinvolgente colonna sonora, pensata ed eseguita da Enzo Jannacci e Paolo Tomelleri.
La serie di spot “Unca Dunca” è andata in onda tra il 1961 e il 1970. Quello qui proposto è un raro episodio del 1965.

Carosello da Nobel

Ci sono personaggi che non ti aspetteresti mai di vedere nei panni di testimonial televisivi. Poi, però, scavando nella storia della pubblicità italiana ti rendi conto che proprio i personaggi più insospettabili hanno recitato, o fatto comparse, nella pubblicità.
Dario Fo nel 1958 era uno stralunato “ballista”, sempre pronto a raccontare agli amici storie inverosimili e campate in aria.
Ma lasciamo che sia lo stesso Dario Fo a raccontarci la sua esperienza per Carosello:

Nel carosello per la Barilla c’era una storia fatta di trovate, lazzi, battute infilate dentro una logica narrativa che seguiva un filone. Ogni volta si inventavano varianti. Si pensava allo spettatore prima ancora che al consumatore. […] Io recitavo il personaggio di un fanfarone, una specie di fabulatore del paradosso… un “miles gloriosus” da bar dello sport. Ogni volta le sue sparate, storie e avventure strabilianti che raccontava ai clienti del bar, risultavano sempre più impossibili e assurde. Terminato il racconto il piccolo gruppo di ascoltatori esplodeva in una risata di scherno. “No! Questa non la bevo!” Esclamava spazientito alla fine uno di loro. E io replicavo: “E questa la mangi?” Così dicendo gli piazzavo un mazzo di spaghetti davanti al naso… naturalmente Barilla, e ridevo soddisfatto a mia volta.

La serie di spot riscosse molto successo.

[La testimonianza di Dario Fo è tratta da un articolo
scritto per la Barilla, consultabile online sul

sito/archivio di Franca Rame e Dario Fo]