Natale proDarfur

 

Darfurconcerto

Questa sera alle ore 21.00 RaiDue proporrà il Concerto di Natale per il Darfur.
Inviando un SMS al numero 48585, sarà possibile donare 1 Euro per contribuire ai progetti di ricostruzione di scuole e abitazioni in questa area devastata dell’Africa.

Io bloggo per il Darfur

Bloggodarfur

“Io bloggo per il Darfur” è la nuova campagna di sensibilizzazione promossa da Italian Blogs for Darfur per riportare l’attenzione su una storia troppo spesso dimenticata, quella di due milioni e mezzo di rifugiati e di oltre trecentomila morti innocenti.

L’iniziativa è aperta a fotografi e creativi, non necessariamente professionisti, che vogliono comunicare il loro impegno per il Darfur. Chi ha un blog, o uno spazio online su uno dei tanti social network, può scattare una fotografia o creare un’immagine sul tema.


Raccontare il Darfur

Sono decine le associazioni volontarie che, nel completo silenzio dei media, si occupano dell’emergenza umanitaria che da oltre tre anni si sta verificando nei territori del Darfur.
Alcune associazioni si battono per mantenere l’attenzione su un posto in Africa troppo spesso ignorato e dimenticato, altre ancora scelgono la difficilissima e rischiosa via della cooperazione sul territorio, offrendo assistenza e sostegno a 2 milioni di sfollati che ormai affollano i campi profughi.

Refugees International porta soccorso e raccoglie testimonianze dai molti campi profughi che costellano il confine con il Ciad. Alcuni membri di questa associazione hanno creato un breve documentario per testimoniare le storie che puoi “sentire sotto ogni albero del Darfur”, raccontate dalle tante vittime del genocidio.

Usa e Sudan ai ferri corti

Janjaweed_on_horseback Dopo alcune settimane di riflessione, il governo degli Stati Uniti ha annunciato oggi un severo inasprimento delle sanzioni economiche contro il Sudan in seguito al rifiuto categorico del presidente sudanese Omar Hassan al-Bashir di concedere l’accesso nel paese a un contingente di pace internazionale per gestire la difficile crisi umanitaria nel Darfur.
Nel comunicato elaborato dall’amministrazione americana si legge: "Bashir deve fermare le violenze e prendersi cura del suo popolo. Gli è stata data l’opportunità di farlo ed in assenza di una sua azione dobbiamo inasprire le sanzioni". Obiettivo primario dei nuovi provvedimenti sarà chiudere i principali flussi di denaro che, attraverso passaggi molto sospetti tra amministrazione e aziende private, finanziano le sanguinarie milizie dei Janjaweed nella regione del Darfur.

Oltre all’inasprimento delle sanzioni già in vigore nei confronti di 100 compagnie sudanesi, cui è vietato qualsiasi rapporto commerciale con gli USA, si aggiungono alla lista nera altre 30 compagnie di proprietà statale, amministrate dal governo di Bashir.
Ma l’iniziativa degli Stati Uniti non è solo limitata a colpire le compagnie "canaglia" del Sudan. Al Segretario di Stato Condoleezza Rice è stato affidato l’incarico di ricercare consensi tra i paesi membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per giungere a una nuova risoluzione contro il Sudan. L’obiettivo è quello di ottenere una richiesta formale da parte del Consiglio nei confronti del governo di Khartoum, per l’ingresso nel paese di un contingente di pace internazionale per gestire la drammatica crisi del Darfur.

La missione di Condoleezza Rice si prospetta, però, molto difficile. Il responsabile cinese per gli affari africani, Liu Guijin, ha fatto sapere che il governo di Pechino si oppone alla proposta statunitense di insaprire le sanzioni previste dall’Onu nei confronti del Sudan. Secondo Guiji, intervenuto in una conferenza stampa, le sanzioni proposte dal governo americano rischierebbero di rendere ancora più difficoltose le trattative con Khartoum. Da bravo diplomatico, però, il responsabile per gli affari africani ha lasciato uno spiraglio di speranza sulle future mosse della Cina nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu. L’atteggiamento cinese è cinicamente comprensibile, Pechino è il più grande importatore di petrolio sudanese e in più occasioni ha dimostrato di anteporre i propri interessi economici e di sviluppo al massacro del Darfur.

