Tutto il tuo ufficio sul Web

Internetroyal Un nuovo programma simile a PowerPoint starebbe per accrescere la suite di applicazioni per l’ “ufficio online” di Google, varato nell’ottobre del 2006 dopo un lungo periodo di testing. La notizia non è ancora confermata da Google, che per alcune ore ha però messo online – parrebbe per errore – alcune pagine e file del futuro software per le presentazioni al PC. Salvo diverse strategie di marketing, il nuovo applicativo si chiamerà Presently e andrà ad affiancarsi ai già esistenti Docs e Spreadsheets, rispettivamente un word-processor e un foglio di calcolo elettronico, nonchè a Calendar, un’agenda online integrata con i servizi di posta Gmail di Google.

Con Presently, il più utilizzato motore di ricerca del mondo completa la sua offerta gratuita e alternativa al dispendioso pacchetto Office di Microsoft. Rispetto a quest’ultimo le funzioni sono certamente minori, ma le possibilità di salvare i propri file in remoto e di non dover impiegare nemmeno un MB del proprio hard-disk per l’installazione del software potrebbero mettere seriamente in discussione la leadership di Microsoft nel settore.

Ancora una volta Google dimostra il proprio interesse per le potenzialità offerte dalla Rete. La costante introduzione del Wi-Fi sta rendendo Internet uno strumento sempre più mobile e pervasivo nelle nostre esistenze. Gli applicativi per l’ufficio online offerti gratuitamente da BigG potrebbero cosituire la nuova frontiera del Web 2.0, eliminando definitivamente quella sottile linea di confine tra vita tradizionale e vita online.

Link
+ La sezione di Google dedicata a Docs e Spreadsheets.
+ Il sito da cui è trapelata l’indiscrezione sul nuovo Presently.
+ Software online per la creazione di presentazioni, fonte di ispirazione per l’imminente Presently.

Roditori, ortaggi e PC

Questo citello sembra proprio pronto a tutto per risolvere l’eterno problema della fame. Un piccolo capolavoro dell’animazione computerizzata. Il titolo del corto è Gopher Broke [letteralmente "Citello al verde"] , prodotto da Blur Studio una casa di animazione di Venice (California).
Fatevi sorprendere dalla scena finale. Buon divertimento.

Link
+ Il sito web di Blur Studio.
+ Per farvi una cultura sui citelli, l’immancabile link alla voce di Wikipedia su questi simpatici roditori.

Musica digitale senza limiti?

Ipod Vendere musica online senza licenze e restrizioni. La proposta non proviene dal solito sito Web di abolizionisti della proprietà intellettuale, ma da Steve Jobs, il padre dell’iPod Apple, che in pochi anni ha cambiato il modo di ascoltare e vivere la musica digitale.
Attraverso il sistema integrato “lettore multimediale – negozio online”, cioè iPod – iTunes, Apple ha venduto fino a oggi 90 milioni di iPod e la cifra impressionante di due miliardi di canzoni, divenendo il primo distributore del settore nel mondo.
A differenza dei brani mp3 scaricati illegalmente dalle reti peer-to-peer, ogni canzone venduta su iTunes è protetta con un complesso algoritmo (DRM), che limita a cinque il numero di computer su cui è possibile eseguire il file musicale scaricato, così come pattuito da Apple con le case discografiche. Ogni negozio di musica online adotta, però, un proprio DRM con evidenti ricadute per la compatibilità tra i lettori di musica digitale in commercio; ad esempio, un iPod non può che leggere la musica protetta con il DRM di iTunes.

Partendo da queste semplici considerazioni sulla compatibilità dei diversi algoritmi di protezione adottati dai rivenditori di musica online, Steve Jobs ha scritto una lettera aperta ai suoi clienti, inserendosi nella spinosa discussione sui DRM dei file musicali. Esclusa la possibilità di adottare un unico algoritmo di protezione comune a tutti i venditori online, facilmende eludibile dai pirati informatici in seguito a una semplice fuga di informazioni, il capo di Apple propone alle case discografiche l’abolizione totale dei DRM dai file musicali venduti online. La proposta è sorprendente, ma da sempre Jobs gioca sull’effetto sorpresa per far valere le proprie ragioni.

Drm_1Le considerazioni di Steve Jobs sono semplici. In un iPod vengono mediamente caricate 1000 canzoni e solo 22 sono protette con DRM, perché scaricate da iTunes. A questo misero 3% è contrapposto il restante 97% di brani musicali, costituito da file ottenuti da CD musicali o dalle reti di scambio peer-to-peer come eMule. Il 90% della musica mondiale prodotta dalle quattro grandi casi discografiche Universal, Sony-BMG, Warner ed EMI è venduta su CD, le cui tracce audio non sono protette da alcun algoritmo e sono quindi facilmente trasferibili in formato mp3 sui lettori come iPod (iTunes ha una funzione apposita per svolgere l’operazione in automatico).

