Capire il Darfur

Timer_finalSono ormai 400.000 le vittime della guerra nella regione del Darfur in Sudan. Con le loro scorribande, i Janjaweed (“diavoli armati a cavallo”) portano il terrore nei piccoli villaggi sudanesi, obbligando i loro abitanti a fughe forzate verso sterminati campi di sfollati in cui manca tutto: acqua, cibo e medicinali.
Nell’ultimo periodo la razione procapite d’acqua è diminuita di un terzo, portandosi al limite dei naturali livelli di sopravvivenza. Ogni giorno centinaia di donne sono rapite dai Janjaweed e, una volta stuprate, sono ricondotte ai campi così che i mariti le ripudino per l’onta ricevuta.

Le popolazioni del Darfur porteranno per sempre i segni di questa guerra, non solo con cicatrici e mutilazioni, ma anche con il perenne ricordo di un parente, un amico o interi nuclei famigliari uccisi dalla violenza del conflitto.

Tra molte difficoltà e nessuna presunzione, Italian Blogs For Darfur (IB4D) continua, in Italia, la sua campagna per vincere la costante disinformazione sulla crisi sudanese. Grazie all’opera di IB4D, il 29 Aprile l’Italia parteciperà per la prima volta al Global Day for Darfur con una manifestazione per le strade di Roma, tesa a sensibilizzare l’opinione pubblica e i governi.

Newsaprile

 

Università poligono di tiro

SpitfireLa strage all’università Virginia Tech ha fatto riemerge il tema ricorrente delle armi negli Stati Uniti. Non è del resto un caso se la Colt, la sputafuoco, sia nata proprio negli States nel 1849. Economica e molto elementare nel suo funzionamento, la Colt permetteva di esplodere colpi a ripetizione, riducendo notevolmente i tempi di ricarica ogni sei colpi, così come sarebbe accaduto per la fotografia su pellicola, e non più su dagherrotipo.

La terrificante carneficina di lunedì riporta alla memoria altri episodi simili, sempre negli istituti di istruzione, sia superiore che universitaria, americani. Molti di voi ricorderanno il massacro del 1999 alla Columbine High School in Colorado. In quell’occasione due studenti uccisero 12 coetanei e un insegnante, per poi togliersi la vita una volta circondati dalla polizia. Nel bellissimo documentario Bowling a Columbine, Michael Moore si occupa di quell’agghiacciante fatto di cronaca per affrontare poi il nocciolo del problema: la proliferazione della “cultura colt” negli USA.

Ho avuto personalmente prova di questo modo di pensare legato alle armi, l’estate scorsa entrando in un negozietto di armi di Phoenix, capitale dell’Arizona. Ero entrato per curiosare, ma soprattutto per sfuggire a un sole a picco e ai 47°C del marciapiede. Non c’era un centimetro del piccolo negozio libero da armi da fuoco, si andava dalla semplice pistola da borsetta a veri e propri mitra, passando per bombe a mano e piccoli bazooka.
L’anziano proprietario del negozio mi viene vicino, nota che sto osservando un bel fucile intarsiato e in pochi secondi me lo piazza tra le mani offrendomi la possibilità di “fare due tiri sul retro della bottega”. Molto civilmente rifiuto l’allettante proposta. Il gentile venditore mi dice di non preoccuparmi, che ho una faccia simpatica. Declino ambabilmente e mi rifiondo nel caldo e assolato pomeriggio di Phoenix.

Entro in un piccolo supermarket, per riprendermi dall’incontro e comprare una bella bibita gelata. Noto affianco allo scaffale dei medicinali una vetrinetta. Contiene armi e munizioni. Un signore, sulla sessantina, paga il conto della sua spesa: una coca-cola, un pacco di aspirine e due scatole di munizioni.

Il mesto mestolo di Bruno Vespa

Bruno Vespa non finirà mai di stupirmi. Dopo i dettagliati plastici della casupola di Cogne, ha brandito in video un mestolo e uno scarponcino, le possibili armi utilizzate per un noto infanticidio.
A molti il gesto del giornalista ha ricordato la filastrocca di Gigino e Gigetto. A me, invece, qualcosa di più orientale: in stile Kabuki, è nato Bruno Shogun Vespa.

Radiomarket

Questa volta l’ottimo tele-imbonitore Paolo Frattini illustra ai suoi "amati" le peculiarità, davvero davvero davvero incredibili, di una radio d’epoca.
Quale modo migliore per inaugurare i vestiti nuovi dell’imperat… pardon, del blog? Se non piace la nuova grafica piace il video.

Valvole, valvole, valvole, valvole

574,8 km/h

Mi sono informato c’è un treno che parte alle 7 e 40
non hai molto tempo il traffico è lento nell’ora di punta…

Questa mattina il TGV, Train à Grande Vitesse, ha superato un nuovo record ed è diventato il treno su rotaia più veloce del mondo. E così, dopo la telecronaca di corse di F1, di MotoGP e motoscafi, Sky ha improvvisato una memorabile (circa, dai) e documentatissima descrizione in diretta dell’evento.
La fonte del video è SkyTG24, mentre il brano in sottofondo è Take the A Train di Duke Ellington. Se non piacciono i treni piace la musica.

Turisti del silenzio

SilenzioIl 19 marzo scorso l’isola di Bali si è riempita di turisti. In quella data, infatti, ricorreva la Nyepi, la giornata indù del silenzio.

Per una intera giornata, quasi 3 milioni di isolani hanno messo in pratica i precetti della meditazione Yoga, astenendosi dall’accendere luci o fuochi (Amati geni) e dal lavorare (Amati karya); seguendo l’obbligo di svolgere attività di svago (Amati lelanguan) e lasciare per un giorno la propria abitazione (Amati lelungan). Così, per un intero giorno buona parte di Bali è rimasta al buio e silenziosa.

