Nuvole di parole

Se dico “gatto” qual è la prima parola che vi viene in mente? Forse “cane”, oppure “felino” o magari “cucciolo”… Forse un catalogo delle associazioni mentali potrebbe darci una mano.

Si chiama Human Brain Cloud ed è il più interessante sistema di associazioni di parole mai realizzato online. Lanciato pochi giorni fa, il sito web ha già superato le 100.000 parole grazie alla partecipazione di migliaia di visitatori.
La chiave del successo di Human Brain Cloud risiede sicuramente nella natura giocosa del progetto. Il sistema propone un termine (per ora in inglese) cui occorre rispondere inserendo la prima parola che viene in mente. Unendo le migliaia di risposte, il sistema produce poi uno schema ad albero che collega le diverse parole in base alle associazioni mentali degli utenti.

La funzione sicuramente più interessante è però fornita dalla sezione “View the cloud” che permette di visualizzare il catalogo delle connessioni verbali create dagli utenti. Digitando nella casella di ricerca una parola, ad esempio “blog”, possiamo visualizzare i termini ad essa associati. Come in un grande gioco di scatole cinesi, ogni parola aprirà nuovi rami con nuove associazioni di parole che a loro volta saranno collegate ad altri termini e così via, potenzialmente all’infinito.

Humanbraincloud
(clicca per ingrandire)

Kyle Gabler, l’inventore di questo geniale sito, tiene a precisare che Human Brain Cloud al momento non è altro che un simpatico passatempo, progettato senza nessun fine scientifico né tanto meno accademico. Eppure, l’intuizione di Gabler di utilizzare le potenzialità della Rete per catalogare le associazioni mentali di milioni di persone potrebbe rivelarsi molto utile non solo per i linguisti, ma anche per i neurologi e tutti quei ricercatori che da decenni studiano l’intricato funzionamento del nostro cervello.
Gabler una settimana fa non ha fatto altro che inserire una sola parola: “Volcano”. In pochissimi giorni quelle parole sono diventate più di 100.000. Niente male per un semplice giochetto online.

Il carbonio fa così 2006

Cosmo

Gli extraterrestri? Certo che estistono, probabilmente anche nel nostro sistema solare. Perché non li abbiamo mai trovati? Semplice, ci siamo ostinati a cercare forme di vita simili a quelle terrestri, ma il DNA non è l’unica possibilità per “gestire” una vita. Almeno secondo la conclusione di uno studio, The Limits of Organic Life in Planetary Systems, appena pubblicato sul National Research Council (NRC).

Pesci, lucertole, platani e tutto ciò che di vivente popola il nostro Pianeta possono sembrare molto differenti uno dall’altro, ma nella loro struttura intima sono sorprendentemente simili. Tutte le specie viventi studiate dall’uomo necessitano acqua allo stato liquido per sopravvivere, ad esempio. Inoltre, tutte le specie basano la loro esistenza ed evoluzione sulla molecola del DNA e utilizzano gli stessi “blocchetti di costruzioni”, gli aminoacidi, per creare le loro strutture.

Negli ultimi decenni la NASA ha cercato in lungo e in largo nel nostro sistema solare nuove forme di vita, ma partendo sempre dal medesimo presupposto: se c’è acqua può esserci vita. Secondi i ricercatori dello studio pubblicato sul NRC, invece, ci sono alte probabilità che le forme di vita extraterrestri non abbiano bisogno di acqua per sopravvivere, né di strutture molecolari come le basi azotate del DNA. Queste specie di vita non convenzionali potrebbero benissimo basare le loro strutture molecolari su altri elementi come l’arsenico, o vivere in liquidi diversi dall’acqua, come ammoniaca e metano allo stato liquido.

Lo studio si conclude lanciando un appello diretto alla NASA e al suo programma di ricerca di forme di vita aliene. È necessario ripensare completamente le procedure di ricerca di forme di vita nel cosmo. Perché ciò avvenga astrofisici e ricercatori dell’infinitamente grande dovranno lavorare in sinergia con gli scienziati dell’infinitamente piccolo, come chimici e bioingegneri. La ricerca non dovrà necessariamente iniziare con Venere, Mercurio o Giove. Secondo i ricercatori, lo stesso pianeta Terra potrebbe racchiudere migliaia di forme di vita non convenzionali, specie che non sono mai state scoperte semplicemente perché nessuno ha mai pensato di cercarle.

