Mario Rigoni Stern, sergente

Ho ancora nel naso l’odore che faceva il grasso sul fucile mitragliatore arroventato. Ho ancora nelle orecchie e sin dentro il cervello il rumore della neve che crocchiava sotto le scarpe, gli sternuti e i colpi di tosse delle vedette russe, il suono delle erbe secche battute dal vento sulle rive del Don. Ho ancora negli occhi il quadrato di Cassiopea che mi stava sopra la testa tutte le notti e i pali di sostegno del bunker che mi stavano sopra la testa di giorno. E quando ci ripenso provo il terrore di quella mattina di gennaio quando la Katiuscia, per la prima volta, ci scaraventò addosso le sue settantadue bombarde. [Il Sergente nella Neve, Mario Rigoni Stern, 1953]

Mario Rigoni Stern ci ha lasciato grandi cose.

La sovrana lettrice

Sovranalett

A Windsor quella sera c’era il banchetto ufficiale, e mentre il presidente francese si affiancava a Sua Maestà la famiglia reale si schierò alle loro spalle, e la processione si avviò lentamente verso la sala Waterloo.
«Adesso che possiamo parlare a quattrocchi,» disse la regina sorridendo a destra e a sinistra mentre avanzavano fra gli ospiti sfolgoranti «vorremmo tanto chiederle la sua opinione sullo scrittore Jean Genet».
«Ah» disse il presidente. «Oui».
La Marsigliese e l’inno nazionale li costrinsero a interrompersi, ma una volta seduti Sua Maestà riprese da dove era rimasta.
«Omosessuale e avanzo di galera… ma era davvero come l’hanno dipinto? E il suo talento» e sollevò il cucchiaio da consommé «era davvero così straordinario?».
Non essendo stato ragguagliato sul glabro drammaturgo e romanziere, il presidente si guardò attorno stravolto in cerca del ministro della Cultura. Ma costei era immersa in conversari con l’arcivescovo di Canterbury. […] Lo attendeva una lunga serata.

Nulla è più come prima alla corte di Sua Maestà da quando la regina ha scoperto un nuovo incredibile e affascinante passatempo: la lettura. Tutta colpa della biblioteca mobile di Windsor e di un curioso ometto effeminato, uno sguattero delle cucine del castello, che per puro caso diventa il paggio "letterario" ufficiale di Elisabetta II d’Inghilterra.
Stupito e inquieto, il mondo di Corte assiste alla progressiva trasformazione della sua monarca. Da donna estremamente riservata e distaccata, per etichetta, dai cortigiani, diviene improvvisamente umana. Elisabetta è vittima di un vero e proprio travaso di genuina, semplice e pura umanità dagli autori che legge con crescente avidità. Inizia così a tardare alle cerimonie ufficiali, a leggere di nascosto sul cocchio reale mentre saluta i sudditi. Un nuovo corso che porterà in breve tempo la Regina a prendere una delle decisioni più importanti della sua vita…

Con una prosa semplice e densa di sottile senso dello humour, Alan Bennett ci guida nelle stanze segrete dei palazzi reali d’Inghilterra, là dove la Regina vive e amministra il proprio potere. Scopriamo così una donna fragile ed estremamente sola. Un animale in una gabbia dorata, ma pur sempre prigioniera e sequestrata a una vita normale, in special modo nelle relazioni con il prossimo. Una condizione costante per la sovrana, vissuta con sincero spirito del dovere e abnegazione per il proprio ruolo, senza particolari difficoltà, almeno fino alla scoperta della lettura.
La sovrana lettrice è un romanzo breve estremamente delicato, un affresco moderno e contemporaneo di una istituzione, anzi di un ruolo, ormai fuori dal tempo: una scheggia di antichità. Quella istituzione si chiama Elisabetta II, la Regina nelle mani di Dio che si è innamorata della lettura.

Quando arrivarono a palazzo, la regina interpellò Grant, un giovane valletto che aveva seguito la parata, e venne a sapere che mentre Sua Maestà era alla Camera dei Lord la sicurezza aveva confiscato il libro. Grant riteneva che l’avessero fatto esplodere.
«Esplodere?» disse la regina. «Ma era Anita Brookner!».
Il giovane, decisamente poco ossequioso, disse che magari la sicurezza l’aveva scambiato per un ordigno.
E la regina: «Ma certamente. Perché lo è. Un libro è un ordigno per infiammare l’immaginazione».
«Si, Maestà» fece l’altro.
Era come se parlasse con sua nonna, e ancora una volta la regina dovette prendere atto dell’ostilità che sembravano suscitare le sue letture.