Link
+ Per approfondimenti rimando al documentato articolo della Stampa.it di fresca pubblicazione [ore 19].

Qualcosa si muove

Darfurdevastato

Dopo la grande manifestazione del 29 aprile e l’impegno costante di organizzazioni non governative e associazioni online, qualcosa sembra finalmente muoversi per porre fine allo stallo sulla drammatica crisi del Darfur.

Nella giornata di ieri il procuratore generale della Corte penale internazionale dell’Aia, Luis Moreno-Ocampo, ha dato notizia della decisione dei giudici di aver emesso i mandati di cattura nei confronti di Ahmad Harun e Ali Kushayb, sottolineando che ora “il governo del Sudan ha il dovere morale di arrestarli”.
Ahmad Harun è l’attuale ministro per gli affari umanitari, mentre Ali Kushayb è uno dei leader delle milizie Janjaweed, il “colonnello dei colonnelli”. Entrambi sono incriminati per 51 capi d’accusa, che vanno dall’omicidio allo stupro, passando per detenzione illegale di civili, persecuzione e tortura.

La decisione è stata presa da una commissione di tre giudici della Corte dell’Aia dopo due mesi di attente e approfondite indagini. Nonostante l’evidenza delle prove che supportano i capi d’imputazione, il governo sudanese ha seccamente respinto l’ipotesi di attuare la procedura di arresto caldeggiata dalla corte inernazionale: “La nostra posizione è molto, molto chiara. La Corte non ha alcun titolo per giudicare e condannare al di fuori del nostro paese nessun sudanese”, ha dichiarato il ministro della giustizia Mohamed Ali al-Mardi mettendo in luce le intenzioni del suo governo. Incalzato dal giornalista dell’Associated Press, che chiedeva se il Sudan avesse continuato la sua sporadica collaborazione con la Corte dell’Aia, il ministro ha poi aggiunto: “Ma quale cooperazione? È finita”.
Ma per Luis Moreno-Ocampo i giochi non sono ancora chiuso: “Questa decisione della Corte penale internazionale non è discutibile e il governo deve rispettarla. Abbiamo concluso un’indagine condotta in circostanze molto difficili e, senza esporre alcun testimone, abbiamo trasformato i loro racconti in prove e ora i giudici hanno confermato la validità di tali evidenze”. Il procuratore ha poi ricordato che, volente o nolente, il governo sudanese è obbligato a cooperare con la Corte dell’Aia, così come stabilito dalla risoluzione 1593/2005 dell’ONU, che ha rinviato al tribunale internazionale il giudizio sui crimini commessi in Darfur. Anche se il Sudan non ha partecipato all’atto costitutivo della Corte nel 1998 a Roma, è comunque tenuto – quale membro dell’ONU – a cooperare con l’Aia rispettandone gli atti formali.

Il governo di Khartoum continua dunque la propria strategia dell’ambiguità. Se da un lato nega l’esistenza di prove concrete nei confronti del suo ministro per gli affari umanitari, dall’altro dichiara di aver posto sotto arresto Kushayb, il “colonnello dei colonnelli”, leader delle milizie Janjaweed. Ma su quest’ultima operazione di polizia sono moltissime le ombre da rilevare. Stando ai più recenti report dell’Associated Press, Kushayb sarebbe stato avvistato più di una volta nei territori del Darfur protetto dalle forze dell’ordine governative.

Valutato il comportamento di Khartoum è probabile, a detta di molti osservatori internazionali, un nuovo intervento dell’ONU per fare maggiori pressioni sul governo sudanese.

