Torino – Il Po oltre i limiti di guardia

Bardato opportunamente per non ripetere brutte esperienze, ho fatto una rapida puntatina al fondo di piazza Vittorio, qui a Torino, per dare un’occhiata al Po, da diverse ore oltre il limite di guardia per le forti piogge di questi giorni.

La quantità d’acqua che corre lambendo i murazzi è impressionante. La situazione non è ancora critica, ma ARPA e Protezione Civile prevedono l’arrivo della piena nella notte. Domani scuole chiuse e diversi ponti della città fermi per precauzione.
Qui sotto com’era la situazione verso le 18:20 ai murazzi, il video l’ho fatto col cellulare, la qualità non è eccellente, ma rende l’idea.

Affogo!

Seguendo il vostro formidabile intuito, provate a indovinare: chi è uscito tronfio di casa rigorosamente a piedi appena in tempo per beccarsi il più grande nubifragio abbattutosi su Torino negli ultimi mesi? Presente!

SingrainColto dalla forza incontenibile della Natura, ho affrontato gli elementi armato di un minuscolo ombrello pieghevole; un riparo psicologico ottimo per una pioggerellina primaverile, non certo per il monsone che si è abbattuto sulla città. Sfruttando i lunghi portici torinesi sono riuscito a evitare i prodromi della tempesta, anche se inspiegabilmente riusciva a piovere anche sotto le arcate ottocentesche di via Cernaia.
Il problema si è presentato in tutta la sua drammaticità quando si è trattato di attraversare i giardini Lamarmora, che spezzano la rincorsa degli archi che corrono lungo la via. Ho così constatato come l’atteggiamento verso la forza incontrastabile di Giove Pluvio inneschi un pensiero (il)logico suddiviso in tre parti, come il migliore dei ragionamenti triadici Hegeliani.

  1. Rimozione: “Ma dai, non piove poi così tanto e poi ho il mio fido ombrello pieghevole. Basta fare attenzione alle pozzanghere ed è fatta. Sì, piove un poco di stravento, ma modulando opportunamente l’inclinazione dell’ombrello posso farcela in scioltezza. Vado!”
  2. Consapevolezza: “Cacchio, sono completamente fradicio. Potevo starmene tranquillo sotto i portici a osservare per ore le vetrine dei negozi e invece eccomi qua: l’Indiana Jones metropolitano dei poveri contro i monsoni subalpini.”
  3. Accettazione: “Beh dai, poteva andare peggio. A parte l’equivalente di due lattine di coca-cola di acqua nei piedi non sono poi così zuppo. E pazienza se i jeans impregnati d’acqua rendono le gambe pesanti quanto quelle della Sora Lella buonanima.

Tornando fradicio verso casa, mentre ormai stava spiovendo, ho tratto numerosi insegnamenti dalla mia pluviomachia:

  • dopo aver girato “Cantando sotto la pioggia”, Fred Astaire Gene Kelly è sicuramente morto sul colpo di polmonite;
  • la quantità di pioggia è inversamente proporzionale alla grandezza del tuo ombrello;
  • gli ombrelli pieghevoli sono appositamente studiati per rompersi nel bel mezzo della tempesta, lungo il mio tragitto ne ho contati almeno sette caduti per l’umida causa;
  • quando uscendo di casa ti consigliano di prendere un ombrello più grande è buona norma seguire pedissequamente il consiglio;
  • gli autisti degli autobus provano un gusto sadico nel centrare tutte le pozzanghere con i loro automezzi, specialmente se in prossimità di un marciapiede;
  • quando c’è un nubifragio correre o camminare cambia poco, il destino è comune per tutti: inzaccherarsi;
  • gli ambulanti sono degli ottimi meteorologi, un’ora prima che inizi a piovere sono già pronti a venderti i loro sgangherati ombrelli, ed è un ottimo motivo per non approvare il reato di clandestinità, qualcuno dotato di un minimo di lungimiranza dovremo pur tenercelo.

Some facts about la Fiera Internazionale del Libro

FdllogoCome da annuale tradizione, consumata già in tempi non sospetti quando l’evento si chiamava ancora aristocraticamente “Salone” e si svolgeva a Torino Esposizioni, ho triturato i miei menischi per alcune ore tra i padiglioni della Fiera Internazionale del Libro (da ora FdL per pigrizia). Ecco le considerazioni più (meno) salienti di quest’anno…