Sei parole, un romanzo

Scrivere

Alcuni giorni fa, il sito del Corriere della Sera ha lanciato una simpatica iniziativa, ispirata alla leggendaria scommessa di Ernest Hemingway. La regola del gioco è una sola: scrivere un romanzo con sei parole.

Ecco il mio microromanzo:

Titolo: Promessi Sposi

Non possono sposarsi. Poi ci riescono.

Al di qua dello schermo

Cinemamuto

«Un conto era vedere una persona sullo schermo in un film muto; altro è stringere la mano a quella persona e guardarla negli occhi. Forse c’erano attrici più prorompenti sulla pellicola; ma nel mondo reale dei suoni e dei colori, nel mondo particolareggiato e tridimensionale dei cinque sensi e dei quattro elementi e dei due sessi, non aveva mai incontrato una creatura come quella.»

[Paul Auster, Il libro delle illusioni]

Fato

Bivio

Nondimanco, perché il nostro libero arbitrio non sia spento, iudico poter essere vero che la fortuna sia arbitra della metà delle azioni nostre, ma che etiam ne lasci governare l’altra metà, o presso, a noi.

[Niccolò Machiavelli, Il Principe, 1513]

Un’alba

Alba

L’alba ha una sua misteriosa grandezza che si compone
d’un residuo di sogno e d’un principio di pensiero.

[Victor Hugo]

Appesi, come la Luna

Luna
Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
Silenziosa luna?
Sorgi la sera, e vai,
Contemplando i deserti; indi ti posi.
Ancor non sei tu paga
Di riandare i sempiterni calli?
Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga
Di mirar queste valli?
[Giacomo Leopardi,
Canto notturno di un pastore errante dell’Asia, 1829-30]

Ladri

Monete

Ladroni dichiarati, ecco dell’oro.
Andate avanti per la vostra strada,
dal grappolo succhiate tutto il sangue
così che quello vostro, mescolato,
fermenti e schiumi per ardente febbre
e possiate sfuggir così la forca.
Non date retta al medico:
gli antidoti ch’egli v’indicherà
sono tutti veleni e danno morte
più di quanto possiate voi rubare.
Con la borsa prendete anche la vita:
seguitate a commetter ladrocinii
da esperti praticanti del mestiere
come vantate d’essere.
Posso citare esempi a non finire
di furti in seno alla stessa natura:
è ladro il sole, e spoglia il vasto mare
con la sua grande forza di attrazione;
la luna è anch’essa un ladro vagabondo,
che ruba al sole il pallido suo fuoco;
è ladro il mare, il cui liquido flusso
scioglie la luna in lacrime salate;
ladra è la terra, che si nutre e ingrassa
degli escrementi rubati a noi tutti.
Ladra è ogni terrena creatura:
le stesse leggi che frenano e sferzano
hanno anch’esse, nella lor cruda forza,
un potere ladresco incontrollato.
Odiatevi, odiatevi l’un l’altro;
andate, e derubatevi a vicenda.
Ecco ancora dell’oro.
Scannate tutti quelli che incontrate,
son tutti ladri. Tornate ad Atene,
scassinatevi quante più botteghe:
non potrete rubare che a dei ladri.
Non dovete rubare
meno di tutto l’oro che v’ho dato.
Possa comunque l’oro
dannarvi. Tutti quanti. Amen.

[William Shakespeare, Timone d’Atene, 1623]

Eventi

sky

«La forza della contraddizione, sfrenata, totalmente mistificatoria. Ora capisco che ogni evento è azzerato dall’evento successivo, che ogni pensiero ne genera un altro uguale e contrario. Impossibile affermare qualcosa senza riserve: era buono, era cattivo; era questo, era quello. Tutte le affermazioni sono vere. A volte ho l’impressione di descrivere tre o quattro individui differenti, ciascuno distinto e in contraddizione con gli altri. Frammenti. O l’aneddoto come forma conoscitiva.
Sì.»

[Paul Auster, L’invenzione della solitudine. Ritratto di un uomo invisibile, 1982]