Se le nuove procedure non venissero applicate l’intera umanità rischierebbe di perdere una grande opportunità, come lo stesso studio pubblicato nei giorni scorsi conferma: “Niente sarebbe più tragico nell’esplorazione spaziale di incontrare forme di vita aliene e non avere le conoscenze e le capacità per riconoscerle”.

Letterman e l’iPhone

Ecco la Top10 del David Letterman Show dedicata all’iPhone, il telefonino multiuso di Apple.
Gli anglofoni possono trovare il video della puntata al termine della classifica…

10 – “Finalmente posso telefonare e guardare Laverne & Shirley nello stesso momento.”

9 – “Posso chiamare Marte con questo affare?”

8 – “Spiacente gente, Apple ha appena annunciato che ormai è obsoleto.”

7 – “Torno subito, devo fare iPipì”

6 – “Il sistema operativo dell’iPhone e l’acceleratore… Non so che caspita sto dicendo!”

5 – “Ecco perché i terroristi ci odiano”

4 – “Chi vuole comprare l’iPhone si metta a sinistra, i ladri di iPhone stiano a destra”

3 – “499 dollari per la versione con 4 gigabyte e 599 dollari per quella deluxe che fa anche i waffle.”

2 – “Voglio cambiare il mio nome in iLarry.”

1 – “Non mi importa cosa fa d’altro, basta che vibri…”

Remixer by YouTube

Youtube

Molte le novità per YouTube introdotte nella recente conferenza di Parigi da Google. Oltre alla possibilità di visionare l’intero portale di video più visitato al mondo in Italiano, è disponibile da alcuni giorni un nuovo e semplice strumento per editare i propri video direttamente online.
Il servizio si chiama Remixer e consente, con pochi semplici passaggi, di aggiungere immagini, musica, titoli ed effetti speciali ai propri video. Interamente realizzato in flash, quindi compatibile con la maggior parte dei browser e dei sistemi operativi esistenti sul mercato, Remixer comprende anche alcune funzionalità avanzate per il montaggio.
Non diventerete i nuovi Fellini del Web, ma tentare divertendosi non nuoce.

Giornali: molto “news”, poco “paper”

Sabadin

I giornali di carta hanno gli anni contati. Molti di voi ricorderanno la profetica affermazione di Arthur Sulzberger jr., editore del New York Times, che alcuni mesi fa ha fissato il 2013 come data per l’ultima edizione su carta del suo giornale.

Partendo da questo affascinante – ma al tempo stesso inquietante e forse improbabile – spunto, il giornalista Vittorio Sabadin ha scritto L’ultima copia del “New York Times”, un istant book con considerazioni e prospettive sul futuro del mondo dell’informazione.

Ma davvero i giornali su carta scompariranno entro pochi anni? Secondo Sabadin la profezia deve essere “ammorbidita” e inserita in una realtà, come quella dei fogli di informazione, altamente parcellizzata ed eterogenea. Le nuove generazioni, dagli anni Ottanta in poi, sono cresciute in un mondo completamente diverso, più flessibile e dinamico in cui ricevere informazioni è un’esperienza immersiva, un flusso che non cessa mai di esistere durante tutta la giornata. I ventenni di oggi sono diventati adolescenti con Internet, facendo proprio il concetto di conoscenza condivisa (come Wikipedia), sperimentando la possibilità di avere costante accesso al sapere. Per questa generazione diventa sempre più difficile accettare l’idea di dover pagare per essere informati. Perché comprare un quotidiano se smanettando sul Web posso trovare, in tempo reale, tutte le notizie che voglio?

Le redazioni dei grandi giornali, dice Sabadin, dovranno avere il coraggio di reinventarsi, di smetterla di guardare in cagnesco le piccole redazioni web che germinano al loro interno. Dovranno tener conto della natura apolide e biunivoca del Web, instaurando contatti con blog, associazioni online e singoli cittadini per creare una nuova mediasfera. A quel punto quello della scomparsa dell’edizione cartacea diverrà l’ultimo dei problemi.

