Sanremo in Senato

Senatremo Un lieve colpo di campanella e Pippo Franco Marini apre l’ennesima edizione del Festival della Politica Italiana di SenatRemo. L’aula del Senato è gremita dal pubblico delle grandi occasioni, la scenografia ha subìto poche modifiche, nonostante i consigli costituzionali dello scenografo Castelli, l’ing. Roberto, non Gaetano.
Dopo le presentazioni di rito, scende dalla scalinata degli scranni senatoriali il primo cantante della categoria big: Romano De Crescenzo Prodi. L’emozione è palpabile, un’aggiustatina al microfono e partono le prime strofe del pezzo “Ancora”, musica originale, ma il testo pare qualcosa di già sentito. L’esecuzione del lungo brano termina tra gli applausi e qualche immancabile fischio.

Secondo a scendere in campo, per la categoria esordienti, è Franco Caselli Turigliatto che, dopo la sua ultima hit “Nun te reggae più” dedicata al governo, intona con sicurezza e vibrante emozione “Perdono”. Bella l’esecuzione, ma freddina la risposta della giuria demoscopica del Senato.
Dopo una breve pausa, non pubblicitaria, ma condizionata dalla solita baruffa istituzionale, il Festival prosegue. È il turno di un altro big, Marco Battiato Follini e della sua “Centro… di gravità permanente”, a prima vista un pezzo di denuncia sulla coerenza politica. Nonostante la perfetta esecuzione, la canzone riesce a scontentare buona parte dell’emiciclo.
Segue Antonio Don Backy Di Pietro con l’originale “Ho rimasto solo”, un testo forte e vibrante contro la cattiva abitudine del congiuntivo. Con il brano benaugurante “El Condor Pasa”, Renato Simon Schifani conclude la presentazione delle can(m)ozioni della kermesse.

La parola ora passa alla giuria demoscopica che, supervisionata dal presentatore Pippo Franco Marini, dovrà votare la migliore esecuzione. La tensione sale nell’aula del Senato: poche ore e sapremo il controverso verdetto. Da alcune indiscrezioni che ci sono giunte, si tratterà di una votazione sul filo di lana in piena tradizione con lo spirito del floreale SenatRemo. Vista l’incertezza della votazione non è escluso il voto da casa.
Del resto, non c’è rosa (nel pugno) senza spine.

Governo e Follini

Follini Non siamo un paese normale, ma questo lo sapevamo già.
Dopo la decisione del presidente Napolitano di rimandare alle camere Prodi, si è riaperta la campagna acquisti per accaparrarsi qualche senatore in più per un bel voto-pezza di maggioranza.
Marco Follini pare pronto al grande balzo.

Diceva Paolo Cento (Verdi) lo scorso novembre di Follini: «Temo il suo arrivo dalle nostre parti. Farà diventare troppo moderato il centro sinistra». Pare quindi l’elemento giusto per riportare armonia nella maggioranza.

Governo patatràc?

Dalemasso Massimo D’Alema ieri ha giocato d’azzardo.

Senza maggioranza il governo andrà a casa?
D’Alema: “Sì, è un principio costituzionale, senza maggioranza un governo cade”.

 

Ha messo sul tavolo, molto poco vellutato del Senato, tutti i suoi assi. Ma, picche.
Il banco vince. Tutti verso il centro, chissà. Ma allora chi è il croupier del Casinò?
Forse Casini.