T-shirt Obama

L’attrice statunitense Halle Berry offre due buoni motivi per votare Barack Obama.

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Tutti amano Obama

MccainpicIn attesa delle rispettive Convention che eleggeranno i due candidati per la corsa alla Casa Bianca, Barack Obama e John McCain hanno iniziato implicitamente la loro campagna elettorale, confrontandosi a distanza sui temi più sentiti (economia e situazione internazionale) e compiendo alcuni viaggi all’estero per riallacciare i rapporti diplomatici non sempre brillanti negli ultimi anni di amministrazione Bush. Un passaggio inevitabile, che consente ai due sfidanti di scaldare i muscoli e fare un po’ di allenamento prima di salire sul ring della campagna elettorale vera e propria. Ma i colpi sotto la cinta per Obama sono già arrivati prima ancora del primo round.

Convinto di subire un trattamento molto differente dalla stampa rispetto a Obama, l’arzillo veterano del Vietnam candidato per i Repubblicani ha da poco lanciato una serie di spot dal messaggio molto semplice e chiaro: i giornali amano Barack Obama e per questo ne parlano sempre bene, non fatevi incantare. Il filmato riporta spezzoni di interviste ad analisti politici e servizi tratti dai telegiornali in cui la figura di Obama viene messa in risalto, spesso con eccessiva enfasi. Un’operazione di comunicazione insolita, con cui McCain cerca di affermarsi ancora una volta con quel ruolo di outsider, da alcune visioni del suo partito e dal “sistema”, che tanta fortuna gli ha finora portato nella lunga corsa verso una delle seggiole più importanti al mondo.

BmobamaIn realtà, Obama non gode di una vera e propria pax comunicativa nei suoi confronti. Oltre alle reti televisive maggiormente ostili verso di lui come Fox News, il senatore dell’Illinois deve ultimamente guardarsi da alcune velate accuse legate al terrorismo, tema molto sentito dal 2001 negli States. Il primo candidato nero alla Casa Bianca ha infatti l’abitudine di salutare sua moglie, Michelle LaVaughn Robinson Obama, con un “pugno contro pugno”, saluto molto diffuso in alcune parti degli States (una mia amica del Montana mi saluta da sempre così).
Attraverso la Rete, a qualcuno è venuta la balzana idea di descrivere quel tipo di saluto come un gesto tipico di Hezbollah, il partito sciita del Libano sospettato di svolgere attività di stampo terrorista. La questione è stata ripresa da alcune fonti di informazione per dilagare poi in tutto il Paese, sfruttando i mille rivoli della frenesia informativa pre-elettorale, instillando in molti la convinzione che Obama utilizzi seriamente un misterioso gesto tipico dei terroristi per salutare la moglie. Una bufala colossale, che impiegherà un po’ di tempo per essere smaltita, anche a causa di alcune iniziative editoriali non propriamente felici.

Intenzionato a ironizzare sulla questione, il New Yorker è uscito in edicola alcuni giorni fa con una copertina in cui sono rappresentati i coniugi Obama vestiti da terroristi e intenti a salutarsi con il “pugno contro pugno”. Una scelta editoriale dissacrante, pienamente nello stile della famosa rivista, che non è però stata compresa da molti, indignati per la satira cloridrica nei confronti di Obama, o veramente intimoriti dalla possibilità che il candidato democratico simpatizzi con i terroristi.

Insomma, l’eccessivo amore da parte della stampa talvolta si può davvero trasformare in un pericoloso autogol. McCain può dunque stare tranquillo, anche senza spot allusivi…

Obama, il candidato verde

 

ObamaLasciate alle spalle le primarie verso la Convention democratica di Denver, Barack Obama deve darsi da fare per riunire il partito, trovare il miglior candidato possibile alla vicepresidenza e contrastare il candidato repubblicano John McCain.

Lo staff per la comunicazione di Barack Obama ha messo insieme un intero sito dedicato al piano per ridare energia agli Stati Uniti. NewEnergyForAmerica.com raccoglie i progetti e le proposte dei Democratici sull’ambiente e lo sfruttamento di nuove risorse energetiche eco-compatibili.
Le considerazioni di Obama partono, naturalmente, dall’esperienza giudicata molto negativamente delle due amministrazioni Bush: «Dal 2000, George Bush e Dick Cheney ci hanno portato a una task force segreta sull’energia, a una guerra in Iraq e alle solite politiche energetiche. Otto anni dopo, il prezzo della benzina è volato a 4 dollari al gallone e la nazione si trova a un bivio. Possiamo “pensare in grande” e seguire il progetto di Barack Obama per creare una nuova economia energetica, o possiamo decidere di seguire l’improvvisa voglia di John McCain di scavare nuovi pozzi offshore, un’idea fuorviante che non ridurrà il prezzo della benzina ma aumenterà i profitti delle società petrolifere».

