La messa per gioco

Rosybindi

– Lei una volta ha detto che all’asilo ci sarà andata tre giorni in tutto.
«È vero. Volevo stare con mia madre. E poi ero una bambina solitaria. Avevo degli amici immaginari, come “Marcellino pane e vino”. Giocavo da sola a dire messa.»
– Come, come?
«Se fossi nata maschio avrei fatto il prete. Conoscevo il rito a memoria, tutti i gesti dei sacerdoti. Mi arrabbiavo da morire quando scoprivo che mia madre mi spiava durante le fanta-funzioni.»

[Vittorio Zincone domanda, Rosy Bindi risponde]

Qualcosa si muove

Darfurdevastato

Dopo la grande manifestazione del 29 aprile e l’impegno costante di organizzazioni non governative e associazioni online, qualcosa sembra finalmente muoversi per porre fine allo stallo sulla drammatica crisi del Darfur.

Nella giornata di ieri il procuratore generale della Corte penale internazionale dell’Aia, Luis Moreno-Ocampo, ha dato notizia della decisione dei giudici di aver emesso i mandati di cattura nei confronti di Ahmad Harun e Ali Kushayb, sottolineando che ora “il governo del Sudan ha il dovere morale di arrestarli”.
Ahmad Harun è l’attuale ministro per gli affari umanitari, mentre Ali Kushayb è uno dei leader delle milizie Janjaweed, il “colonnello dei colonnelli”. Entrambi sono incriminati per 51 capi d’accusa, che vanno dall’omicidio allo stupro, passando per detenzione illegale di civili, persecuzione e tortura.

La decisione è stata presa da una commissione di tre giudici della Corte dell’Aia dopo due mesi di attente e approfondite indagini. Nonostante l’evidenza delle prove che supportano i capi d’imputazione, il governo sudanese ha seccamente respinto l’ipotesi di attuare la procedura di arresto caldeggiata dalla corte inernazionale: “La nostra posizione è molto, molto chiara. La Corte non ha alcun titolo per giudicare e condannare al di fuori del nostro paese nessun sudanese”, ha dichiarato il ministro della giustizia Mohamed Ali al-Mardi mettendo in luce le intenzioni del suo governo. Incalzato dal giornalista dell’Associated Press, che chiedeva se il Sudan avesse continuato la sua sporadica collaborazione con la Corte dell’Aia, il ministro ha poi aggiunto: “Ma quale cooperazione? È finita”.
Ma per Luis Moreno-Ocampo i giochi non sono ancora chiuso: “Questa decisione della Corte penale internazionale non è discutibile e il governo deve rispettarla. Abbiamo concluso un’indagine condotta in circostanze molto difficili e, senza esporre alcun testimone, abbiamo trasformato i loro racconti in prove e ora i giudici hanno confermato la validità di tali evidenze”. Il procuratore ha poi ricordato che, volente o nolente, il governo sudanese è obbligato a cooperare con la Corte dell’Aia, così come stabilito dalla risoluzione 1593/2005 dell’ONU, che ha rinviato al tribunale internazionale il giudizio sui crimini commessi in Darfur. Anche se il Sudan non ha partecipato all’atto costitutivo della Corte nel 1998 a Roma, è comunque tenuto – quale membro dell’ONU – a cooperare con l’Aia rispettandone gli atti formali.

Il governo di Khartoum continua dunque la propria strategia dell’ambiguità. Se da un lato nega l’esistenza di prove concrete nei confronti del suo ministro per gli affari umanitari, dall’altro dichiara di aver posto sotto arresto Kushayb, il “colonnello dei colonnelli”, leader delle milizie Janjaweed. Ma su quest’ultima operazione di polizia sono moltissime le ombre da rilevare. Stando ai più recenti report dell’Associated Press, Kushayb sarebbe stato avvistato più di una volta nei territori del Darfur protetto dalle forze dell’ordine governative.

Valutato il comportamento di Khartoum è probabile, a detta di molti osservatori internazionali, un nuovo intervento dell’ONU per fare maggiori pressioni sul governo sudanese.

Una buona notizia giunge, invece, dall’Italia. Dopo mesi di discussioni e confronti, la Commissione di Vigilanza della Rai ha approvato all’unanimità una risoluzione per riportare in primo piano il dramma del Darfur. La decisione della Commissione rispecchia il costante impegno di Italian Blogs 4 Darfur che, alcuni mesi fa, aveva indetto una petizione in Rete per rompere il silenzio mediatico sulla crisi sudanese. L’auspicio è che, almeno sul servizio pubblico, si torni presto a parlare del Darfur, dei suoi 300.000 morti e dei quattro milioni di sfollati e rifugiati.