  • Grazie agli anni di sapiente marketing messi in campo da Ernesto Ferrero, andare alla FdL è diventato un fenomeno di moda, perché farsi le vasche tra i libri “fa figo”. Lo si nota chiaramente osservando le masse che si aggirano per gli stand. Un buon 85% sono veri e propri zombie che trascinano le loro stanche membra vedendo ciò che li circonda e mai guardando. Questi individui si accalcano principalmente negli stand delle grandi case editrici, osservando libri che potrebbero trovare benissimo nella libreria sotto casa. Il restante 15% vive la FdL, magari andandoci per più di un giorno, seguendo gli interventi in programma e andando a ricercare l’editore di nicchia, di cui difficilmente potrebbe sentire parlare in un comune negozio di libri.
  • In Italia sono molto più i libri stampati rispetto a quelli letti. Nell’oceano di titoli, pagine e copertine si trova veramente di tutto con continue ripetizioni di argomenti, persino di opinioni e autori. Una magnifica babele postmoderna che certo non fa rimpiangere le tavolette dei Sumeri, ma che proietta rapidamente il visitatore in una sindrome di Stendhal coi controfiocchi.
  • Stamo ner dumila, stamo… ma la FdL sembra ancora essere refrattaria all’ipertestualità. A parte rarissime eccezioni, ogni stand è un mondo a parte perfettamente compartimentato dagli altri. Non basta conferire un filo conduttore alla FdL per dare alla stessa un senso, per sottrarre la visita media a una semplice passeggiata in un enorme mercatino del libro. La mancanza di un percorso sotto la trama dell’evento risulta così un’occasione perduta, o per lo meno annacquata nei mille rivoli originati dalle singole iniziative di istituzioni e case editrici.
  • Beh, se non ci pensano loro, il senso può sempre trovarlo lo scarpinatore librario, potrà obiettare qualcuno. Ciò è vero in parte, ma nella realtà dei fatti il colossale programma di incontri, presentazioni e compagnia bella non lascia scampo al visitatore medio, che magari non ha molto tempo per pianificare la sua visita. In una giornata si addensano centinaia di appuntamenti, attraverso i quali è estremamente difficile districarsi e in questo il sito Web della FdL certo non aiuta. A che serve un semplice elenco in formato digitale degli eventi? Una mappa concettuale potrebbe forse aiutare, ma ancora una volta il “core” (per dirla all’inglese, non alla romana) della FdL si dimostra refrattario a una catalogazione differente del suo sapere, maggiormente moderna e accessibile.
  • La querelle sulla presenza di Israele alla FdL è stata montata come un albume pronto a trasformarsi in croccanti meringhe. Lo stand del paese ospite mediorientale occupa pochissimo spazio ed offre molte poche attrattive. Due terzi dell’area sono dedicati agli autori israeliani più famosi, mentre il restante terzo è maggiormente focalizzato sulle istanze israeliane per uno stato libero e in pace col turbolento vicinato. Lo stand è estremamente sciatto (le bandiere incollate con il nastro adesivo sono un autovilipendio al vessillo nazionale con la stella di David), visitato relativamente poco e senza particolare clamore. Il resto, polemiche comprese, si riduce a un gran can can mediatico e a tanta, tantissima, pubblicità gratuita per la FdL, con la grandissima gioia di Ferrero.
  • [Considerazione ad alto contenuto sessista, prima di bruciare lecitamente un reggiseno, be advised] Il libro tira, specie se è veicolato da gioiose, un pochetto discinte e attillate standiste. L’avvenenza di tali fanciulle sembra essere direttamente proporzionale al livello di conquibus detenuto dall’espositore. Complimenti dunque ad Alfa Romeo, Intesa-Sanpaolo e Friuli Venezia Giulia, che di libri ne stamperanno anche pochi, ma almeno sopperisco in maniera creativa.
  • I panini dell’Autogrill, concessionaria per il rifocillamento dei visitatori, hanno tra gli ingredienti quel tipico pizzico di antimateria come i loro omologhi delle piazzole autostradali. Pesantezza senza fine. Burp.
  • Tutto sommato, quella di Gutenberg continua ad essere una magnifica invenzione.

Alterco stradale

Pedone Torino, incrocio tra Corso Re Umberto e Corso Giacomo Matteotti, ore 18.14.
Amabile scambio metropolitano tra pedone incauto e automobilista con patentino da assassino.

– Oh! Chi ti ha imparato a guidare?!
– Lo stesso che ti ha insegnato a parlare, ignorante!
– Guarda che ti taglio le gomme! (il pedone non indica i copertoni ma la sua gola)
– Ma va’, va!

Poi, ognuno per la sua strada.

Chi muore al lavoro

Chimuoreallavoro
Sono passati quasi cinque mesi dall”incidente alle acciaierie ThyssenKrupp a Torino. Per ricordare i sette operai morti nella fabbrica di corso Regina, il Consiglio Comunale di Torino ha allestito nella sede della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo la mostra “Chi muore al lavoro” che, attraverso un percorso fotografico, ripercorre i momenti di quel 6 dicembre e l’angoscia dei mesi successivi delle persone che in quella notte hanno perso un pezzo della loro vita.