«Se i giornalisti staccassero i loro occhi dai telegiornali e dalle agenzie che scorrono sui loro terminali e dedicassero anche solo un po’ di tempo alla lettura dei blog, forse capirebbero meglio di che cosa parla la gente e che cosa interessa davvero ai lettori. E forse potrebbero scoprire qualche ottimo reporter, che non lavora ancora nei giornali solo perché non ha trovato il modo di entrarvi.» [Vittorio Sabadin, “L’ultima copia del New York Times”, Donzelli Editore, Roma 2007, p. 119]

574,8 km/h

Mi sono informato c’è un treno che parte alle 7 e 40
non hai molto tempo il traffico è lento nell’ora di punta…

Questa mattina il TGV, Train à Grande Vitesse, ha superato un nuovo record ed è diventato il treno su rotaia più veloce del mondo. E così, dopo la telecronaca di corse di F1, di MotoGP e motoscafi, Sky ha improvvisato una memorabile (circa, dai) e documentatissima descrizione in diretta dell’evento.
La fonte del video è SkyTG24, mentre il brano in sottofondo è Take the A Train di Duke Ellington. Se non piacciono i treni piace la musica.

Invecchiare sul Web

Tempus_fugit_2 Quando aveva 19 anni, Noah Kalina decise di fotografare la sua faccia ogni giorno: era l’11 gennaio del 2000. Nato un po’ per scherzo, il progetto “Noah K. Everyday” è andato avanti e, ad oggi, sono più di 2600 le fotografie scattate.

Ora 26enne, Noah vive a Brooklyn (New York) dove svolge la sua attività di fotografo. Dal 2000 a oggi ha mancato gli scatti una ventina di volte, mentre negli ultimi tre anni non ha perso un solo giorno. Ovunque vada, Noah si porta dietro una macchina digitale e a un’ora prestabilita del giorno si fotografa, qualunque cosa stia facendo in quell’istante.
Sul suo sito, molto essenziale, sono visibili tutte le fotografie del progetto. È così possibile vedere Noah ragazzo diventare adulto, in una sequenza di scatti a tratti inquietante. Proprio come accade con chi abbiamo sempre vicino, scorrendo le fotografie è difficile cogliere pienamente il progressivo invecchiamento di Noah. Ma se osserviamo gli scatti a intervalli regolari, l’effetto è notevole.


Noah1 Noah2 Noah3
Gennaio 2000 Dicembre 2003 Febbraio 2007

L’iniziativa apre diverse riflessioni sul ruolo moderno della fotografia. L’introduzione del digitale ha segnato una nuova rivoluzione, comparabile all’introduzione del negativo e alla conseguente riproducibilità tecnica del reale. Si stima che ogni giorno vengano immesse nella rete centinaia di milioni di nuove fotografie. L’atto creativo diventa così sempre meno artistico, una routine nelle nostre esistenze. Un momento per fermare la realtà, un fotogramma di un mondo sempre più veloce e incontrollabile.

Link
+ L’essenziale sito Noah K. Everyday e il sito The Adaption to my Generation di un altro fotografo di se stesso day-by-day.

Web 2.0 salva vita

Firstaid Vi siete mai chiesti cosa di buono potrebbe fare una community online? Da mesi ci si interroga sull’utilità di Second Life, il mega portale per costruirsi una seconda esistenza completamente virtuale, e sulle possibili ricadute negative sulla società. Probabilmente si tratta di allarmismi privi di vero fondamento, i criminali e i deviati esistono nel mondo reale quanto in quello cybernetico.
Tuttavia, Shneiderman e Preece il problema se lo sono posti eccome. I due docenti dell’università del Maryland (USA) hanno così proposto la creazione di una particolare comunità virtuale che, in caso di catastrofe naturale o attacco terroristico, sia in grado di contribuire alla macchina organizzativa dei soccorsi.

I due studiosi sono partiti dall’idea semplice e geniale di Wikipedia, l’enciclopedia libera del Web, risultata tre volte più affidabile dell’Enciclopedia Britannica. Nei progetti di Shneiderman e Preece, i novelli discepoli di Diderot potrebbero applicare la filosofia “wiki” in una serie di servizi di social working online.
Il sito web, che potrebbe chiamarsi 911.gov (il numero telefonico unico per le emergenze negli USA), verrebbe affiancato ai tradizionali canali per gestire le emergenze. «Gli iscritti alla comunità potranno usare i computer collegati alla rete, i palmari e i cellulari per dare e ricevere messaggi di testo, foto o video», spiegano i due ricercatori sulle pagine della rivista Science.

Lo scambio di informazioni tra cittadini, in una bacheca virtuale, potrebbe ridurre sensibilmente il numero di chiamate “a vuoto” ai call center del 911, consentendo a chi organizza i soccorsi di ottimizzare gli interventi sul campo. Resta da capire quanto in una situazione di grande emergenza, terremoti, uragani, cicloni, questa comunità spontanea di mutuo soccorso potrebbe resistere. Ma Shneiderman e Preece si dicono molto ottimisti. Come è successo con Wikipedia, il servizio sarebbe destinato a una rapida crescita non solo quantitativa, ma anche qualitativa.