La rimozione degli algoritmi non arrecherebbe alcun danno alle grandi case discografiche, ma aprirebbe il mercato della musica online a una concorrenza più democratica, rompendo l’attuale regime di oligopolio che consente solamente agli squali, come iTunes e Msn MusicStore, di tutelare e aggiornare costantemente i complessi codici dei DRM, a scapito dei pesci piccoli fermi da anni ai blocchi di partenza.
La presa di posizione fuori dal coro di Steve Jobs, certamente dettata da ragioni economiche e di marketing più profonde, può finalmente aprire nuovi scenari per la musica online. Prima però le grandi case discografiche dovranno imparare a vivere il Web come un’opportunità e non come un’insidia.

Link
+ La lettera aperta di Steve Jobs su DRM e musica senza licenze.
+ Per approfondire i meccanismi di funzionamento dei DRM rimando alla voce di Wikipedia.

Una città per palestra

Sindaco e studenti di Albiate nel cordo dell'iniziativa Pedibus Per mantenerci in forma, medici e nutrizionisti consigliano di camminare a passo veloce per almeno trenta minuti al giorno. Ma quanti di noi, armati delle migliori intenzioni, si sono scontrati con l’inadeguatezza delle nostre città “a misura d’auto”, in cui pare impossibile svolgere una serena e salutare passeggiata?

La rivoluzione verso una città organizzata sulle esigenze dei pedoni è partita alcuni anni fa da Albiate, una piccola cittadina della provincia di Milano. Seguendo le linee guida fornite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, la giunta comunale ha varato nel 2003 il progetto “Albiate in forma”, per promuovere e favorire l’adozione tra la popolazione di stili di vita corretti e salutari. In accordo con i medici di famiglia, categoria in cui non a caso rientra anche il sindaco del paese brianzolo, è stata offerta ai cittadini – senza alcuna imposizione – la possibilità di affiancare alle tradizionali prescrizioni di medicinali anche consigli per migliorare abitudini alimentari e comportamentali.

A queste iniziative indirizzate ai singoli è stato poi affiancato un piano di riorganizzazione strutturale della cittadina. In pochi mesi sono comparsi percorsi pedonali, dossi, piste ciclabili, anelli per la corsa campestre e una nuova palestra pubblica. Sul tessuto viario a misura di pedone della nuova Albiate sono stati poi creati percorsi pedonali sicuri, come quello casa-scuola per gli studenti, per disincentivare l’uso delle automobili, inquinanti e poco salutari.
La grande adesione della popolazione sta sancendo il successo dell’iniziativa. Nei primi tre anni di applicazione del progetto “Albiate in forma”, il numero di persone che svolgono regolarmente attività fisica è aumentato del 40% mentre gli infortuni tra gli anziani per cadute sono diminuiti del 20%. Infine, la percentuale di albiatesi sovrappeso è scesa al 7% dell’intera popolazione, facendo meritare alla cittadina un riconoscimento speciale da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Link
+ Il sito del
Comune di Albiate.
+ Il network del
Progetto città sane, cui aderisce il comune brianzolo.
+ La sezione del sito web del Ministero della Salute dedicata ai
corretti stili di vita.

La Moka dell’Omino coi Baffi

Nel 1958 un placido personaggio animato irrompe sugli schermi televisivi italiani. È l’Omino Bialetti, nato dalla fantasia e dalla matita di Paul Campani, che pubblicizza la Moka Express per “un espresso meglio che al bar”. Inconfondibile per la sua parlata e per i movimenti della bocca, che assume la forma delle lettere che pronuncia, il cartone animato conquista migliaia di famiglie italiane, che acquistano l’economica e robusta moka su cui è impressa l’effige del protagonista di Carosello. La frase “Sì, sì. Sembra facile!”, pronunciata in ogni episodio dall’Omino coi Baffi, diviene presto un tormentone nell’Italia del boom economico.

Quello che segue è il primo spot in assoluto dell’Omino Bialetti, che intrattiene il pubblico con un telequiz. La voce è di Raffaele Pisu.

Cascate Vittoria, di cemento

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Con un salto di 128 metri che si sviluppa su un fronte di oltre un chilometro e mezzo, le Victoria Falls sono tra le cascate più spettacolari al mondo. Formate dal fiume Zambesi sul confine tra Zambia e Zimbabwe, costituiscono la più importante attrazione turistica dell’Africa centro-meridionale. L’enorme massa riversata ogni secondo dalle cascate genera un muro di gocce d’acqua che sale nel cielo africano per oltre 1.600 metri, rendendosi visibile anche a 40km di distanza dal salto.