«La mostra riunisce 75 scatti realizzati dai fotocronisti dei più importanti quotidiani nazionali durante i giorni della tragedia avvenuta nello stabilimento ThyssenKrupp. Sono immagini di forte impatto che mostrano il decorso di una enorme vicenda tragica, il lutto, ma anche la grande partecipazione della gente. Numerose fotografie sono algide riprese di momenti strazianti; alcune interpretano in modo più libero gli avvenimenti, come quella con una rosa rossa in primo piano e sullo sfondo lo stabilimento in cui è avvenuta la sciagura. Il percorso espositivo è allestito seguendo quattro temi: la fabbrica, le vittime, le esequie, la partecipazione popolare». [PDF]

Civismo postale

Poste

Problema
Uno si reca all’ufficio postale e nota un capannello di gente intorno alla macchinetta infernale che dispensa i ticket per fare la coda. La carta è finita e l’aggeggio non dispensa più biglietti. Nell’inazione collettiva, uno decide di andare a segnalare il problema a chi di dovere. Dopo qualche minuto, uno torna vittorioso alla macchinetta con un addetto delle poste che, armato di cacciavite e bobina di carta, rimette in sesto il totem vomita biglietti. Intanto, durante l’assenza di uno, il capannello è aumentato.

Rispondere alla seguente domanda
1. Alla fine della vicenda chi, secondo voi, da settimo si è ritrovato 32esimo in fila?

I candidati che avevano parenti o amici in coda all’ufficio centrale delle Poste di Torino alle 17.45 sono esentati dal compito.

Torino sotto assedio

Quello che state per leggere è un post davvero speciale. Per ricordare i 301 anni della liberazione di Torino dal difficile assedio francese, ho chiesto a Piergiuseppe Menietti, attento e preparatissimo storico torinese, di raccontarci con parole semplici e comprensibili ciò che avvenne tre secoli fa in questi giorni. Scrittore di numerosi e validi libri sulla storia di Torino, nonché ottimo conferenziere, scoprirete che Piergiuseppe non ha smentito sé stesso.

Lo scorso anno Torino ha commemorato con una mostra, un convegno e altre iniziative il terzo centenario dell’assedio francese del 1706, conclusosi con la vittoriosa battaglia del 7 settembre.
Il 12 maggio di quell’anno, il Duca de La Feuillade, giovane e inesperto generale dell’esercito francese, mosse con 44.000 uomini contro Torino, difesa da 10.500 soldati. Verso le dieci dello stesso giorno, avvenne un’eclisse totale di sole e gli astrologi trassero un ottimo auspicio. Il sole, simbolo del Re di Francia Luigi XIV, spariva nel cielo mentre si rendeva ben visibile la costellazione del toro, simboleggiante la Torino vincitrice.

Gruppopietromicca Fin dal 1701 il Ducato di Savoia era stato coinvolto nelle vicende della guerra di successione spagnola e, tra il 1704 e il 1705, il duca Vittorio Amedeo II aveva visto cadere nelle mani dei nemici francesi la maggior parte delle sue fortezze. Torino era però ben munita e intendeva resistere.
Le truppe del Re Sole, con l’appoggio di alcuni reparti spagnoli, iniziarono un assedio in piena regola circondando la città, dal Regio Parco alle Molinette, con due linee di fortificazione campale dette di circonvallazione e di controvallazione. Tra le due linee disposero gli accampamenti e utilizzarono le cascine intorno a Torino come alloggi per gli ufficiali, magazzini di viveri, armerie e depositi di munizioni.
Galleria_2 La Feuillade guidò l’attacco alla capitale dal lato a ponente, commettendo un errore gravissimo: da quella parte la città aveva le fortificazioni migliori e, soprattutto, la Cittadella: una delle più potenti fortezze d’Europa, munita di una fitta rete di gallerie sotterranee scavate per prevenire gli attacchi nemici nel sottosuolo e per attivare volate di mina in grado di far saltare in aria i cannoni e gli apprestamenti degli assedianti.

La resistenza della città coinvolse direttamente anche la popolazione civile, che dimostrò coraggio e abnegazione. Molte donne si distinsero rischiando la vita nel trasporto di fascine e di gerle piene di terra per chiudere le brecce aperte dai cannoni nemici nelle mura della fortezza.
Pietromicca Il duello delle artiglierie procedeva senza posa, ma le volate di mine degli assediati continuavano a far saltare i cannoni degli attaccanti. Nella notte tra il 29 ed il 30 agosto una squadra di granatieri nemici tentò l’ingresso nelle gallerie della Mezzaluna del Soccorso per neutralizzarle, ma fu bloccata dall’eroico intervento di Pietro Micca. Il minatore ventinovenne non esitò a sacrificarsi per impedirne l’accesso.