Tutto il tuo ufficio sul Web

Internetroyal Un nuovo programma simile a PowerPoint starebbe per accrescere la suite di applicazioni per l’ “ufficio online” di Google, varato nell’ottobre del 2006 dopo un lungo periodo di testing. La notizia non è ancora confermata da Google, che per alcune ore ha però messo online – parrebbe per errore – alcune pagine e file del futuro software per le presentazioni al PC. Salvo diverse strategie di marketing, il nuovo applicativo si chiamerà Presently e andrà ad affiancarsi ai già esistenti Docs e Spreadsheets, rispettivamente un word-processor e un foglio di calcolo elettronico, nonchè a Calendar, un’agenda online integrata con i servizi di posta Gmail di Google.

Con Presently, il più utilizzato motore di ricerca del mondo completa la sua offerta gratuita e alternativa al dispendioso pacchetto Office di Microsoft. Rispetto a quest’ultimo le funzioni sono certamente minori, ma le possibilità di salvare i propri file in remoto e di non dover impiegare nemmeno un MB del proprio hard-disk per l’installazione del software potrebbero mettere seriamente in discussione la leadership di Microsoft nel settore.

Ancora una volta Google dimostra il proprio interesse per le potenzialità offerte dalla Rete. La costante introduzione del Wi-Fi sta rendendo Internet uno strumento sempre più mobile e pervasivo nelle nostre esistenze. Gli applicativi per l’ufficio online offerti gratuitamente da BigG potrebbero cosituire la nuova frontiera del Web 2.0, eliminando definitivamente quella sottile linea di confine tra vita tradizionale e vita online.

Link
+ La sezione di Google dedicata a Docs e Spreadsheets.
+ Il sito da cui è trapelata l’indiscrezione sul nuovo Presently.
+ Software online per la creazione di presentazioni, fonte di ispirazione per l’imminente Presently.

Parcheggiare col Web

Big_ben John abita a Egham, graziosa cittadina non ancora inglobata nella gigantesca ameba della conurbazione londinese, e da qui ogni giorno raggiunge in automobile il posto di lavoro nel cuore di Londra vicino ad Hyde Park. Giunto nella City impiega meno di due minuti a trovare parcheggio, nonostante le nuove norme altamente restrittive per l’ingresso nel trafficato centro e il costo esorbitante dei parcheggi pubblici. John non è né un mago, né un privilegiato. Usa Internet.

Da alcuni mesi è disponibile in Inghilterra il servizio online “Park at my house”, che permette a tutti i cittadini di rendere il posto auto un vero parcheggio pubblico. Grazie alle potenzialità della Rete la geniale iniziativa, nata un po’ per gioco, ha conquistato un numero crescente di inglesi esasperati dalla quotidiana ricerca di un parcheggio a buon mercato.

Il meccanismo è molto semplice. Dal sito di “Park at my house” si possono sia offrire che richiedere posti auto. Chi offre il proprio vialetto/box indica orari di disponibilità e prezzo, che può variare a seconda del servizio: luce, telecamere a circuito chiuso, serranda blindata, antifurto, ecc. Chi invece cerca un posto auto non deve far altro che inserire una parola chiave o il codice di avviamento postale dell’area di destinazione nel rapido motore di ricerca. Questo, tramite il servizio di Google-Maps, propone prezzi e itinerari per raggiungere i parcheggi che soddisfano i criteri di ricerca. Così il nostro John può scegliere giorni e orari di utilizzo del suo parking vicino Hyde Park, pagando 8 sterline al giorno, meno della metà di quanto richiesto dai tradizionali parcheggi londinesi.

Per la prima volta una rete di cittadini, ormai estesa su un intero territorio nazionale come quello della Gran Bretagna, provvede autonomamente alla creazione di un servizio pubblico in grado di soddisfare su larga scala le proprie istanze sfruttando le potenzialità del Web. È ancora presto per valutare l’efficienza a lungo termine di questo sistema, ma la filosofia del wiki-parcheggio ha enormi potenzialità.

Link
+ Il geniale sito
Park at My House.
+ Il sito ufficiale
Driving and Parking della città di Londra.
+ Giochino online per affinare le proprie abilità di parcheggio senza l’incubo del CID.