Impareggiabile calamita per orde di turisti, lo spettacolo delle Victoria Falls contribuisce in maniera determinante ai vacillanti bilanci economici dei due stati africani. Ma a causa dei continui e violenti conflitti di potere interni allo Zimbabwe, negli ultimi anni la maggior parte dei turisti preferisce ammirare la meraviglia delle cascate dal più tranquillo Zambia. L’aumento dei flussi turistici ha indotto il governo zambiano ad approvare un progetto per la costruzione di hotel, campi da golf e oltre cinquecento chalet su 220 ettari di terreno nei pressi di Livingstone, cittadina contigua al salto delle cascate e così chiamata in onore dell’esploratore David Livingstone, scopritore nel 1855 delle falls.

Oltre allo sfregio paesaggistico irrecuperabile, l’eco-mostro danneggerebbe la ricca fauna locale, precludendo l’unico punto di attraversamento del fiume Zambesi a centinaia di elefanti, ippopotami, bufali, giraffe, nonché allo sparuto numero di rinoceronti bianchi a rischio d’estinzione che ancora vivono nell’area. Il progetto zambiano è ferocemente osteggiato dall’autorità di controllo dei parchi naturali dello Zimbabwe, non solo per motivi naturalistici, ma soprattutto per motivazioni economiche. Infatti, il nuovo resort turistico in Zambia scipperebbe un cospicuo numero di turisti allo Zimbabwe, che registra da cinque anni una flessione del 70% nei flussi turistici.

L’UNESCO, che ha dichiarato nel 1989 le cascate patrimonio mondiale dell’umanità, minaccia di sospendere la tutela del sito naturalistico se il progetto zambiano venisse realizzato. Ciò pone numerosi interrogativi sul ruolo dell’Istituzione delle Nazioni Unite che, paradossalmente, per salvaguardare i propri beni (artistici, ambientali, culturali…) ha materialmente la sola arma del ricatto per fare valere le proprie ragioni. Gli stati africani hanno il sacrosanto diritto di migliorare le proprie condizioni economiche anche con il turismo, ma il loro progresso deve necessariamente passare per la strada di un futuro sostenibile.

Link
+ Il sito del
Victoria Falls & Zambesi National Park, ente che osteggia con convinzione il faraonico progetto zambiano.
+ La sezione dell’UNESCO dedicata alle
cascate Vittoria.
+ Dell’argomento si è anche occupata la rubrica
Il Pianeta Dimenticato del Giornale Radio Rai.

Berlusconìade, ovvero il privato in piazza

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Così si confidava Barbara (Babi) Berlusconi, sui genitori Veronica e Silvio, a Claudio Sabelli Fioretti nel 2005.

La mamma [Veronica B.], però, dice che lei ha un caratteraccio.
«Sa, mia mamma è convinta di avere il carattere migliore del mondo».
Quando lesse dei pettegolezzi su Cacciari e sua madre, provò fastidio?
«Erano pettegolezzi».
Ne parlava con la mamma?
«Ricordo di averci scherzato. Era una cosa talmente assurda. Io vivo a stretto contatto con lei, vedo tutti gli spostamenti che fa, dove va, la sento sempre. Me ne sarei accorta». […]
«Mia madre è la First lady italiana, ma è anche una persona estremamente riservata. Proprio il fatto che di lei si sia sempre saputo poco ha scatenato il pettegolezzo».
«Ma perché proprio Cacciari?
Forse perché la mamma ama andare ai convegni di filosofia».
E quando suo padre ne parlò in pubblico?
«Ci rimanemmo tutti un po’ male. Stupiti e anche un po’ risentiti. Pensai: ha una bellissima famiglia e non c’è motivo di fare questa dichiarazione. Però da quel momento il pettegolezzo è finito». […]
Suo padre è geloso?
«Sono stati gelosi l’uno dell’altro moltissimo».
Ha mai avuto paura che si separassero? La mamma nel libro di Maria Latella ne parla…
«In tutte le vite di coppia ci sono dei momenti di assestamento. Ma io vivo in una famiglia molto serena. Se ci sono state crisi non le hanno mai fatte vivere a noi figli». […]
Per riscattarsi mi dica un difetto del papà [Silvio B.].
«È troppo generoso».
Ho chiesto un difetto.
«A volte è pettegolo».
Nel senso che racconta gli affari di famiglia?
«Può capitare. Lui è aperto oltre misura Spesso racconta vicende personali».
Come quando disse: "Non fatemi dire questa cosa altrimenti mia moglie mi insegue col mattarello".
«Esatto. Mia madre si arrabbiò molto quella volta. Non è quel tipo di donna».

E alla fine il mattarello è arrivato. Bisognerebbe sempre dare retta ai figli.

