Site icon cattivamaestra

Ti fidi?

Avete mai l’impressione che il vostro PC si metta a "fare tutto da solo", senza avvisarvi di ciò che stia accadendo nella sua memoria? Avete mai notato un invio sospetto di dati sul Web, mentre eravate impegnati in altre attività? Quello che fino a oggi era solo un sospetto, in un futuro non troppo remoto potrebbe diventare un’inquietante certezza.

Ormai da anni i più grandi produttori di software (i programmi) e hardware (la ferraglia del PC) proprietari, cioè venduti sotto licenza, cercano di implementare il Trusted Computing (TC), una nuova tecnologia in grado di blindare completamente i nostri personal computer, con l’obbiettivo di renderli più affidabili e sicuri. Ma, mentre l’intera filosofia della conoscenza condivisa e del Web 2.0 (blog, Wikipedia…) basano sulle capacità degli utenti la loro efficienza, il Trusted Computing escluderà gli utenti da qualsiasi decisione in merito alla sicurezza dei loro sistemi.

Il meccanismo alla base del TC è più semplice di quanto possa sembrare. Oggi l’utente di ogni personal computer è in grado di decidere, in piena autonomia, quali programmi installare sulla propria macchina per aumentarne l’efficienza, la sicurezza o la versatilità. Gli sviluppatori del TC stanno invece lavorando per creare un sistema fidato non dal lato utente (cioè noi), ma dal lato degli stessi produttori di software e hardware. Quando questa tecnologia sarà impiegata, i personal computer dotati di TC potranno imporre restrizioni sull’utilizzo di programmi non graditi dai produttori di software e hardware proprietari venduti sotto licenza.
Nonostante le rassicurazioni del consorzio che si sta occupando della messa a punto del TC, molti esperti informatici temono che l’introduzione di questa nuova tecnologia possa fortemente limitare – se non annullare completamente – l’autonomia decisionale di ogni utente di personal computer. Se da un lato le restrizioni poste dal TC potrebbero aumentare la sicurezza dei sistemi, dall’altro potrebbero rivelarsi irragionevoli e completamente arbitrarie nei confronti del software libero, limitando fortemente l’uso di quei programmi completamente gratuiti e trasparenti progettati e messi a disposizione degli utenti sul Web.

Allo studio ormai da diversi anni, il Trusted Computing fortunatamente fatica ancora ad affermarsi pienamente tra le aziende informatiche a causa di un serio tallone d’Achille. Per blindare completamente un sistema, infatti, il TC deve poter sfruttare un’altissima compatibilità tra tutti i componenti hardware (i pezzi) che costituiscono un personal computer. La forte concorrenza nel settore informatico ha, di fatto, impedito fino ad ora questa convergenza auspicata dagli sviluppatori del TC.
Non bisogna abbassare la guardia, ma è indubbio che – per una volta – le logiche di concorrenza sfrenata hanno ridato al liberismo il significato coniato da Friedrich von Hayek: "democrazia vuol dire libertà economica".

Finché dura…

Link
+ La dettagliata
voce di Wikipedia per comprendere meglio la controversa iniziativa del Trusted Computing.
+ Il magnifico
"corto" informativo di Benjamin Stephan & Lutz Vogel.
+ Il sito del
Trusted Computing Group.
+ Il sito informativo italiano
no1984, contro il TC.
+ Il
blog di Davide che mi ha cortesemente segnalato gli ultimi sviluppi sul Trusted Computing.