SilenziobaliDalle loro camere e suite d’albergo, i turisti del silenzio hanno assistito alla celebrazione del Melasti, la  purificazione delle anime, svolta secondo tradizione sulle spiagge dell’isola. Anche se vissuta a rispettosa distanza, l’esperienza del Nyepi si è rivelata coinvolgente e totalizzante per le migliaia di stranieri accorsi a Bali.

Il Senato che mi piace…

DARFUR: SENATO APPROVA ODG PER INTERVENTO ONU

[ANSA] – ROMA, 27 MAR – Il Senato ha approvato a larghissima maggioranza un ordine del giorno trasversale, sostenuto dai senatori Pianetta (Fi), Martone (Prc), Antonione (Fi) e Mele (Ulivo), riguardante il Darfur. In particolare, dopo aver ricordato il dramma di questa zona dove sono stati uccisi almeno 300 mila civili e dove due milioni sono gli sfollati, la mozione impegna il Governo ad affrontare in modo efficace in sede di Consiglio di sicurezza dell’ Onu la questione. Inoltre, il Governo dovra’ promuovere in tutte le sedi internazionali competenti iniziative appropriate a far si’ che cessino in Darfur le gravissime violazioni dei diritti umani. Il documento ricorda che sono quattro milioni gli abitanti del Darfur che soffrono la fame e vivono in condizioni disumane.

Darfurchild

Morire in treno

Binari

Conoscevo personalmente Ferdinando Borelli, l’anziano signore morto venerdì per infarto sul treno Savona-Torino e, incredibilmente, scoperto solamente al ritorno del convoglio da Torino a Savona.
Nando era un galantuomo, una persona d’altri tempi, sempre disposto a prodigarsi per la sua Torino che amava tanto. Aveva quasi quattro volte la mia età, ma mi sorprendeva sempre per la sua vitalità, per l’incredibile numero di impegni che riusciva a fronteggiare quotidianamente, cercando di non scontentare mai nessuno.

Lo immagino solo, seduto sul treno di ritorno dalla settimanale visita a Noli per accudire l’orticello della casa in Riviera. Se n’è andato nell’indifferenza generale. Probabilmente, come i tanti passeggeri che quotidianamente affollano quella tratta, chiunque di noi avrebbe immaginato che quell’anziano e distinto signore stesse semplicemente dormendo. Ma non riesco a togliermi dalla testa il pensiero del povero Nando fermo per un’ora in stazione, senza che nemmeno un’anima pia del personale ferroviario si sia presa il disturbo di provare a svegliare quell’uomo, avvisarlo di essere all’ultima fermata. Che ne sarebbe stato di lui se tutto fosse accaduto a luglio? Rinchiuso in un vagone, magari parcheggiato al sole per un paio di giorni.

Per uno strano gioco del destino, il giorno seguente ho preso anche io quel treno di ritorno da Savona. Non sapevo ancora della sua scomparsa. Mi chiedo cosa sarebbe potuto accadere se avessi preso quel treno 24 ore prima, se mi fossi trovato davanti quel garbato signore “assopito profondamente” sulla sua poltroncina di seconda classe. Forse avrebbe trovato prima il suo capolinea. Chissà.

Ciao Nando, fatla bon-a.

Un trans chiamato Desiderio

Questa notte mi è apparsa in sogno una persona, che mi ha dettato questa lettera…

Donna_barbuta_2«Caro direttore,
approfitto della sua cortesia per fare chiarezza sulla vicenda che riguarda me e non solo me. Intendo cominciare subito con la crudezza e la pesantezza dei fatti. Esistono alcune foto che ritraggono una macchina che accosta lungo il viale dove lavoro con, a bordo, un presunto portavoce. L’uomo, non proprio il mio tipo, tira giù il finestrino e mi chiede cosa ne penso dei DICO. Rispondo "50€ l’amore", la macchina riparte quasi subito.

Mi sento molto vittima del fotografo che ha immortalato la scena. Non sono mai venuta bene in fotografia e, ci tengo a precisare, ho le gambe molto più dritte di quanto non appaia in quello scadente servizio fotografico.
Tendo a precisare di non essere stata vittima di ricatti per quegli scatti, ma solo rimproverata dal mio capo per non aver trattato da subito sul prezzo. A me, prima di pubblicare articolo e poi foto, non ha chiamato nessuno. Eppure il lampione è sempre lo stesso…
Ho ripensato spesso a quell’uomo e alla sua bella macchina straniera: si sa, l’immaginazione vola. Già mi immaginavo con lui sulle dorate spiagge di Copacabana a spalmarci il latte solare a vicenda. Ora scopro che per lui non sono stata altro che "il ricordo di un momento di stupida curiosità di una ormai lontana sera d’estate".

Con il cuore a pezzi, rivendico anche io il mio diritto alla privacy. Non sono personaggio pubblico, anche se lavoro per il "mio pubblico", e sono stata schiaffata sulle prime pagine di tutti i giornali. Mi avvessero avvisata prima mi sarei almeno scritta sulla mini leopardata il mio numero di cellulare.
Da questa storia ci sono molti insegnamenti da trarre. Quelli del valore dei soldi, quelli dei due pesi e due misure e, per chi come me ha responsabilità forti, la necessità di lavorare solo perché l’informazione sulle mie tariffe sia sempre più libera ed equa. Tutto questo grazie al rispetto di regole che non sono scritte ma sono racchiuse in una sola parola: vacuità. Grazie alla quale faccio sempre un sacco di soldi.»

In fede,
Desiderio