DARFUR Day

In contemporanea con oltre 50 nazioni in tutto il mondo, il 29 Aprile si svolgerà a Roma il primo Global Day for Darfur italiano. L’iniziativa è nata dalla passione e dal lavoro svolto in questi ultimi mesi da Italian Blogs for Darfur, associazione nata sul Web per sensibilizzare i media e l’opinione pubblica sulla crisi sudanese. Quella che trovate qui sotto è la locandina della manifestazione.

Global_day_darfur_manifesto


Il messaggio del Presidente della Camera dei Deputati:

«In occasione della manifestazione promossa dalla Save Darfur Coalition in concomitanza con il Global Day for Darfur, che avrà luogo a Roma il 29 aprile 2007, desidero inviare a tutti coloro che la animeranno il mio saluto più caloroso.
L’impegno per un’informazione più attenta sulla drammatica situazione umanitaria in Darfur e la promozione di un vasto e determinato movimento di pensiero che si faccia carico di rappresentarne presso l’opinione pubblica mondiale la drammaticità e l’urgenza svolgono oggi un ruolo determinante per condurre a soluzione una delle più dolorose priorità del nostro presente. In questo sforzo, la politica e le Istituzioni non possono fare a meno della straordinaria capacità di azione e di proposta delle associazioni e dei movimenti espressi dalla società civile, la cui vitalità rappresenta una risorsa centrale per il superamento della crisi e per la costruzione di un modello di convivenza pacifica duratura, alimentata dalla cultura dei diritti e dal dialogo tra i popoli»

[leggi l’articolo della Stampa.it]


Colgo l’occasione per ringraziare i tanti blogger, della Stampa e non, che hanno collaborato a pubblicizzare questo evento ospitando nei loro siti web il banner del Global Day for Darfur. Ancora grazie!

Mussi scissionista

Mussi Dopo numerosi mal di pancia e pochi palliativi all’orizzonte, sembra ormai inevitabile la scissione dai DS del “correntone” guidato da Fabio Mussi. Il ministro dell’Università fonderebbe una nuova, l’ennessima, forza politica. Eppure otto anni fa…

“È lo scenario della frammentazione progressiva. In questo quadro non mi riesce difficile immaginare un sistema politicocon tre partiti sotto il 20% e una moltitudine sotto il 10%. Dunque, ancora una non invidiabile originalità dell’Italia: Paese sempre più europeo per economia e finanza, e sempre meno europeo per sistema politico-istituzionale.”

E ancora:

“Se si ragiona intorno ai dati essenziali della realtà penso che le intransigenze e i veti incrociati dovrebbero da ogni parte ammorbidirsi. Noi abbiamo bisogno di invertire i motori, come ha appena fatto il mio aereo in fase di atterraggio, con vento forte e acqua sulla pista. Cioè spingere nella direzione di una riunificazione delle forze anche come puro atto di volontà.”

[Fabio Mussi, 13 Gennaio 1999]

Il Senato che mi piace…

DARFUR: SENATO APPROVA ODG PER INTERVENTO ONU

[ANSA] – ROMA, 27 MAR – Il Senato ha approvato a larghissima maggioranza un ordine del giorno trasversale, sostenuto dai senatori Pianetta (Fi), Martone (Prc), Antonione (Fi) e Mele (Ulivo), riguardante il Darfur. In particolare, dopo aver ricordato il dramma di questa zona dove sono stati uccisi almeno 300 mila civili e dove due milioni sono gli sfollati, la mozione impegna il Governo ad affrontare in modo efficace in sede di Consiglio di sicurezza dell’ Onu la questione. Inoltre, il Governo dovra’ promuovere in tutte le sedi internazionali competenti iniziative appropriate a far si’ che cessino in Darfur le gravissime violazioni dei diritti umani. Il documento ricorda che sono quattro milioni gli abitanti del Darfur che soffrono la fame e vivono in condizioni disumane.

Darfurchild

Un trans chiamato Desiderio

Questa notte mi è apparsa in sogno una persona, che mi ha dettato questa lettera…

Donna_barbuta_2«Caro direttore,
approfitto della sua cortesia per fare chiarezza sulla vicenda che riguarda me e non solo me. Intendo cominciare subito con la crudezza e la pesantezza dei fatti. Esistono alcune foto che ritraggono una macchina che accosta lungo il viale dove lavoro con, a bordo, un presunto portavoce. L’uomo, non proprio il mio tipo, tira giù il finestrino e mi chiede cosa ne penso dei DICO. Rispondo "50€ l’amore", la macchina riparte quasi subito.