Una buona notizia giunge, invece, dall’Italia. Dopo mesi di discussioni e confronti, la Commissione di Vigilanza della Rai ha approvato all’unanimità una risoluzione per riportare in primo piano il dramma del Darfur. La decisione della Commissione rispecchia il costante impegno di Italian Blogs 4 Darfur che, alcuni mesi fa, aveva indetto una petizione in Rete per rompere il silenzio mediatico sulla crisi sudanese. L’auspicio è che, almeno sul servizio pubblico, si torni presto a parlare del Darfur, dei suoi 300.000 morti e dei quattro milioni di sfollati e rifugiati.

DARFUR il giorno dopo

Darfurroma_2Italiani, africani, turisti e curiosi hanno sfilato ieri per le strade di Roma per ricordare le migliaia di morti e i due milioni di sfollati del Darfur, regione del Sudan interessata ormai da anni da una sanguinaria guerra. In altri 50 paesi di tutto il mondo altre migliaia di persone hanno contribuito con concerti, convegni, mostre e altre iniziative culturali sull’argomento.

BBC ha dedicato uno spazio speciale della sua programmazione, e una sezione del suo sito Web, al conflitto che da anni riguarda l’Africa centro-orientale. Nelle principali edizioni dei TG italiani la notizia del Global Day for Darfur è stata però diffusa con brevi interventi da studio, senza servizi (o approfondimenti) e con immagini di repertorio.

Mentre ancora si discute se quello del Darfur sia un genocidio o meno, quattro milioni di persone vivono in condizioni disumane, soffrendo quotidianamente la fame, la sete e la mancanza di strutture idonee per ricevere un minimo di assistenza sanitaria. In queste condizioni, nello sterminato campo profughi di Otash, vivono centinaia di migliaia di sfollati. Erano gli abitanti di una quarantina di pacifici villaggi, che ora non esistono più, rasi al suolo dalla forza devastante e omicida dei Janjaweed.

Milioni di persone non possono fare ritorno alle loro case, ai loro villaggi, non solo per motivi di sicurezza, ma semplicemente perché tutto ciò che avevano costruito in una vita di lavoro non esiste più. Terra bruciata. Come la speranza.


Ringrazio ancora gli amici blogger che, anche in questa occasione, hanno dimostrato la loro sensibilità partecipando con interventi, post, e-mail e altre attività allo spirito del Global Day for Darfur. Ho sostituito il banner della manifestazione con una nuova immagine così, chi lo vorrà, potrà continuare ad ospitare sul proprio blog il link per partecipare alla petizione sul Darfur.

Un ringraziamento particolare va allo staff della Stampa.it e ad Anna Masera, che – su segnalazione mia e di IB4D – hanno preso a cuore l’iniziativa, dedicando al Global Day for Darfur articoli, approfondimenti e una ricca sezione multimediale, nonché un rimando nell’edizione cartacea della Stampa di domenica.

Grazie a tutti!

DARFUR Day

In contemporanea con oltre 50 nazioni in tutto il mondo, il 29 Aprile si svolgerà a Roma il primo Global Day for Darfur italiano. L’iniziativa è nata dalla passione e dal lavoro svolto in questi ultimi mesi da Italian Blogs for Darfur, associazione nata sul Web per sensibilizzare i media e l’opinione pubblica sulla crisi sudanese. Quella che trovate qui sotto è la locandina della manifestazione.