Obama ipotizza, come misura a breve termine, l’emissione di buoni da 300 dollari per le famiglie per recuperare almeno in parte la spesa per la benzina. Nel lungo periodo, invece, un investimento – che non esita a definire simile a quello delle missioni spaziali Apollo – di 150 miliardi di dollari per sviluppare e adottare nuove soluzioni energetiche a basso impatto ambientale. Il progetto prevede di diminuire di tre milioni di barili il consumo giornaliero di petrolio entro il 2018, e del 35% entro il 2030, riducendo così l’import dai paesi dell’OPEC. Lo sviluppo di nuove tecnologie verdi potrebbe, inoltre, portare a circa 5 milioni di nuovi posti di lavoro nel settore, dice.

Il fattore età per la Casa Bianca

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Sapete, tra i due candidati alla presidenza si nota spesso la differenza di età.
Obama dice “Vado in Iraq”, mentre McCain si ostina a dire “Mi recherò in Mesopotamia”.
[Jay Leno, Tonight Show]

Fair Play presidenziale

Le schermate che vedete qui sotto provengono dal sito di Barack Obama e dal sito web di Hillary Clinton all’indomani dell’endorsement della ex first lady nei confronti del senatore dell’Illinois. Persa la maggioranza dei delegati, Hillary ha chiesto a chi l’ha votata di sostenere Obama nella campagna elettorale per la  Casa Bianca.

Stando alle numerose indiscrezioni giornalistiche, nel corso dell’incontro con il suo ex avversario, Hillary non avrebbe avanzato alcuna particolare richiesta, il modo migliore per chiedere qualcosa.

Intanto, dal suo sito, Hillary invita a sostenere la candidatura di Barack Obama, e il senatore dell’Illinois – naturalmente – ringrazia. La sensazione, però, è che i due per ora si vogliano bene quanto D’Alema e Veltroni.

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Yes, he won

Yes, he won!

ObamaBarack Obama ha infine i numeri per ottenere la candidatura alla presidenza degli Stati Uniti d’America. Mentre Hillary Clinton è l’avversaria sconfitta. Obama sarò alla convention di agosto di Denver con circa 2137 delegati pronti a votare per lui, una ventina in più rispetto al massimo necessario per ottenere la nomination. Solo qualche mese fa sconfiggere Hillary sembrava una difficile impres.

Per i giornali statunitensi la vittoria di Obama costituisca un momento storico per il paese, che in decenni di uguaglianza razziale almeno dichiarata non era mai riuscito a esprimere un candidato forte e credibile di colore. Ma quella di Barack Obama non è semplicemente una vittoria simbolica.

Hillary_2Obama è riuscito a infondere lo spirito e la voglia di una rinascita, offrendo un’idea di discontinuità, di un distacco dalla solita politica di Washington.
Obama è riuscito a trasmettere questo, a dare un’immagine di sé improntata sulla novità, benché lo stesso sia da tempo parte dei meccanismi della politica statunitense ad alto livello. Ma è quando si tratta di scegliere un candidato, un leader, che gli elettori abbandonano spesso il senso completo della realtà per abbandonarsi a chi li sappia coinvolgere e ridestare in loro la voglia di un futuro diverso.

MccainpicLa sfida che si apre ora per Obama non sarà comunque semplice. Obama avrà il compito di ricompattare il partito, diviso tra clintoniani e obamiani che per quasi sei mesi se le sono date di santa ragione per sostenre i loro candidati. Sarà probabilmente questa la sfida più difficile: dimostrare di aver rimesso insieme il partito e di essere pronti e compatti per la gara con McCain, il candidato repubblicano, che ha ormai iniziato ufficiosamente la sua campagna presidenziale.

 

Super Obama e i cinque errori capitali di Hillary

Sarà Barack Obama a contendere a John McCain la presidenza degli Stati Uniti d’America. O almeno così la pensa la rivista americana Time, che ha dedicato la sua copertina al senatore dell’Illinois.

Sulla copertina c’è la scritta “E il vincitore è…” con un piccolo rimando a fondo pagina in cui si ricorda che “sì, questa volta ne siamo praticamente certi”.
Al senatore dell’Illinois mancano poco meno di 150 delegati per avere la maggioranza alla convention di agosto, in cui il partito democratico eleggerà lo sfidante che dovrà poi vedersela con il repubblicano John McCain.

Obama e Hillary Clinton sono alle prese con il West Virginia, che assegnerà altri 28 candidati, e potrebbe ridurre ulteriormente le possibilità per Hillary, ormai molo distanziata dal suo competitor. Sempre secondo la rivista Time, la moglie dell’ex presidente libertino avrebbe commesso almeno cinque errori capitali, compromettendo completamente la sua campagna elettorale.