Mi sento molto vittima del fotografo che ha immortalato la scena. Non sono mai venuta bene in fotografia e, ci tengo a precisare, ho le gambe molto più dritte di quanto non appaia in quello scadente servizio fotografico.
Tendo a precisare di non essere stata vittima di ricatti per quegli scatti, ma solo rimproverata dal mio capo per non aver trattato da subito sul prezzo. A me, prima di pubblicare articolo e poi foto, non ha chiamato nessuno. Eppure il lampione è sempre lo stesso…
Ho ripensato spesso a quell’uomo e alla sua bella macchina straniera: si sa, l’immaginazione vola. Già mi immaginavo con lui sulle dorate spiagge di Copacabana a spalmarci il latte solare a vicenda. Ora scopro che per lui non sono stata altro che "il ricordo di un momento di stupida curiosità di una ormai lontana sera d’estate".

Con il cuore a pezzi, rivendico anche io il mio diritto alla privacy. Non sono personaggio pubblico, anche se lavoro per il "mio pubblico", e sono stata schiaffata sulle prime pagine di tutti i giornali. Mi avvessero avvisata prima mi sarei almeno scritta sulla mini leopardata il mio numero di cellulare.
Da questa storia ci sono molti insegnamenti da trarre. Quelli del valore dei soldi, quelli dei due pesi e due misure e, per chi come me ha responsabilità forti, la necessità di lavorare solo perché l’informazione sulle mie tariffe sia sempre più libera ed equa. Tutto questo grazie al rispetto di regole che non sono scritte ma sono racchiuse in una sola parola: vacuità. Grazie alla quale faccio sempre un sacco di soldi.»

In fede,
Desiderio

Rassegna stampa

Italiani, popolo di santi, poeti, navigatori e. Diamo un’occhiata a una certa nostra notiziola trattata dai giornali esteri.

Prodi aide won’t quit over photo with prostitute
Scotsman, UK

PM’s aide to stay despite photograph scandal
Gulf News, United Arab Emirates

The photo and the Italian political aide
Euronews.net, France

Italian PM’s aide hit by prostitute photo scandal
San Diego Union Tribune, CA

The paparazzo, the spin doctor and the trans-sexual hooker: only in Rome
Independent, UK

Colaborador de Prodi desata escándalo por foto con prostituta
Reuters América Latina

Un escándalo sexual salpica al portavoz del nuevo Gobierno italiano
ABC Espana

Principal assessor de Prodi não renunciará após escândalo
estadão.com.br

Porta-voz do governo italiano envolvido em escândalo sexual
Euronews

Proibido publicar notícias sobre vida privada
Portugal Diário

Prodi-Sprecher geht in Foto-Skandal in Offensive
EuroNews

Chanteurs van Italiaanse prominenten gearresteerd
Algemeen Dagblad

Silenzio sul Darfur

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Sono decine le guerre dimenticate che quotidianamente riguardano questo mondo. Dal 2003 nel Darfur, regione occidentale del Sudan, si sta consumando uno dei più duri conflitti del continente africano. La maggioranza nera è costantemente sobillata dalla minoranza araba dei Janjaweed, torbidamente appoggiati dal governo sudanese, che mirano al controllo della regione con continue e numerose scorribande.

Nel Darfur non si sta consumando semplicemente una guerra, ma un genocidio. In meno di tre anni il conflitto ha causato la morte di 300.000 persone e prodotto oltre due milioni di sfollati. Eppure, di questa tragedia umanitaria si parla pochissimo, le televisioni italiane hanno dedicato all’argomento poco più di un paio d’ore nel 2006. Sulle reti Rai siamo arrivati al paradosso che per sentire parlare di Darfur sia necessario guardare la serie statunitense ER – Medici in prima linea, unico programma ad aver affrontato – con un episodio monografico – il problema, dopo mesi di silenzio del servizio pubblico.

Si stima che ogni giorno trenta milioni di italiani guardino un telegiornale, ma meno di un terzo sappia che cosa stia accadendo in Sudan. Gianni Riotta (Tg1), Mauro Mazza (Tg2), Antonio Di Bella (Tg3), Emilio Fede (Tg4), Carlo Rossella (Tg5), Andrea Giordano (StudioAperto), Antonello Piroso (TgLa7), dove siete? Non esistono solamente i flirt dei principini d’Inghilterra.

Alcuni mesi fa è partita l’iniziativa Italian Blogs for Darfur, dal cui sito è possibile inviare un appello agli organi di informazione italiani affinché venga dedicata maggiore attenzione al genocidio che sta interessando il cuore dell’Africa. Sulla situazione politica sudanese si possono avere le opinioni più disparate, ma 300.000 morti non sono un’opinione. Sono una catastrofe.

Link
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Italian Blogs for Darfur (IB4D), da cui è possibile sottoscrivere l’appello ai media italiani. Sempre sul blog è disponibile un kit per aggiungere al proprio sito un banner per pubblicizzare l’iniziativa.