Link
+ L’intervista integrale di Claudio Sabelli Fioretti è
disponibile online.
+ Per una breve biografia su Veronica Lario rimando a
Wikipedia, mentre per la sua filmografia a IMDB.
+ L’austero Times di Londra ha dedicato alla vicenda una scherzosa lettera apocrifa.

Parcheggiare col Web

Big_ben John abita a Egham, graziosa cittadina non ancora inglobata nella gigantesca ameba della conurbazione londinese, e da qui ogni giorno raggiunge in automobile il posto di lavoro nel cuore di Londra vicino ad Hyde Park. Giunto nella City impiega meno di due minuti a trovare parcheggio, nonostante le nuove norme altamente restrittive per l’ingresso nel trafficato centro e il costo esorbitante dei parcheggi pubblici. John non è né un mago, né un privilegiato. Usa Internet.

Da alcuni mesi è disponibile in Inghilterra il servizio online “Park at my house”, che permette a tutti i cittadini di rendere il posto auto un vero parcheggio pubblico. Grazie alle potenzialità della Rete la geniale iniziativa, nata un po’ per gioco, ha conquistato un numero crescente di inglesi esasperati dalla quotidiana ricerca di un parcheggio a buon mercato.

Il meccanismo è molto semplice. Dal sito di “Park at my house” si possono sia offrire che richiedere posti auto. Chi offre il proprio vialetto/box indica orari di disponibilità e prezzo, che può variare a seconda del servizio: luce, telecamere a circuito chiuso, serranda blindata, antifurto, ecc. Chi invece cerca un posto auto non deve far altro che inserire una parola chiave o il codice di avviamento postale dell’area di destinazione nel rapido motore di ricerca. Questo, tramite il servizio di Google-Maps, propone prezzi e itinerari per raggiungere i parcheggi che soddisfano i criteri di ricerca. Così il nostro John può scegliere giorni e orari di utilizzo del suo parking vicino Hyde Park, pagando 8 sterline al giorno, meno della metà di quanto richiesto dai tradizionali parcheggi londinesi.

Per la prima volta una rete di cittadini, ormai estesa su un intero territorio nazionale come quello della Gran Bretagna, provvede autonomamente alla creazione di un servizio pubblico in grado di soddisfare su larga scala le proprie istanze sfruttando le potenzialità del Web. È ancora presto per valutare l’efficienza a lungo termine di questo sistema, ma la filosofia del wiki-parcheggio ha enormi potenzialità.

Link
+ Il geniale sito
Park at My House.
+ Il sito ufficiale
Driving and Parking della città di Londra.
+ Giochino online per affinare le proprie abilità di parcheggio senza l’incubo del CID.

Tenco, 40 anni dopo

Tenco_1 «Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda “Io tu e le rose” in finale e ad una commissione che seleziona “La rivoluzione”. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi.»

Accanto a un bigliettino scritto a mano con queste parole, alle 2.15 della notte fu ritrovato il cadavere di Luigi Tenco nella stanza 219 di una dépendance dell’ Hotel Savoy di Sanremo. Era il 27 gennaio 1967.

Quarant’anni sono passati da allora, ma la morte di Tengo rimane nel ricordo di chi ha vissuto o sentito raccontare la storia di quei giorni. Molto si è detto, forse troppo, sulle innumerevoli ipotesi per giustificare un gesto così estremo, fino a gettare l’inquietante ombra di un omicidio, di un regolamento di conti. Ma a nulla è servita l’esumazione delle spoglie del povero Tenco nel 2005, se non a fomentare la curiosità dei dietrologi e dei complottisti affetti dalla sindrome di Dallas.

La curiosità, talvolta morbosa, sulla fine di Luigi Tenco ha oscurato per anni le sue canzoni, da Un giorno dopo l’altro Vedrai, vedrai:
«Vedrai vedrai
vedrai che cambierà
forse non sarà domani
ma un bel giorno cambierà».

Di un poeta come Luigi Tenco dovremmo avere sempre un ricordo, non solo in occasione delle ricorrenze o della consegna di premi riparatori durante Sanremo, che nel 1967 proseguì anche dopo la sua morte.


L’ultima esecuzione di “Ciao amore ciao” al Festival di Sanremo del 1967 è andata perduta. Nel video, l’unica registrazione – amatoriale – ancora esistente del brano cantato da Tenco.

Per approfondimenti rimando al documentatissimo sito dedicato al cantautore piemontese.
Informazioni sul Premio Tenco sono reperibili sul sito Web del Club Tenco.
Nel suo ultimo disco “Quelli degli altri tutti qui”, Claudio Baglioni propone una personalissima versione della magnifica “Lontano lontano” e di “Vedrai Vedrai” e “Un giorno dopo l’altro”. Sul sito della Sony-Bmg sono disponibili in preascolto.