Global_day_darfur_manifesto


Il messaggio del Presidente della Camera dei Deputati:

«In occasione della manifestazione promossa dalla Save Darfur Coalition in concomitanza con il Global Day for Darfur, che avrà luogo a Roma il 29 aprile 2007, desidero inviare a tutti coloro che la animeranno il mio saluto più caloroso.
L’impegno per un’informazione più attenta sulla drammatica situazione umanitaria in Darfur e la promozione di un vasto e determinato movimento di pensiero che si faccia carico di rappresentarne presso l’opinione pubblica mondiale la drammaticità e l’urgenza svolgono oggi un ruolo determinante per condurre a soluzione una delle più dolorose priorità del nostro presente. In questo sforzo, la politica e le Istituzioni non possono fare a meno della straordinaria capacità di azione e di proposta delle associazioni e dei movimenti espressi dalla società civile, la cui vitalità rappresenta una risorsa centrale per il superamento della crisi e per la costruzione di un modello di convivenza pacifica duratura, alimentata dalla cultura dei diritti e dal dialogo tra i popoli»

[leggi l’articolo della Stampa.it]


Colgo l’occasione per ringraziare i tanti blogger, della Stampa e non, che hanno collaborato a pubblicizzare questo evento ospitando nei loro siti web il banner del Global Day for Darfur. Ancora grazie!

Global Day for Darfur

In continuità con il mio ultimo post sulla crisi sudanese, lascio a disposizione il codice html per inserire questo banner sul Global Day for Darfur che si terrà a Roma, il prossimo 29 Aprile. Per la prima volta questa manifestazione così importante avrà luogo in Italia. Invito i blogger, della Stampa e non, ad aderire all’iniziativa, pubblicizzando sui loro blog l’appuntamento di domenica 29 Aprile.

Global Day for Darfur
 
Insieme possiamo riportare un po’ di speranza anche in Darfur. Possiamo provarci… e dobbiamo provarci. Grazie!
   
Se avete poca dimestichezza con TypePad potete seguire questa breve guida per inserire il banner nel vostro template.

Capire il Darfur

Timer_finalSono ormai 400.000 le vittime della guerra nella regione del Darfur in Sudan. Con le loro scorribande, i Janjaweed (“diavoli armati a cavallo”) portano il terrore nei piccoli villaggi sudanesi, obbligando i loro abitanti a fughe forzate verso sterminati campi di sfollati in cui manca tutto: acqua, cibo e medicinali.
Nell’ultimo periodo la razione procapite d’acqua è diminuita di un terzo, portandosi al limite dei naturali livelli di sopravvivenza. Ogni giorno centinaia di donne sono rapite dai Janjaweed e, una volta stuprate, sono ricondotte ai campi così che i mariti le ripudino per l’onta ricevuta.

Le popolazioni del Darfur porteranno per sempre i segni di questa guerra, non solo con cicatrici e mutilazioni, ma anche con il perenne ricordo di un parente, un amico o interi nuclei famigliari uccisi dalla violenza del conflitto.

Tra molte difficoltà e nessuna presunzione, Italian Blogs For Darfur (IB4D) continua, in Italia, la sua campagna per vincere la costante disinformazione sulla crisi sudanese. Grazie all’opera di IB4D, il 29 Aprile l’Italia parteciperà per la prima volta al Global Day for Darfur con una manifestazione per le strade di Roma, tesa a sensibilizzare l’opinione pubblica e i governi.

Newsaprile

 

Il Senato che mi piace…

DARFUR: SENATO APPROVA ODG PER INTERVENTO ONU

[ANSA] – ROMA, 27 MAR – Il Senato ha approvato a larghissima maggioranza un ordine del giorno trasversale, sostenuto dai senatori Pianetta (Fi), Martone (Prc), Antonione (Fi) e Mele (Ulivo), riguardante il Darfur. In particolare, dopo aver ricordato il dramma di questa zona dove sono stati uccisi almeno 300 mila civili e dove due milioni sono gli sfollati, la mozione impegna il Governo ad affrontare in modo efficace in sede di Consiglio di sicurezza dell’ Onu la questione. Inoltre, il Governo dovra’ promuovere in tutte le sedi internazionali competenti iniziative appropriate a far si’ che cessino in Darfur le gravissime violazioni dei diritti umani. Il documento ricorda che sono quattro milioni gli abitanti del Darfur che soffrono la fame e vivono in condizioni disumane.

Darfurchild