  1. Hillary avrebbe sbagliato pesantemente l’approccio con l’elettorato. Desiderosi di cambiamento, freschezza e un pizzico di ottimismo, fondamentale con una recessione ormai in casa, i cittadini americani si sono invece sentiti parlare di esperienza, preparazione e pedigree politico. I democratici chiedevano a gran voce di cambiare pagina, ma la lady di ferro è sembrata spesso molto attaccata ai capitoli precedenti, più che a quelli futuri di rinnovamento.
  2. Secondo Time, Hillary non sarebbe stata in grado di formare una squadra forte efficiente, preferendo personaggi condiscendenti e fidati a consiglieri maggiormente avvezzi al rischio e più creativi.
  3. Eccessivamente attenta ai grandi serbatoi elettorali, Hillary avrebbe eccessivamente ignorato caucus e consultazioni “minori” in stati comunque importanti come Minnesota, Nebraska e Kansas. Proprio in quegli stati, Obama è riuscito a compiere un piccolo miracolo, mostrandosi maggiormente vicino alla gente e allo stesso meccanismo dei caucus, le riunioni in cui si decidono e votano i candidati.
  4. Hillary avrebbe fatto eccessivo affidamento sui grandi finanziatori che negli anni Novanta finanziarono già le campagne di Bill Clinton. Secondo Time, ciò avrebbe consentito alla prima candidata donna alla presidenza di avere moltissima liquidità all’inizio della campagna elettorale, ma non di mantenere alti gli introiti nei periodi successivi fino a raschiare il fondo del barile. Obama, invece, sarebbe riuscito a mantenere costanti gli introiti grazie al Web e alla sua community di circa 800.000 sostenitori, che hanno donato più volte nel corso degli ultimi mesi 5, 10 e anche 50 dollari.
  5. Infine, per la rivista statunitense, Hillary non sarebbe riuscita a elaborare una strategia vincente nel lungo periodo. Mentre Obama e il suo team organizzavano meticolosamente ogni singolo confronto elettorale negli stati con una visione d’insieme, la lady di ferro si sarebbe eccessivamente concentrata su alcuni eventi come il SuperMartedì di febbraio, senza nel frattempo pianificare le successive tappe.

 

Bye, bye, Mr President

John McCain che si gode tranquillo sulla riva del fiume il passaggio dei suoi avversari democratici, molto agguerriti e per niente interessati a un ticket.

Il repubblicano veterano del Vietnam potrà fare affidamento su un partito maggiormente coeso, e su qualche mese in più, per dimostrare agli elettori come la sua candidatura non si collochi necessariamente nella stessa scia dell’amministrazione Bush. L’assenza di McCain all’ultima cena tradizionalmente offerta dalla presidenza agli inviati della Casa Bianca è un segnale della volontà di smarcarsi da Bush.

Hillary vs Obama, ancora parità

Smentendo non pochi pronostici, Hillary Clinton ha prevalso con un buon margine di vantaggio su Barack Obama nella consultazione elettorale di ieri. Il Super (Mini) Martedì ha visto l’ex First Lady vittoriosa in Ohio, Texas e nel minuscolo Rhode Island (appena un milione di abitanti), meno fortunato Obama che si è dovuto accontentare del verde Vermont.

ObaclLa sfida non è dunque finita. I risultati delle primarie di ieri lasciano ancora aperta la porta a entrambi i contendenti. Secondo l’emittente televisiva CNN, il senatore dell’Illinois può contare per ora su 1515 delegati (superdelegati compresi), mentre Hillary su 1424. Per ottenere la nomination occorrerà il voto di una maggioranza composta da 2025 delegati alla convention di Denver in Agosto.
L’attenzione si sposta ora sui prossimi Stati in cui si svolgeranno le primarie democratiche: l’8 marzo sarà il turno del Wyoming e l’11 del Mississippi, stato in cui potrebbe prevalere Obama. L’estrema incertezza nella designazione del candidato rischia, però, di minare alle fondamenta la tenuta dell’intero partito democratico per la vera e propria campagna elettorale presidenziale.

Alla convention di designazione di agosto i due candidati potrebbero arrivare malconci, sfibrati e con pochi soldi in tasca dopo una sfida all’ultimo delegato. Una condizione che certo non gioverebbe al partito, né tanto meno al candidato designato a correre per la Casa Bianca. Secondo numerosi analisti, in mancanza di un ticket tra i due, il protrarsi dell’incertezza inizierebbe a compromettere seriamente il vantaggio che il partito democratico poteva vantare nei confronti di quello repubblicano, in cattiva luce per l’amministrazione Bush.

Mentre si attendono le prossime mosse dei due candidati, sul Web è da poco giunta la parodia del filmato di endorsement pubblicato qualche giorno fa da Jack Nicholson in favore di Hillary Clinton. Il video è molto simile all’originale, ma propone una visione esattamente speculare, e molto divertente, del messaggio lanciato da Nicholson.