La situazione in città era diventata difficile, soprattutto per la carenza di polvere nera; ma una nuova speranza giunse ad alimentare la resistenza dei torinesi: l’arrivo dell’armata imperiale alleata condotta da un comandante famoso, il Principe Eugenio di Savoia-Soissons, cugino di Vittorio Amedeo II.
Il 7 settembre, i due comandanti schierarono le truppe tra la Dora e La Stura con il fronte rivolto alla città. Dopo una breve, cruenta battaglia i Francesi furono battuti e obbligati a una caotica ritirata verso Pinerolo. Gli episodi salienti dello scontro si svolsero tra Lucento, la Madonna di Campagna e l’attuale Borgo Vittoria, il cui nome ricorda un’affermazione militare che fece scalpore in tutta Europa. In seguito ad essa, il Duca di Savoia divenne Re di Sicilia e volle commemorare il successo con la costruzione della Basilica di Superga, un capolavoro dell’architetto messinese Filippo Juvarra.

Link
+ La Città di Torino festeggerà il 301° anniversario della liberazione di Torino con numerose attività, qui il programma in dettaglio.

Calvino scrutatore

Scrutatore

Amerigo Ormea uscì di casa alle cinque e mezzo del mattino. La giornata si annunciava piovosa. Per raggiungere il seggio elettorale dov’era scrutatore, Amerigo seguiva un percorso di vie strette e arcuate, ricoperte ancora di vecchi selciati, lungo muri di case povere, certo fittamente abitate ma prive, in quell’alba domenicale, di qualsiasi segno di vita.

Inizia così la giornata da scrutatore di Amerigo Ormea alla Piccola Casa della Divina Provvidenza “Cottolengo” di Torino. È il 1953 e le elezioni decreteranno il nuovo assetto politico della Nazione. Ad Amerigo è stato assegnato il difficile compito di vigilare sulla correttezza delle votazioni. Il pericolo più grande è rappresentato dai religiosi che potrebbero indurre le migliaia di infermi e minorati mentali del Cottolengo a votare per la Democrazia Cristiana.
La giornata da scrutatore di Amerigo sarà dura, la vista della moltitudine di infelici che popola il Cottolengo è destinata a cambiarlo profondamente.

Con un linguaggio asciutto e misurato, Italo Calvino ci conduce attraverso la difficile giornata di Amerigo, raccontandoci senza facili pietismi e moralismi l’incredibile varietà umana che consuma la propria esistenza tra le solide mura della Piccola Casa della Divina Provvidenza.
Il livello di immedesimazione è molto forte, non è quindi difficile identificare in Amerigo Ormea l’alter ego di Italo Calvino, che da candidato al PC nel 1953 aveva trascorso alcune ore all’interno del Cottolengo.
Il libro avrà una lunga gestazione. Nel 1961 Calvino torna alla “cittadella”, ma questa volta in veste di scrutatore. La vista di numerosi religiosi che aiutano i derelitti e i minorati a votare per la DC lo inorridisce. Sulla scia di quei terribili ricordi, Calvino riesce finalmente a scrivere il libro, che nel 1963 viene dato alle stampe.

Nella sua giornata da scrutatore Amerigo imparerà molte cose, non solo sugli altri e sulla politica, ma anche su sé stesso. Al nichilismo iniziale si sostituirà una nuova visione basata sull’antropologia e la natura umana. Su ciò che di vero e concreto giace al di sotto della patina delle ideologie. Forse la risposta passa per un viaggio. Lo stesso di Amerigo Ormea.

Amerigo, ora toccava a lui. Si strappò con sforzo dai suoi pensieri, da quella lontana zona di confine appena intravista – confine tra che cosa e che cosa? – e tutto quello che era al di qua e al di là sembrava nebbia.
– Un momento, – disse, con una voce senz’espressione, sapendo di ripetere una formula, di parlare nel vuoto, – è in grado l’elettore di riconoscere la persona che vota per lui? È in grado di esprimere la sua volontà? Ehi, dico a lei, signor Morin: è in grado?
– La solita storia, – disse il prete presidente – la Madre che sta qui con loro giorno e notte, gli chiedono se la conosce… – e scosse il capo, con una risatina.

500 volte Torino

In attesa della presentazione ufficiale della nuova Fiat 500, ecco alcune foto – scattate col mio fido cellulare – del magnifico autoraduno di 500 storiche in piazza Vittorio a Torino.
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